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Clown, diretto da Jon Watts e prodotto da Eli Roth: la Recensione

Prodotto da Eli Roth, scritto da Christopher Ford e Jon Watts, Clown esce nel 2014, con Jon Watts alla regia. Il film racconta la storia di Kent, papà del piccolo Jack, che per risolvere la mancanza di un clown alla festa del figlio, decide di risolvere il problema e di travestirsi lui stesso. In una villetta che sta ristrutturando, trova il costume da clown e così riesce a ravvivare la festa. Incredibilmente, però, egli non riesce a togliersi il vestito nei giorni seguenti, neanche aiutato dalla moglie. Così Kent, molto preoccupato, decide di capire perchè non riesce a sottrarsi a questo costume e soprattutto quali storie si celano dietro ad esso.

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C’è da dire, anzitutto, che il clown è stato usato in maniera differente nella Storia del Cinema, ed è un personaggio molto singolare nel pensiero comune. Infatti alcuni pensano che esso rappresenti un qualcosa di pauroso, mentre altri lo vedono semplicemente come un personaggio divertente. Jon Watts ci fa entrare nel mondo che vuole rappresentare sin dalla prima sequenza, nella quale una mamma di un amico del giovane Jack, dice a Meg – moglie del protagonista Kent e mamma di Jack – che non ama particolarmente i clown: “io odio i clown, li trovo raccapriccianti”.

Soprattutto nel primo atto, ma poi anche considerando il film nella sua totalità, Clown crea una condizione di mistero che proviene dalla dinamica familiare. La condizione a cui va incontro il protagonista Kent indossando quel costume, allo spettatore così ignota, viene proposta attraverso tre sguardi diversi: quello del protagonista, appunto, quello della moglie Meg e quello del figlio Jack. Ci viene mostrata una moglie anzitutto molto innamorata del marito, che comincia ad essere incredibilmente impaurita da lui e dal fatto che non riesce a capire i motivi per i quali Kent assume certi atteggiamenti. Dall’altro lato c’è invece Jack, un bambino che subisce atti di bullismo a scuola, e che non riesce a capacitarsi di cosa sia accaduto al padre dopo quella festa, che forse qualcosa ha cambiato.

Nel film risulta molto importante l’uso dei colori, che tornano molto davanti ai nostri occhi durante la pellicola. In particolar modo si parla della tavolozza dei colori, che sta a rappresentare in certo qual modo le forze oscure che si celano dietro questo film – sia nei capelli di Kent quando diventa un clown, sia nel sangue del cane che subisce una trasformazione, che nelle palline dei giochi per i bambini, in una scena chiave del film. Tutto ciò si contrappone all’utilizzo di una fotografia molto dark e cupa, grazie al Direttore della Fotografia Matthew Santo, che va a sottolineare una certa atmosfera del film e che, per questo, ci sembra molto appropriata. Risulta buono anche il Make-Up fatto al protagonista Kent, nella sua progressiva trasformazione in un clown.

Clown è stato prodotto da Eli Roth, produttore di fama e successo, arrivati soprattutto negli ultimi anni con film come Hostel, uno degli horror più macabri e belli degli ultimi venti anni. Egli, tra le altre cose, appare anche nel film in veste di clown. Ci viene da pensare che non sarebbe affatto una brutta idea pensare ad un processo del genere anche in Italia. Sarebbe interessante vedere dei registi importanti, di successo, produrre dei film a registi esordienti, che poi potrebbero realizzare – anche grazie al loro aiuto – un’opera interessante, così come ha fatto Jon Watts, con il suo Clown.

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