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Crimson Peak, disponibile su Netflix: la Recensione

È disponibile su Netflix Crimson Peak, penultimo lavoro del regista messicano Gulliermo Del Toro. Ecco la nostra recensione.


La Storia

Crimson Peak non è un luogo, un personaggio o un ambiente, ma tutte e tre le cose. L’intera trama si basa sulle vicende di due famiglie dell’alta società statunitense negli ultimi anni del XVIII secolo. La protagonista, Edith Cushing (Mia Wasikowska) è la giovane figlia di un ex carpentiere diventato un ricco uomo d’affari, Carter Cushing (Jim Beaver); la quale incontrerà l’uomo che, nel bene e nel male, sarà artefice del suo destino, Sir Thomas Sharpe (Tom Hiddleston).

Sarà proprio lui a portarla a Crimson Peak, un’enorme palazzo fatiscente che prende il nome dalla cava di argilla rossa su cui è costruito. E sarà proprio questo luogo misterioso, pieno di buio, spifferi e stanze inaccessibili a dare al film una spinta, a muovere il motore della narrazione. Tanto più se la casa, come in uno dei più antichi archetipi americani, è viva, dotata di pensiero indipendente e sembra quasi respirare. E sarà proprio a Crimson Peak che i destini dei personaggi si incroceranno; compresi quelli dei fantasmi che Edith non ha mai smesso di vedere, sin da bambina.

Gulliermo Del Toro propone un lavoro di tecnica, ambientazione e psicologia, dotato di una straordinaria forza audiovisiva che tiene lo spettatore incollato allo schermo.
Lo Sviluppo e il Genere

Le quasi due ore di pellicola sono forse troppe. La storia poteva essere narrata in un tempo minore, indubbiamente; ma proprio questa lentezza quasi esasperante in cui i vari nodi narrativi si sciolgono è lo stile identificativo del film, e di Gulliermo Del Toro. Il lungometraggio si apre con un monito di un fantasma (quello della madre di Edith), un avvertimento di non avvicinarsi a Crimson Peak.

Ed è proprio l’attesa di conoscere questo luogo così misterioso e pieno di pericoli che porterà lo spettatore a provare una grande curiosità, ma anche un senso di paura e agitazione, presente in quasi tutta la pellicola.

Ma lo sviluppo lento è tradito da un montaggio piuttosto rapido, che predilige i primi piani e i piani americani, per porre l’attenzione sui dialoghi, recitati, con un leggero eccesso d’enfasi, dagli attori. Spicca tra tutti la straordinaria Jessica Chastain (Lady Lucille Sharpe, sorella di Sir Thomas).

I dialoghi, inoltre, sono fondamentali per gestire il climax, ben organizzato nei tempi e negli spazi, come ci si aspetta da un dramma fantastico di Gulliermo Del Toro.

Dramma che si tinge di scuro, portando il film ad essere classificato come un horror, forse per la presenza di fantasmi non tradizionali, ossia non bianchi e fatti di nebbia, ma delle specie di scheletri neri e dalle dita lunghissime, che a Crimson Peak diventano rossi, come l’argilla e il sangue che caratterizzano la casa.

L’azione vera e propria si sviluppa negli ultimi 20 minuti circa ed è contaminata da questi generi: da uno stile horror che accenna appena allo splatter e da una drammaticità emotivamente potente.

La Tecnica

Se si parla di tecnica a proposito di Gulliermo Del Toro si può di certo stare tranquilli. Al di là delle preferenze, dei generi o della trama, la qualità di suoni e immagini è sempre impeccabile. A partire da una fotografia straordinaria, diretta dal danese Dan Laustsen (suo collaboratore in “Mimic” e “The shape of water”), che per Crimson Peak predilige due colori, il verde e il rosso, dando alla pellicola ancor di più una piega gotica e fantastica. Ma questa scelta non è casuale; infatti il rosso è il colore del sangue e dell’argilla, e il verde il colore dell’invidia, peccato capitale fondamentale per lo scioglimento dell’intera vicenda.

I colori, in generale, sono scuri, spenti, in netto contrasto con gli abiti colorati di Edith, che vanno dal giallo brillante al bianco perla; costumi sapientemente ricostruiti e fedelissimi all’epoca narrata. Un plauso va fatto anche alla scenografia, non solo in perfetta linea con l’epoca, ma anche con lo stile del film. Crimson Peak, in questo caso, è un vero gioiello scenografico: la casa, anche senza le vicende ad essa associate, nella sua semplice immagine dà la sensazione di paura e mistero, e un brivido corre lungo la schiena dello spettatore senza che esso possa evitarlo.

Curioso anche l’utilizzo di dissolvenze ad iris e a tendina, in un puro vezzo citazionistico alle grandi opere del passato. La musica, infine, sia diegetiche (Lady Lucille suona sovente il piano) che extradiegetiche, curate dal compositore spagnolo Fernando Velázquez, accompagnano coerentemente e preziosamente tutto lo sviluppo della storia, contribuendo a costruire ancor di più quell’atmosfera gotica che è la cifra stilistica della pellicola.

In conclusione, Gulliermo del Toro costruisce un film tecnicamente ottimo, con una storia drammatica e leggermente peccaminosa, descrivendo all’interno della stessa pellicola il mondo della nobiltà fine ottocentesca e quello del fantasy lovecraftiano, a cui il regista messicano è particolarmente legato.

Guillermo del Toro alla regia del documentario su Michael Mann

Recensione Crimson Peak

Rating - 7

7

The Good

  • Fotografia e Scenografia ineccepibili
  • Ambientazioni veramente riuscite

The Bad

  • Recitazione leggermente enfatizzata
  • Sceneggiatura non particolarmente brillante

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