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Daybreak: recensione della nuova serie originale Netflix

Adulti zombie in un mondo in mano agli adolescenti: ecco Daybreak, la nuova serie prodotta da Netflix

Folle, ironica, esagerata: si potrebbe riassumere così la nuova serie Netflix creata da Brad Peyton e Aron Eli Coleite. In questa recensione di Daybreak, disponibile sulla piattaforma streaming dal 24 ottobre, analizzeremo questa black comedy tratta dall’omonimo fumetto di Brian Ralph. Gli autori hanno preso ispirazione dalla graphic novel del 2006 mantenendone alcuni elementi, ma sviluppando la storia in maniera personale.

Il fumetto di Brian Ralph si contraddistingue per un tono cupo e angosciante di fondo che, per lo più, manca alla serie. Lo spunto di partenza è comune: un’apocalisse che ha trasformato gli adulti in zombie incapaci di pensiero e ha lasciato il mondo in mano agli adolescenti. La serie Netflix predilige toni più ironici e sopra le righe rispetto alla graphic novel e spinge sul fronte dell’assurdo.

Protagonista principale di Daybreak è Josh (Colin Ford), un diciassettenne comune che si trova a fare i conti con una realtà che di comune ha ben poco. Nei panni del preside Burr ritroviamo Matthew Broderick, marito di Sarah Jessica Parker e volto noto di cinema e serie tv. La prima stagione di Daybreak è composta di 10 puntate della durata di 40 minuti circa ciascuna.

Indice:

La trama – Daybreak recensione

Com’è la vita dopo un’apocalisse? Apparentemente un misto fra The Walking Dead e GTA. Dopo il misterioso lancio di alcune bombe nucleari su Glendale, la città è diventata il regno degli adolescenti. Gli adulti si sono trasformati in ghoulies, zombie costretti a ripetere per sempre l’ultima frase pronunciata prima dell’apocalisse. I ragazzi, suddivisi in bande, si sono spartiti il controllo della città e ciascun gruppo lotta per la sopravvivenza e il dominio sugli altri.

Josh Wheeler, però, non appartiene a nessun gruppo e ha una sola missione: ritrovare Sam, la ragazza di cui è innamorato, che sembra essere sparita. Dopo l’apocalisse Josh è diventato un esperto di tecniche di sopravvivenza e sembra essere in grado di badare a se stesso. Dopo uno scontro con una delle bande, Josh ritrova due conoscenze di prima del disastro, due “lupi solitari” come lui. Si tratta di Wesley, che ha deciso di vivere come un samurai, e delle giovanissima Angelica, che a soli 10 anni sogna di diventare un pezzo grosso del crimine.

I tre trovano rifugio nel centro commerciale della città, occupato da Eli, che ne ha fatto il suo regno. Wesley e Angelica convincono Josh a dar vita loro stessi a un gruppo sfruttando le loro capacità personali per difendersi dalle bande rivali. Per non perdere Josh, i due fanno credere al ragazzo che Sam sia morta, uccisa dal misterioso Barone Trionfante. Ben presto però Josh scopre che Sam è viva ed è prigioniera di Turbo, il violento leader della banda degli alteti. Riuscirà Josh a salvare Sam e a liberare Glendale dal dominio di Turbo e dalle atrocità del Barone Trionfante?

daybreak recensione

It’s the end of the world as we know it

Gli adulti hanno perso il controllo e sono diventati automi senza pensiero; gli adolescenti sono padroni del mondo e possono autogestirsi senza alcuna imposizione. È la fine del mondo per come lo conosciamo, appunto. Ed è una critica calzante a una società (la nostra) in cui chi dovrebbe educare e guidare è troppo impegnato nei suoi bisogni futili. Daybreak si presta a diverse interpretazioni e l’apocalisse, in quest’ottica, è una sorta di pretesto per andare oltre e parlare d’altro.

Daybreak utilizza lo spunto dell’apocalisse anche per fornire una rappresentazione a tinte forti delle dinamiche fra adolescenti al giorno d’oggi. Abbiamo di fronte tutta la gamma più classica dei personaggi più tipici delle serie teen americane. Ci sono gli atleti, le cheerleader, i nerd e chi, come Josh, non si identifica in nessuna categoria. È interessante vedere come i ragazzi, in un contesto di devastazione e caos, ricostruiscano ciò che conoscono nel bene e nel male, che vivono come gabbia e, nello stesso tempo, come corazza protettiva.

Forse non particolarmente originale, ma efficace, la critica agli adulti, qui identificati come ghoulies (termine che potremmo tradurre con demoni). Tutti gli esseri umani sopra i 18 anni si sono trasformati in zombie sanguinari che si aggirano per la città ripetendo l’ultima frase pronunciata prima dell’apocalisse. Sono condannati a ripetere gli stessi gesti sempre uguali, mossi solo dall’istinto di sopravvivenza: automi senza ragione e controllo.

Osservazioni tecniche – Daybreak recensione

La storia è ben scritta, così come i personaggi, soprattutto quelli secondari, che risultano addirittura più interessanti del protagonista. Gli sceneggiatori danno ampio spazio ai personaggi secondari; non sono più funzionali al solo sviluppo di Josh, ma acquisiscono spessore e autonomia, ciascuno con una propria storyline. Così, la sottotrama di Josh e Sam finisce per essere la più stanca, mentre le storie di Wesley, Angelica ed Eli appassionano e intrattengono di più. Durante la prima stagione, è proprio a loro che ci affezioniamo.

Daybreak è una teen comedy ibrida, che strizza l’occhio all’horror (addirittura al gore) e al cinema d’azione più puro. Sono molti i riferimenti, più o meno espliciti, a Mad Max, a The Walking Dead, e a tutto il filone narrativo con al centro gli zombie. È una teen comedy vietata ai minori di 14 anni: sembrerebbe una contraddizione, ma questa scelta lascia ampia libertà di espressione a comparto creativo e tecnico, che non devono preoccuparsi di eccedere.

Il ritmo narrativo sempre incalzante e una fotografia che predilige i toni vividi e d’impatto fanno di Daybreak un prodotto estremamente accattivante e in grado di mantenere alta la soglia dell’attenzione. I dialoghi sono carichi di ironia e di un umorismo spesso scorretto e non mancano i momenti davvero divertenti. Qualche pecca nella sceneggiatura c’è e ci sono alcune parti in cui la storia scorre un po’ stanca, ma la serie “parla il linguaggio giusto”. Peyton e Coleite hanno ben chiaro a quale pubblico intendono rivolgersi e centrano in pieno lo scopo.

daybreak recensione

Conclusioni

Con Daybreak Netflix ha messo un colpo a segno: la serie funziona bene e, come già detto poco sopra, sa essere accattivante, soprattutto per un pubblico molto giovane. Josh e i suoi amici abbattono spesso il muro della quarta parete rivolgendosi allo spettatore, ammiccando, ironizzando su ciò che accade. Il tutto per sdrammatizzare una situazione oggettivamente drammatica come un’apocalisse nucleare, col distacco un po’ spavaldo tipico degli adolescenti.

A lungo andare, soprattutto per lo spettatore più adulto, alcune scelte stilistiche risultano un po’ ridondanti, se non addirittura fastidiose; un esempio fra tutti, il continuo inserimento di didascalie e flashback. Le didascalie non aggiungono nulla a un’esperienza visiva già esuberante e i flashback il più delle volte frammentano la linearità della narrazione.

Quel che convince davvero di Daybreak è l’insieme dei personaggi secondari che, episodio dopo episodio, crescono e cambiano in un susseguirsi di sorprese. Interessante anche la scelta di mantenere un tono ironico dall’inizio alla fine, anche nei momenti più commoventi, che non mancano, soprattutto verso la fine. Il season finale apre uno scenario inaspettato: non ci resta che aspettare e vedere se Netflix rinnoverà la serie per una seconda stagione.

 

 

Daybreak

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Scrittura dei personaggi secondari
  • Tono ironico e ritmo narrativo coinvolgente

Lati negativi

  • Protagonista un po' piatto
  • Narrazione un po' frammentata

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