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Diamanti grezzi: la recensione del film Netflix con Adam Sandler

Gioielli, criminali e scommesse nel nuovo frenetico film dei fratelli Safdie

Negli ultimi mesi è diventato un piccolo fenomeno e, dopo una distribuzione nelle sale limitata, arriva su Netflix. Parliamo del nuovo film dei fratelli Josh e Benny Safdie, Diamanti Grezzi (noto soprattutto con il nome originale, Uncut Gems). I due, saliti alla ribalta per il loro Good Time, opera seconda con protagonista Robert Pattinson, provano a consacrarsi tra i migliori registi indipendenti grazie ad un dramma nel mondo della criminalità e dei diamanti preziosi. Il film è arrivato ad un clamoroso 100% su Rotten Tomatoes ed è stato apprezzato da pubblico e critica, rivelandosi una delle sorprese dell’ultima stagione. In questo articolo la nostra recensione di Diamanti grezzi.

Il film è l’ennesimo successo di A24, casa di produzione e distribuzione indipendente, e vanta tra i membri del cast nomi di tutto rispetto. Da Adam Sandler a Idina Menzel, passando per Lakeith Stainfield, Kevin Garnett e The Weeknd. Questo ed altro tra i motivi che rendono Diamanti grezzi uno dei titoli più interessanti di questo inizio di 2020 e tra i prodotti di punta di Netflix, attraverso una storia cruda e sincera, ricca di azione e coinvolgimento emotivo.

Indice

Sinossi – Diamanti grezzi, la recensione

2012. Howard Ratner è un gioielliere ebreo di New York. L’uomo ha una situazione familiare complicata. Howard, infatti, è sposato e ha due figli ma si divide tra essi a la sua amante Julia, ormai diventata compagna fissa dopo la rottura con la moglie. Egli parallelamente alla sua attività di gioielliere è un accanito scommettitore e spesso queste gli procurano qualche fastidio dal punto di vista economico, legato soprattutto ai suoi creditori sempre pronti a bussare alla porta di casa sua o a quella della sua boutique. Tra problemi familiari, vizio del gioco, criminali alle calcagna e clienti sempre più esigenti, la vita di Howard è sempre in bilico tra la gloria e il fallimento. Tutto questo, però, entrerà presto in contatto con un raro e prezioso opale nero grezzo proveniente dall’Etiopia, sul quale il protagonista punta per provare a sbarcare il lunario.

La pietra sembra avere un valore che si aggira attorno al milione di dollari. Questa è l’occasione per piazzare a qualche cliente importante il prodotto e guadagnare, attraverso un’asta, i soldi giusti per cambiare il suo destino. Ma quando, per acquistare orologi e gioielli, il famoso cestista dei Boston Celtics Kevin Garnett si presenterà al suo negozio, resterà folgorato dall’oggetto prezioso. Da qui in poi si innescheranno una serie di eventi incredibili che porteranno il gioielliere a vedere pian piano crollare tutte le certezze che aveva e la possibilità di rivalsa. L’animo di Howard, però, è abituato a lottare e a vedere una luce in fondo al tunnel. Così, proprio KG e le scommesse sportive diventeranno le inaspettate armi in più di un uomo il cui prezzo della vita comincia a oscillare vertiginosamente.

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Grezzi ma splendenti – Diamanti grezzi, la recensione

La difficoltà nel collocare Diamanti grezzi in un filone cinematografico specifico e ad un genere ben preciso può risultare fuorviante post visione. Il film dei fratelli Safdie è ricco di tematiche, contenuti e scelte che lo portano a sviluppare una molteplice identità. Però proprio in questo mix sta la ricchezza del film. Non è semplice conciliare in un solo dramma tante tematiche, varie e con soluzioni sempre diverse. Non soltanto visive ma specialmente legate alla scrittura. Diamanti grezzi unisce più mondi e riesce ad amalgamarli in maniera eccellente, con coerenza e non lasciando nulla al caso. Il gangster movie si unisce al dramma familiare, mentre l’introspezione personale cresce in una storia fatta di rischi e soldi, sentimenti in una città che è pronta a soffocarti quando abbassi la guardia. Mentre noi, inermi, non possiamo che guardare.

Diamanti grezzi offre una storia particolare e a metà tra il tragico e il grottesco, che, pur non offrendo un soggetto memorabile, riesce comunque a non abbassare il ritmo e il suo coinvolgimento seduttivo, trasportandoci pienamente in una claustrofobica strada verso l’inferno. La scrittura sceglie bene dove soffermarsi, come narrare gli eventi e come farci approcciare a dei personaggi caratterizzati egregiamente. Più di due ore passano dall’inizio alla fine delle frequenti urla, cazzotti e parolacce – tante, troppe – che però sono perfettamente giustificate, non gratuite e ci immergono in un contesto che, forse, presuppone una specifica predisposizione al genere. Pur, inaspettatamente, riuscendo a farsi apprezzare piuttosto bene anche se non si è avvezzi a ciò. Grande pregio di un prodotto che, come già detto, coinvolge e appassiona grazie ad una sceneggiatura che valorizza gli eventi e i suoi personaggi.

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Le sfaccettature dei diamanti

Se gli eventi, oltre a esser ben scritti, non perdono il loro appeal filmico e narrativo è anche grazie alle caratteristiche strettamente cinematografiche del film. Diamanti grezzi deve molto al montaggio, alla scelta delle sequenze da mostrare e a come ci vengono mostrate. Esse, riprese con inquadrature strette e soffocanti, ci schiacciano all’interno della tragedia di Howard privandoci, senza pietà, della possibilità di scappare. Non ci sono momenti statici e quando il ritmo di fa più sostenuto è solo per piccoli e leggeri momenti che vale la pena godersi, con un altissimo tasso di dramma intimo e personale, enfatizzato dalle ottime prove di tutto il cast, anche da chi è nuovo a ruoli del genere (o addirittura proprio alla recitazione). Inoltre, i colori freddi dell’ottima fotografia (incredibili 35mm di Darius Khondji) e una colonna sonora dal sound elettronico conturbante contribuiscono alla buona riuscita del prodotto.

Ma ciò che catalizza le attenzioni e si erge a vero punto focale ed emozionale del film è la prova di Adam Sandler. L’attore da tempo non aveva tra le mani un ruolo così intenso, ricco di sfaccettature – tante quante quelle dei diamanti e delle pietre che Howard smercia. Il suo personaggio, anche grazie ad una caratterizzazione ottima e una storia che ruota attorno ad esso, è il vero punto di polarizzazione. Sandler riesce a comunicare con il corpo, il volto e la voce. Le sue movenze e le sue espressioni si adattano perfettamente al personaggio e alla sua voce. Il modo che ha di comunicare con essa riesce a rendere la controversa personalità del protagonista, il suo esser costantemente fuori luogo ma, paradossalmente, sempre pronto ad ogni cosa e con la costante consapevolezza di potercela fare. Di poter risplendere, osando e mettendo tutto in gioco.

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Considerazioni finali – Diamanti grezzi, la recensione

Concludiamo la recensione di Diamanti grezzi consigliandovi caldamente la visione. Senza preconcetti e banalizzazioni del contesto e dei personaggi. Una storia di rivalsa, di audacia e scellerato coraggio. Il dolore di esser ciò che non si vorrebbe, non avere ciò che si desidera e del peccato di osare troppo e spingersi oltre. Il piccolo gioiello dei Safdie è un’opera autoriale delicata nella sua sfrontatezza e rudezza. Un prodotto che merita di esser vissuto, amato e disprezzato ma soprattutto goduto. Perché se la storia può risultare a tratti statica, gli eventi della quale si compone sono incastrati come i pezzi di un puzzle, combacianti alla perfezione per proporre uno spaccato esistenziale.

Grazie ad un clamoroso Adam Sandler veniamo trasportati all’interno di un gioco al massacro che non risparmia nessuno. Che regala gioie per poi distruggere quando meno ce l’aspettiamo. Mentre noi spettatori assistiamo, gelati, agli eventi verso un finale che è la ciliegina sulla torta per un prodotto che valorizza ogni suo aspetto, senza banalità e mezze misure. Con un’estetica e una scrittura che colpiscono violentemente occhi e mente, Diamanti grezzi è la prima bella sorpresa di quest’anno e, dopo la visione, guardando i nominati agli Oscar 2020 un piccolo senso di smarrimento non può non venire. Forse, come nella New York di Howard, anche qui la fortuna è il motore che aziona tutto.

Diamanti grezzi

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Adam Sandler: la sua straordinaria interpretazione polarizza le attenzioni e regge da sola tutto il film
  • Un comparto tecnico eccellente che valorizza ogni singolo aspetto dell’eccezionale sceneggiatura e ci immerge nel claustrofobico dramma

Lati negativi

  • F**k: i costanti termini scurrili e l'incessante caos di parole potrebbero appesantire la visione

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