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Dolemite is my name: recensione del film con Eddie Murphy

La storia di Rudy Ray Moore, padre del rap e della stand-up comedy

Le storie di grandi uomini hanno bisogno di essere raccontate, con ogni mezzo. Probabilmente nessuno di quelli che si avvicineranno a questo film ha idea di chi sia Rudy Ray Moore. Questo nonostante la grandissima fortuna del rap in questi anni. Il rap nasce, per come lo conosciamo, in gran parte da quest’uomo: Dolemite. La sua storia viene raccontata in modo estremamente fedele in questo film, realizzato con grande devozione. Netflix ed Eddie Murphy hanno fatto un gran lavoro, come vedremo in questa recensione di Dolemite is my name.

Un autunno che vedrà nel palinsesto della piattaforma l’attesissimo The Irishman, ma che si apre già con un prodotto di buon livello. Un film biografico nasce sempre dalla passione nei confronti di un personaggio di un certo interesse. Eddie Murphy esprime una profonda devozione nei confronti di un personaggio che ha segnato il destino del rap e della stand-up comedy. Una bella storia, poco conosciuta, ben raccontata: sembrano esserci tutti gli ingredienti per un film di un certo livello. La nostra recensione di Dolemite is my name!

Indice:

Trama – Dolemite is my name

Rudy Ray Moore è un artista in cerca di successo che lavora in un negozio di dischi, negli anni Settanta. La sua aspirazione è quella di sfondare nel panorama musicale americano, ma i suoi dischi non convincono. La sera lavora come scalda-pubblico, facendo delle battute poco originali, prima che si esibisca la band del suo amico Ben Taylor. La svolta per la sua carriera arriva da un personaggio secondario: un clochard che si presenta quotidianamente al negozio, per chiedere qualche spicciolo, e lo fa con delle parole in rima dette in uno stile accattivante. Moore rimane attratto soprattutto dalla storia di un uomo chiamato Dolemite. Rudy decide di recarsi nella zona della città in cui vivono i senzatetto, e si fa raccontare tutte le storie che riescono a ricordare. La sua idea è quella di diventare un personaggio dello slang con cui parlano quelle persone.

Si veste in modo appariscente, costruisce una serie di rime che riguardano una scimmia, e si presenta di nuovo per fare lo scalda-pubblico. Sul palco quella sera non c’è Rudy: inizia il mito di Dolemite. Il modo di presentarsi e di parlare suscitano numerosi applausi del pubblico. Moore decide di incidere un disco in cui Dolemite recita versi in rima. Nessuna casa discografica vuole finanziare un progetto in cui ci siano così tante parolacce e volgarità. Rudy lo incide da solo: inutile dire che il successo arriverà. Il successo porta Rudy a pensare in grande: Dolemite deve approdare al cinema. Anche stavolta il progetto dovrà essere autoprodotto, e i risultati saranno veramente spassosi. Il film Dolemite rivoluziona la vita di Rudy e il concetto di film per il pubblico, non sempre eccellente sul piano tecnico.

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Dolomite is my name – Recensione

Di fronte ad un prodotto del genere viene da chiedersi quale sia ormai il ruolo delle major a Hollywood. Se spetta a Netflix dover distribuire questo tipo di film è segno che qualcosa non sta funzionando, oppure che la piattaforma sia ormai una major. Dolemite is my name è un film degno di nota, ben scritto, ben girato e, soprattutto, interpretato con grande garbo e devozione. Un attore del calibro e dalle caratteristiche di Eddie Murphy avrebbe potuto facilmente scivolare nella macchietta, interpretando Dolemite, ma è evidente l’amore che nutre per quest’uomo. Un uomo che ha scritto a modo suo la storia artistica di un paese, e non solo. C’è grande attenzione nel raccontare l’avvento del successo per un uomo che si è letteralmente costruito da sé, non avendo paura di perdere molto denaro.Tutto è fatto in nome del successo e dell’affermazione personale.

La storia viene resa con la consapevolezza di stare raccontando un mito, ma anche un uomo estremamente terreno, che non aveva idea di cosa fosse l’arte ma sapeva cosa piacesse alla sua gente. La leggenda diventa vita quotidiana. Non è facile raccontare di un film del periodo della blaxploitation, girando di nuovo sequenze del film come si faceva all’epoca. I momenti più esaltanti sono proprio quelli in cui le scene originali di Dolemite vengono girate di nuovo, fedeli all’originale, come vediamo nei titoli di coda. Un film scritto, girato e realizzato nel complesso in maniera estremamente consapevole. La durata sembra lunga ma la trama è coinvolgente e scorrevole. Ogni attore è calzato perfettamente nel ruolo, e tutti ricordano i veri personaggi che interpretano. Una vera e propria dichiarazione d’amore a Rudy Ray Moore e al cinema fatto per far sentire bene il pubblico.

Aspetti Tecnici

Certamente è un film che non presenta un comparto tecnico superiore alla media. L’impressione è che non si cerchi di far sovrapporre il livello della storia raccontata con qualcosa di esterno ad essa. Un paio di cenni alla fotografia sono da fare, però. Si sceglie di raccontare una vicenda degli anni Settanta, con le riprese di un film all’interno del film. Non è una trovata originale, ma in genere si tende a porre una differenza tra il film “contenitore” e quello girato al suo interno. Per farvi un’idea cronologicamente più recente basti pensare a Boris, in cui la fotografia della serie e quella della serie girata al suo interno sono molto diverse. In questo film ciò non avviene, o non è del tutto realistico. Sarebbe stato bello vedere la pellicola del film un po’ più patinata, come nei titoli di coda, ma è un dettaglio nel complesso.

La regia è lineare, non osa e non deve farlo, nel merito della scelta della storia sopra ogni cosa. Gli attori in Dolemite is my name sono tutti in parte, scelti molto bene e molto bravi nel recitare la parte di attori che, in realtà, non sanno recitare. Cosa che sappiamo essere molto difficile. La musica merita un plauso. Tutti i brani sono cantati dagli stessi attori ed eseguiti in maniera molto pulita e convincente. Eddie Murphy sorprende anche sotto questo aspetto. L’attore è il fulcro assoluto ed effettivo del film. Nota di demerito che riguarda un ambito prettamente nostrano: il doppiaggio. Non è mai facile dare voce allo slang che le persone di colore nei film usano quando parlano tra loro, ma stavolta il lavoro è quasi imbarazzante. Quantomeno potevano rendere meglio la traduzione di “nigga”, reso costantemente con “uomo”.

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 Considerazioni finali – Dolemite is my name recensione

Un film che meritava maggior risalto rispetto a quello che ha avuto. Negli Stati Uniti è stato tacciato di eccessiva volgarità in alcuni punti, ma si limita semplicemente a raccontare una storia con i suoi effettivi dialoghi. In Italia questo discorso non vale, dal momento che i dialoghi sono stati molto, a tratti eccessivamente, edulcorati. Non è un film per famiglie, decisamente, ma è da vedere per conoscere la vita di un personaggio che a molti può non essere noto. Come ricordano i titoli di coda, Moore ha girato altri 6 film dopo Dolemite, cavalcando l’onda del successo. Non chiediamo che si faccia un film per ognuno di questi, ma uno c’è, ed è bene guardarlo.

Dolemite is my name, oltre ad essere il titolo del film, è la frase che il personaggio dice più spesso durante le sue improvvisazioni, che lo rendono famoso. Anche queste sono da ascoltare in lingua originale, perché rendono l’idea di ciò che è stato quest’uomo per il rap. Il primo MC della storia non aveva idea di ciò che avrebbe comportato quel suo modo basso di fare arte, ma noi conosciamo il risultato delle sue influenze. Questo film è un inno al sognare, che non deve interrompersi davanti alle difficoltà. Oltre che un sognatore, Moore era uno che sapeva cosa la gente volesse vedere e sentire, e questo lo portò al successo. Non c’è dunque da stupirsi se oggi il pubblico, a volte, non segue i gusti della critica.

Dolemite is my name

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Ottima interpretazione degli attori
  • Fedeltà estrema dei contenuti

Lati negativi

  • Scelte di fotografia
  • Doppiaggio italiano

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