Favolacce: recensione del film dei fratelli D’Innocenzo

Una favola nera che racconta poeticamente la periferia romana con amarezza e pessimismo

Il cinema italiano può ancora fare la differenza? La risposta sarebbe affermativa in ogni caso, per non perder la speranza. Lo è a maggior ragione se si tiene in considerazione il cinema dei fratelli gemelli Damiano e Fabio D’Innocenzo. Classe 1988 e romani, i due avevano già stupito con la loro opera prima, La terra dell’abbastanza. A distanza di due anni tornano con il loro Favolacce, oscura storia della quale vi parleremo in questa recensione. Il film ha vinto l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, spianando la strada per il successo di un’opera che però, vista l’emergenza sanitaria, ha trovato nel digitale la sua distribuzione.

La storia segue le vicende di alcune famiglie del quartiere di Spinaceto, nella periferia di Roma, in una calda estate. I residenti vivono una vita di apparente agiatezza segnata però da un palese disagio esistenziale pronto a esplodere da un momento all’altro. A fare le spese di ciò sono prevalentemente i figli, che assorbono tutta la negatività e il malessere arrivando a manifestare chiari segni di instabilità. Scopriamo di più nella nostra recensione di Favolacce, l’ultimo film dei fratelli D’Innocenzo.

Quanto segue è ispirato a una storia vera.
La storia vera è ispirata a una storia falsa.
La storia falsa non è molto ispirata.

Indice

Senza mezze misure

A dispetto del titolo, quella dei fratelli D’Innocenzo non è una favola, o almeno non nel senso comune del termine. La loro fiaba non è quella che si racconta ai bambini prima di andare a dormire, perché l’effetto potrebbe essere l’opposto. Favolacce, appunto. Quelle oscure, amare, che raccontano del lato peggiore di ognuno di noi. Dopo il già convincente esordio, i due registi romani stupiscono con un film di una potenza straordinaria, capace di colpire dritto all’anima. E ci riesce grazie ad una narrazione diretta, priva di mezze misure e, per certi versi, brutale; è proprio il suo arrivare violento e senza giri di parole allo spettatore a restare impresso. Perché il loro cinema racconta concretamente la vita e come essa non fa sconti.

favolacce recensione

Favolacce. Pepito Produzioni, Rai Cinema, Amka Films Productions, RSI.

La loro opera seconda, tra simbolismi e carattere a tratti onirico, è un piccolo gioiello di scrittura. La sceneggiatura gioca con lo spettatore e lo seduce, prima di colpirlo e destabilizzarlo. La favola nera dei fratelli D’Innocenzo è scomoda, fastidiosa e pessimista ma in tutto ciò dimostra coraggio, quello che al cinema italiano mancava in questa forma. Il coraggio di guardare con degli occhi che non riescono a mentire e a parlare con una bocca che non riesce a consolare. E il nichilismo che ne traspare accomuna il loro cinema a quello della nuova avanguardia greca (Lanthimos e Avranas su tutti); qualcosa che raramente abbiamo visto negli ultimi anni in Italia. Ma rispetto alle opere degli artisti citati, Favolacce si distingue per il senso d’appartenenza alla terra e alle tematiche, mostrando un attaccamento che va oltre la freddezza di un certo dramma sociale distaccato.

Diventare grandi – Favolacce, la recensione

Favolacce non fa fatica, anche se potrebbe non esser così ovvio, a inserirsi nella categoria del coming of age; un genere che però viene reinterpretato e sviscerato della sua componente più profondamente oscura e traviata. Il racconto è il perfetto affresco del disagio giovanile, del disagio dell’esser ragazzini. Di esserlo, nello specifico, in certi ambienti marci e falsi, nei quali tutto sembra così apparentemente perfetto ma, in fin dei conti, è basato su un’enorme bugia che ogni personaggio racconta a se stesso, che ogni casa e ambiente racconta a chi la vive. Tra costanti colpi di scena e una tensione sempre alta anche quando la mano è più morbida, entriamo nella vita di famiglie e di bambini per assistere al regresso. Mentre il film cresce di minuto in minuto, i suoi protagonisti compiono un percorso inverso.

E il coming of age qui è inteso in senso negativo, nel senso di una crescita costantemente intralciata e vista come il peggiore dei drammi per un bambino. Favolacce è come un uragano: vortici di storie, spaccati di vita – con una sensibilissima attenzione al dettaglio – e pensieri sparsi, che si presentano lentamente salvo poi travolgerci nell’esatto momento in cui ci rendiamo conto che il peggio è davanti ai nostri occhi. Attorno a Favolacce sembra aleggiare (analogamente alle sopracitate opere greche contemporanee) un beffardo senso del tragico e dell’inevitabile. Un destino che è segnato ed è, inevitabilmente, pronto a distruggerci e a punirci. Perché come dice il narratore a fine del film, è una storia insensata, amara e pessimistica e che forse in quanto tale non meriterebbe una riflessione. Essa però, dopo la visione, è necessaria per digerire l’opera, facendole assumere molto più valore.

Bisogna morire – Favolacce, la recensione

Nel micro universo dei fratelli romani, infatti, non c’è spazio per le favole con principesse, principi azzurri e inevitabile gioia. Qui ogni singolo elemento partecipa al gioco al massacro sociale messo in scena; un gioco che coinvolge tutti, nessuno escluso. Proprio i singoli personaggi, diversificandosi l’uno dall’altro, si mostrano sempre sinceramente, privi di retorica e prevedibilità. Il ruolo svolto dagli attori, poi, dai piccoli ai più adulti e affermati (l’ultima scena di Elio Germano varrebbe da sola il prezzo del noleggio) accentua la grandezza della scrittura. Dietro ogni storia c’è il suo lato oscuro e Favolacce sceglie di mostrare proprio quello, scostandosi dall’armonia della giovane età per ritrarne i disagi, l’incapacità di stare al mondo e il male che vive in esso.

favolacce recensione

Favolacce. Pepito Produzioni, Rai Cinema, Amka Films Productions, RSI.

Una scrittura che guarda al marginale, agli ultimi, alla decadenza economica, sociale, morale e soprattutto psicologica, come non si vedeva da tempo. Il film imbocca una strada controversa, così come la prendeva Dogman (al quale i due fratelli hanno contribuito nella scrittura del soggetto) di Matteo Garrone, con il quale Favolacce condivide atmosfere cupe e precarie, ineluttabilità degli eventi e amaro nichilismo. Uno sguardo al contemporaneo e a tutti i suoi aspetti più marci, sempre sospettoso, grottesco fino a compiacersi ma al contempo genuinamente e umanamente onesto nella sua visione e nel modo che ha di restituirla, accentuandone la potenza narrativa e soprattutto visiva. Ciò grazie ad una regia che valorizza il singolo e il dettaglio, pur non trascurando la collettività; che sceglie di spogliarsi di inutili manierismi per provare ad essere più incisiva e diretta, tendendo saldamente la mano alla sceneggiatura.

La favola della maturità

Il secondo film dei fratelli D’Innocenzo conferma il talento dei due autori e li consacra al pubblico internazionale. Favolacce inizia sotto tono per poi sviscerare tutto il meglio della sceneggiatura con potenza e vigore narrativo. Il loro cinema è fatto di fiabe sporche, contaminate dal marcio della società contemporanea che si rivela dietro ognuno di noi. La loro opera mantiene sempre un alone poetico, letterario e fantastico pur delineando scenari urbani visibili ai nostri occhi – e che spesso nascondiamo a noi stessi. Il film, pur non essendo un vero e proprio unicum, si distingue nella recente produzione audiovisiva italiana per narrazione e messa in scena.

Un prodotto di difficile fruizione che attrae e allontana allo stesso tempo e che lascia quel senso di vuoto e amarezza che solo i grandi autori riescono ad imprimere ai loro titoli. Fabio e Damiano D’Innocenzo sono una delle cose migliori accadute al cinema italiano negli ultimi anni, dimostrando già al secondo film una solida maturità artistica. A conclusione di questa recensione di Favolacce non possiamo non rivolgere un ulteriore pensiero al coraggio. Perché per utilizzare Sara di Paolo Meneguzzi in una scena rendendola così intensa, ci vuole anche un briciolo di follia. E per il cinema, specie per quello dei giovai autori, è linfa vitale.

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Favolacce

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Diretto, crudo e potente, racconta il marcio del contemporaneo con uno sguardo attento al dettaglio e al dato psicologico
  • La regia dei fratelli D’Innocenzo mostra maturità artistica e un’idea concreta di concepire e realizzare il cinema

Lati negativi

  • L’amarezza di un racconto così diretto può certamente travolgere negativamente uno spettatore non preparato

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4 commenti

  • mariagrazia ha detto:

    Visto con mio marito ieri sera. Turbati e sconvolti, consapevoli di una cronaca vera. Bravi gli interpreti, la sceneggiatura , e chi ha scritto la storia.La regia consapevole di sorreggere gli attori e di lasciarli fare. Ci ha colpito.Siamo due nonni di 77 e 76 anni. Quindi valutate da che lontananza vediamo questo film.

  • laura marcheselli ha detto:

    sono appena uscita dal cinema Portico di Firenze che riapriva oggi con Favolacce.- Eravamo una trentina di spettatori.
    il film fa male, fa stare male per la sua crudezza. Gli attori sono magnifici, soprattutto i bambini. la Passacaglia finale una pugnalata in un guanto di velluto

  • Antonio ha detto:

    Film di una tristezza sconvolgente, come ha fatto ad essere premiato????? Voto personale 2

  • jackruvido ha detto:

    Film brutale, senza visioni ottimiste, che inquadra il mondo delle borgate romane e la mediocrità dei personaggi, mediocri pur vivendo in contesti apparentemente agiati e piccolo borghesi. Trapela il ghigno coatto e la pochezza dei personaggi, Un mondo privo di prospettive, privo di sentimenti nobili.Nel complesso un bel film, sensazioni da pugno nello stomaco.Penso che l’intento dei registi sia pienamente raggiunto.

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