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Friend Request – Recensione

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La società e la tecnologia avanzano, subendo quindi un progresso, e il cinema deve tenere il passo. 

È il caso di Friend Request – La morte ha il tuo profilo. Laura è una ragazza bella e popolare, una studentessa circondata da una cerchia di amici reali e da una di amici virtuali – più di 800 su Facebook-, che commette l’errore di accettare una – in primo momento – banale richiesta di amicizia da parte di una ragazza del suo stesso college, Marina.                                         Marina sembra, ed è, una ragazza solitaria, dall’aria triste e trasandata -che pubblica foto e video inquietanti- e Laura instaura così con lei un rapporto, sia virtuale che reale, diventando la sua unica “amica”. Laura però comincia a rendersi conto della vera e propria ossessione che la ragazza sta sviluppando nei suoi confronti, e decide di rimuoverla dagli amici di Facebook, causando a Marina delusione e rabbia, accentuate da sete di vendetta. Quest’ultima, però, decide di suicidarsi, filmando il tutto con la sua webcam e mandando il video a Laura, che, da questo momento, verrà perseguitata -insieme ai suoi amici- dallo spirito demoniaco di Marina, allo scopo di farla rimanere sola. Laura, infatti, non riuscirà più a controllare il suo profilo Facebook, sul quale saranno pubblicati contenuti disturbanti.                                                    La vita della giovane e popolare ragazza si trasforma pian piano in un incubo.

Partendo dal presupposto che il lungometraggio del regista Simon Verhoeven ricorda una pellicola abbastanza recente, Unfriended (2014), il film delude un po’ le aspettative. Verhoeven, nonostante abbia messo sullo schermo alcune idee interessanti, non è riuscito a dare il meglio per il suo primo tentativo e approccio ad un genere tutt’altro che semplice quale l’horror.

Nonostante il cast – Alycia Debnam-Carey, conosciuta anche per “Fear the Walking Dead” e “The 100”, William Moseley di “The Royals” e Connor Paolo di “Revenge” e “Gossip girl” – sia alquanto soddisfacente, il film risulta piuttosto piatto, con falle logiche nella trama, escluso qualche jumpscare e gli effetti visivi apprezzabili. Inoltre, alcune caratteristiche interessanti – il tema della solitudine e del senso dell’abbandono collegato ai social network e dell’amicizia reale e virtuale – non sono state sviluppate abbastanza; ciò si percepisce soprattutto nella parte finale della pellicola, che è banale e quasi prevedibile.

In conclusione, malgrado i suoi aspetti negativi, il film è guardabile il venerdì sera in compagnia di amici ed una pizza.

 

 

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