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Galveston: recensione del thriller drama con Elle Fanning

Un'America sanguinante e l'uomo in cerca di redenzione, tra scontri generazionali e ricerca di solidarietà

Un criminale sottoposto ad un piccolo boss di New Orleans capisce che qualcuno lo vuole morto. Fugge il più presto possibile, ma sulla sua strada incontra una giovane prostituta, bisognosa di protezione. Queste le premesse della recensione di Galveston, film diretto dall’attrice, cantante e regista Mélanie Laurent (Now you see me, Bastardi senza gloria, By the sea). Il thriller drammatico è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2010 scritto da Nic Pizzolatto, autore delle sceneggiatura del film sotto il nome di Jim Hammett.

A causa di alcune divergenze artistiche, Pizzolatto si è dissociato dalla pellicola in corso d’opera, e per questo nei credit compare sotto pseudonimo. Galveston deve il titolo al capoluogo della contea omonima nello Stato del Texas, negli Stati Uniti. Fanno parte del cast Elle Fanning (Maleficent, Un giorno di pioggia a New York) e Ben Foster (Warcraft, Hell or high water). Tra i personaggi secondari, anche Beau Bridges (Paradiso amaro, Max Payne) e Lili Reinhart (Riverdale, Le ragazze di Wall Street).

Indice

La trama – Galveston recensione

Roy è un fumatore accanito che lavora per un boss criminale a New Orleans. Quando scopre che il capo lo vuole far eliminare grazie all’aiuto di alcuni sicari, facendolo sembrare un incidente, decide di raccogliere le sue cose e fuggire il più lontano possibile. Non che la sua fuga possa salvargli la pelle: all’uomo è stato infatti diagnosticato un tumore terminale ai polmoni. Mentre si difende dall’attacco dei sicari Roy incontra Rocky, giovane prostituta diciannovenne in cerca di aiuto.

galveston recensione
Galveston. Jean Doumanian Productions, Low Spark Films.

Contro ogni aspettativa o senso logico, l’uomo la porta con sé in questo viaggio del terrore senza meta, anche quando lei decide di recuperare la sorellina dal patrigno violento. Roy ha un passato costellato di piccoli crimini, omicidi e vendite illegali; Rocky ha ricordi fatti di abusi ed emarginazione. Due solitudini che si incontrano per cercare di sopravvivere, in un’America affamata di vite, sanguinosa e pericolosa.

Due solitudini – Galveston recensione

La storia parla del percorso di un uomo sulla quarantina, alcolizzato e burbero, che non è mai riuscito a tenere in piedi una relazione e ha sempre rischiato la vita per un impiego sì remunerativo, ma illegale e violento. Un lupo solitario che ormai non crede di poter volere più niente per sé, che incontra un’altra solitudine, Rocky. Se il nome ricorda il celebre pugile e un temperamento tosto, la ragazza, appena maggiorenne, è tutto il contrario. Dopo il trauma dello stupro subito qualche anno prima e dopo la fuga dalla casa del patrigno ad Orange, Rocky per vivere ha dovuto darsi alla prostituzione. Piena di rimorsi e incubi che la tormentano, vede in Roy quella figura paterna che non ha mai avuto, e si fida del suo aiuto nonostante provenga da un ambiente criminale.

Galveston. Jean Doumanian Productions, Low Spark Films.

Galveston ci parla di un’umanità distrutta e profondamente sola, fatta di inganni, affari che mirano solo al proprio interesse e bisogno di guadagnarsi soldi, in qualsiasi modo possibile. Tutti i paesi americani che sfilano davanti alla macchina di Roy sono uguali: inospitali e pericolosi, freddi e sporchi. Luoghi senza speranza per persone che si sono adattate a non sperare più niente, o forse no. Nonostante la malattia il criminale si sente motivato a salvare la ragazza, che ha ancora una vita davanti. Potrebbe riprendere la scuola, trovarsi un buon lavoro, badare alla bambina, uscire da un mondo marcio che non le appartiene. Per queste ragioni Roy la protegge e le vuole bene, anche se non lo da a vedere. Dal canto suo, Rocky gioca a fare la donna, provocante e matura, ma ancora decisa, nel profondo, a costruire qualcosa di buono con una persona che possa badare a lei.

Crimine chiama crimine

Come si può uscire da un giro criminale se la vita non offre altro e se non ti lascia più andare? Esiste la redenzione o l’uomo “dei bassifondi” è condannato per sempre? Sembrano queste le domande alla base della pellicola, che si apre e si chiude con scene di un uragano in arrivo. L’agitazione che la tempesta di pioggia e vento crea negli abitanti sembra però non colpire Roy, che in questo flash forward vent’anni dopo le vicende del film sembra rasserenato. Paradossalmente, la tempesta lo mette in pace con se stesso una volta per tutte, e ben identifica le emozioni che l’uomo prova, ora esternate tramite gli agenti atmosferici. Colori spenti, edifici e strade degradati e motel squallidi fanno da sfondo al teatro degli orrori che è la vita di chi si raccapezza per sopravvivere, incapace di uscire da un circolo vizioso di povertà e dipendenze.

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Galveston. Jean Doumanian Productions, Low Spark Films.

Se crimine chiama crimine, è anche vero che una disgrazia ne chiama altrettante. È ciò che accade ai protagonisti, stremati da un’esistenza vuota ma piena di angoscia. Il disagio interiore è rappresentato con riprese di profilo o di spalle, utilizzando la camera a mano per aumentare l’effetto realistico e dare un senso di incertezza e precarietà. L’illuminazione è per lo più fioca e proveniente da lampade e insegne al neon; nelle poche scene di luce in riva al mare, questa è accecante e quasi paradisiaca, ad indicare i momenti felice ai quali i personaggi tornano con la mente per non impazzire. Restando sempre sull’aspetto visivo, le riprese in movimento seguono gli attori ma sono intralciate dagli oggetti di scena, che conquistano il primo piano. Di nuovo, si avverte la condizione di paura, sospetto e impossibilità di comprendere fino in fondo cosa stanno passando Roy e Rocky.

Silenzio assordante – Galveston recensione

La regista ha scelto di non includere nessuna colonna sonora intesa in senso classico, ovvero canzoni parlate o musicali che esprimano i sentimenti dei personaggi e enfatizzino i passaggi chiave della storia. Le uniche occasioni in cui possiamo sentire musica sono diegetiche, ovvero appartengono alla storia: una radio accesa in macchina o in un locale. Poi, molto silenzio. I dialoghi sono ridotti all’osso, e ciò è evidente soprattutto nel personaggio di Roy, molto schivo e poco incline a raccontarsi. Galveston si costruisce sulle azioni e sulle suggestioni visive, meno sulle parole. Lo spettatore si ritrova a ricostruire pezzetti di trama non detti ma facilmente intuibili dagli atteggiamenti dei protagonisti, in un meccanismo che gli permette di assistere alla scena da un lato, ma anche di partecipare in qualche modo alla sua costruzione.

Galveston. Jean Doumanian Productions, Low Spark Films.

Di nuovo, l’elogio al silenzio. In conclusione, la nostra recensione di Galveston è positiva. Si tratta di una pellicola cruda e violenta, un ibrido tra thriller e dramma costruito sulla sofferenza. Degna di nota l’interpretazione ermetica di Ben Foster e l’esplosione di emotività e isteria di Elle Fanning, che si conferma una delle promesse di Hollywood da tenere sott’occhio. I toni cupi e degradati lo rendono un film non adatto a tutti, ma interessante nonostante la trama non troppo originale e alcuni passaggi descritti frettolosamente. Un ritmo incalzante e angoscioso fa da filo conduttore a tutta la storia; nonostante la scarsa positività generale, potrebbe essere una buona occasione per tornare finalmente al cinema con una buona storia.

Galveston

Voto - 7

7

Voto

Lati positivi

  • Interpretazione di Elle Fanning e Ben Foster
  • Ritmo incalzante dall'inizio alla fine

Lati negativi

  • Non adatto a chi si aspetta un thriller pieno d'azione
  • Alcuni passaggi raccontati in modo troppo frettoloso

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