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Hasta el cielo: recensione del film Netflix con Miguel Herrán

Un thriller d'azione con la star spagnola de La casa di carta

È arrivato da poco nel catalogo Netflix ed è già stabile al primo posto nella classifica dei più visti Hasta el cielo, action thriller spagnolo di cui vi proponiamo la nostra recensione. Miguel Herrán, reso celebre dal ruolo di Rio ne La casa di carta, è protagonista nel ruolo di Angel. Dietro la macchina da presa c’è Daniel Calparsoro e nel cast, accanto ad Herrán, altri volti piuttosto noti del cinema iberico. Si riconoscono infatti Luis Tosar, protagonista di Cella 211 e Bed Time, e Fernando Cayo, che con Miguel Herrán ha condiviso il set de La casa di carta nel ruolo del Colonnello Tamayo. Insieme a loro, anche Carolina Yuste, Asia Ortega e Patricia Vico.

Hasta el cielo si presenta come un thriller adrenalinico con molte scene d’azione, fra crime ed heist movie in salsa spagnola. Il tutto sullo sfondo dell’analisi dei comportamenti distruttivi del giovane protagonista. La didascalia introduttiva ci spiega come le vicende cui stiamo per assistere si ispirino a fatti realmente accaduti. I personaggi, però, sono frutto dell’immaginazione dello sceneggiatore del film, Jorge Guerricaechevarria. Vediamo nella nostra recensione se Hasta el cielo – al di là della classifica dei più visti – è davvero un’aggiunta meritevole di attenzione nel catalogo Netflix.

Indice:

La trama – Hasta el cielo, la recensione

Angel è un giovane meccanico che lavora in un’officina e vive con il nonno nella periferia di Madrid. Il suo sogno è quella di potere, un giorno, diventare qualcuno; guardare le persone dall’alto in basso, magari da un elegante grattacielo del centro città. La sua vita prende una svolta decisiva quando, una notte, ha uno scontro con Poli. Poli è un criminale dedito a furti e rapine ed è fidanzato con la bella Estrella, per cui Angel sembra provare qualcosa. Dopo una lite, Poli spalanca ad Angel le porte della criminalità, inserendolo nel suo giro di affari illeciti e colpi grossi.

Portata a termine la prima rapina, Angel capisce di volerne sempre di più e inizia una vera e propria scalata nel mondo del crimine madrileno. Nel frattempo stringe con Estrella una relazione appassionata, pur fra alti e bassi. Inizia a lavorare per Rogelio, un pezzo grosso locale, che per suggellare la sua alleanza con il ragazzo, lo spinge a frequentare sua figlia Sole. Mentre l’ascesa di Angel procede un colpo dopo l’altro la polizia di Madrid, con in testa il detective Duque, è decisa a mettere fine all’ondata di crimini e violenze.

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Hasta el cielo. ICAA, RTVE

Troppi stereotipi, poca profondità

Fin dalle primissime battute, si capisce che il punto forte di Hasta el cielo non è certo l’originalità. La storia è di quelle già viste, declinata in tutte le salse ai quattro angoli del mondo. Questo sia dal punto di vista dell’andamento narrativo che per quanto riguarda tematiche e sviluppo dei personaggi. La parabola in scena è quella di Angel che, cresciuto ai margini della società, cerca una distorta possibilità di riscatto nel crimine. Il suo tratto caratteriale dominante è l’ambizione e per i 120 minuti di durata del film è questa l’unica sfumatura che cogliamo. O meglio, l’unica che la sceneggiatura sottolinei, per giunta in maniera approssimativa, senza darci altro. Quello di Angel è un personaggio totalmente bidimensionale, raccontato male e privo della benché minima evoluzione.

Conosciamo poco e niente delle sue origini, lo vediamo rincorrere le sue ambizioni per due ore e lo lasciamo, alla fine del film, esattamente al punto di partenza. Non va meglio agli altri personaggi che – dal primo all’ultimo, dai buoni ai cattivi – sono una sfilata stanca di stereotipi e cliché. Hanno tutti letteralmente scritto in faccia ciò che sono, corpi e volti privi di spessore e motivazioni. Il risultato è un insieme di tipi umani con cui non si riesce mai a entrare in sintonia e le cui sorti ci sono indifferenti. E inevitabilmente, a risentirne, è la necessaria tensione, meccanismo che in un film di questo genere dovrebbe essere fondamentale.

Una linea (troppo) frammentata – Hasta el cielo, la recensione

Come abbiamo visto in apertura della nostra recensione, la storia di Hasta el cielo è piuttosto semplice, tipica. A interrompere la linearità della narrazione, spezzando continuamente il ritmo e creando confusione, sono i continui salti temporali. Non si fa in tempo a seguire un passaggio della storia che subito, con raccordi poco chiari, si passa al segmento successivo. L’intera vicenda si svolge nell’arco di quattro anni, in maniera circolare, con uno spazio dedicato alle parti in maniera totalmente arbitraria. Il peso dei salti temporali che frammentano e soffocano la narrazione si sente soprattutto nella seconda parte del film; qui il ricorso a queste continue interruzioni si intensifica. Oltre tutto mentre si scoprono le carte in tavola, correndo troppo su quei pochi sviluppi che avrebbero potuto essere interessanti se trattati nei giusti modi e tempi.

La struttura di Hasta el cielo è di per sé piuttosto ripetitiva, con le rapine a fare da fulcro, gli interventi della polizia, gli intermezzi “romantici” e i continui spostamenti tra Madrid ed Ibiza. Poche variazioni sullo stesso tema che si ripete sempre uguale. Se da un lato è da apprezzare la difficoltà crescente dei colpi progettati da Angel, questo non è abbastanza per sconfiggere una generale impressione di noia. Pochi colpi di scena, spesso rapidamente accantonati e introdotti male, completano un quadro decisamente deludente.

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Hasta el cielo. ICAA, RTVE

Considerazioni tecniche

Proseguiamo nella nostra recensione di Hasta el cielo soffermandoci sul lato tecnico. La regia, piuttosto scolastica, di Daniel Calparsoro non colpisce per guizzi particolari, idee o trovate frutto di un punto di vista personale sul genere. Si limita ad accompagnare il racconto, senza andare oltre il compitino e la pedissequa rielaborazione dei temi. Gli attori, nonostante una sceneggiatura mortificante, riescono comunque a dare prove nel complesso sufficienti. I personaggi godono di quel poco di credibilità solo ed esclusivamente grazie al lavoro degli interpreti, che riescono a infondere loro una salvifica vitalità. Un dettaglio non da poco, quando si ha a che fare con battute e linee di dialogo che all’orecchio dello spettatore suonano spesso scritte, fasulle.

Discrete anche le scelte di fotografia, in linea con scelte sicure e riconoscibili che, però, funzionano. I colori rispecchiano in qualche modo quelle che sono le sensazioni di Angel, il modo in cui identifica le realtà che lo circondano. Tinte spente e polverose nelle poche scene ambientate nella squallida periferia da cui proviene e vuole scappare. Colori accesi e luci abbaglianti nei locali alla moda, nei negozi di lusso che svaligia e nei grattacieli del centro dove sogna di guardare dall’alto in basso i suoi pari come fossero formiche.

Conclusioni – Hasta el cielo, la recensione

Netflix continua a puntare su film e serie tv di provenienza spagnola e, va detto, il riscontro da parte del pubblico premia e incentiva tale strategia. Una confezione accattivante, un attore protagonista beniamino del pubblico e poche scariche di adrenalina qua e là non bastano per promuovere un film che zoppica vistosamente. Prendere una formula di successo e restituirla senza aggiungere nulla di nuovo non è mai una buona idea e in questo senso Hasta el cielo non fa eccezione.

Avviandoci alla conclusione della nostra recensione di Hasta el cielo non possiamo fare altro che constatare che il bilancio tende vistosamente al negativo. Se nell’ottica del puro intrattenimento è lecito passar sopra qualche scivolone di sceneggiatura, non si può fare altrettanto in un film che ha pretese di indagine. Pretese, manifeste fin dal titolo, di scandagliare la parabola ascendente di Angel nelle sue diverse implicazioni. Invece ci si trova davanti a uno sbiadito romanzo criminale i cui protagonisti scivolano nel dimenticatoio già durante la visione.

Dove vederlo in streaming?

Hasta el cielo

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • Gli attori fanno del loro meglio per valorizzare i personaggi

Lati negativi

  • Troppi salti temporali frammentano la narrazione e confondono i piani
  • Personaggi piatti, struttura ripetitiva

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