Il Cinematografo: Escobar

Davvero un’ottima prova quella di Andrea DI STEFANO, mediocre attore Romano 44enne, esordiente alla Regia.

Escobar, la sua prima opera è un film avvolgente, seducente e avvincente. Le scelte narrative ricoprono un ruolo fondamentale, in quanto fanno di una magnifica “gangstar story” dei nostri giorni, una storia unica, fatta di contrasti già visti ma resi in maniera inedita. I meccanismi di suspense sono oleati alla perfezione, lasciando in alcune sequenze lo spettatore incollato alla poltrona.

Il noto trafficante Colombiano, interpretato da uno spietato Benicio del Toro padron Pablo Escobar, viene rappresentato da subito come il “regista autorevole” che nessuno osa contraddire, amato dal suo sterminato pubblico.

Lo spettatore conosce lentamente le varie sfaccettature della follia del criminale, percependo così un grande dinamismo narrativo, accentuato da riprese dinamiche e da primissimi piani introspettivi, evidentemente frutto della fascinazione del regista.

Ottima scelta quella di far partire tutta la vicenda da una relazione fra il protagonista Nick, (Josh Hutcherson) e Maria (Claudia Traisac), la nipote di Pablo. Questo rende la storia fruibile alla maggior parte del pubblico, anche a quello più distratto.

Recensione tecnica

Seducente la fotografia di Luis David Sansas, che ha saputo dare la giusta anima a tutte le sequenze, dalle più leggere alle più drammatiche.

Particolarmente gradevole mi è parsa la scelta registica, forse casuale, di far evolvere con la storia i movimenti di macchina e l’utilizzo delle ottiche. Il film si apre con delle messe a fuoco non del tutto precise, esitanti, per poi arrivare ad un violento susseguirsi di fuochi diversi, molto decisi, maturi.

Risulta eccessivo l’utilizzo della scarsa profondità di campo (sfondo sfocato), bello e affascinante in alcune sequenze come quelle notturne, ma fastidioso in alcuni dialoghi, dove risulta superfluo.

Nel complesso il film può rendere onore ad una regia italiana che cerca di rinascere dalle ceneri proprio in questi anni. Fluido e avvincente senza eccessive carenze. Consigliatissimo.

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ErrePunto (Raffaele Grasso)

 

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