Recensioni

Il confine labile tra arte e realtà: ecco la recensione de ”Il cittadino illustre” con Oscar Martinez

Grande momento, questo, per il cinema latino-americano, e in particolare quello argentino, che negli ultimi anni ha collezionato successi a raffica, dall’Oscar per il miglior film straniero assegnato nel 2010 a Juan José Campanella per ”Il segreto dei suoi occhi” (il cui remake americano ha avuto uno scarso successo nonostante il cast stellare) all’affascinante ”Storie pazzesche” (Relatos salvajes) di Damiàn Szifròn, anch’esso candidato alla vittoria dell’ambita statuetta, passando per l’eccellente ”’Neruda” del cineasta cileno Pablo Larraìn. Quest’anno potrebbe essere nuovamente il turno dell’Argentina a conquistare il cuore dell’Academy grazie a ”Il cittadino illustre”, il nuovo film del duo Cohn-Duprat (già registi dell’acclamato ”The Man Next Door”) presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Il film ruota attorno alle vicende dello scrittore Daniel Mantovani, fresco vincitore del Premio Nobel per la letteratura, per anni negato a Jorge Luis Borges, altro pilastro della cultura argentina. Cinque anni dopo l’assegnazione del prestigioso riconoscimento, Mantovani decide di tornare nel suo paese di origine, Salas, la cui vita è ritratta nei minimi dettagli all’interno dei suoi romanzi e dal quale partì, ancora ragazzo, quarant’anni prima. Nelle sue aspettative, il viaggio deve rappresentare un ritorno trionfale nel posto in cui è nato e cresciuto, un itinerario nel passato per incontrare di nuovo gli amici, gli amori e i paesaggi della giovinezza. Una volta lì, Mantovani confermerà tanto le affinità che lo legano a Salas, quanto le assolute differenze che lo trasformeranno rapidamente in un elemento strano e di disturbo per la vita del paese.

Immaginate di avere una telecamera di fronte che stia riprendendo tutto quello che state facendo e dicendo, e che dietro di essa una folla di persone stia osservando con estrema attenzione i vostri gesti, le vostre movenze, quasi a voler cogliere ogni singola sfumatura della vostra personalità (un pò come accade in alcuni celebri reality show televisivi). Il senso di disagio che deriva da questa condizione è perfettamente espresso dal protagonista, interpretato magistralmente da Oscar Martìnez, vincitore, per questa performance, della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. Martìnez dà vita in due ore di film ad un vero e proprio ”one-man show”, durante il quale riesce a reggere benissimo la scena, sia da solo che in presenza di degni comprimari (su tutti, i sublimi Dady Brieva e Andrea Frigerio, rispettivamente il migliore amico e la vecchia fiamma di Mantovani ora sposati). Ma all’esilarante comicità di alcune scene ”Il cittadino illustre” sa anche affiancare una profonda riflessione su diversi temi contemporanei, su tutti il ruolo dell’arte e della cultura, che rappresenta il nucleo del film stesso, e una forte critica al nazionalismo argentino (che in taluni casi assume i contorni di un vero e proprio provincialismo): per questo scrittore cosmopolita, infatti, lo stile di vita tranquillo e l’esaltazione degli usi locali propri del suo paese natale sottintendono una società che rifiuta ogni idea di progresso, motivo per cui egli viene presto estraniato dagli stessi compaesani che gli hanno conferito il più alto riconoscimento del paese, la medaglia per il Cittadino Illustre, e la cui calorosa accoglienza scomparirà con il crescere delle controversie, raggiungendo un punto di non ritorno che rivelerà due visioni incompatibili del mondo. A tale conflitto si aggiunge quella sorta di ferita aperta nell’orgoglio dell’Argentina, paese di grandi scrittori che però non hanno mai vinto il Premio Nobel per la letteratura. Motivo per cui ”Il cittadino illustre”, che rappresenta il progetto più ambizioso del duo Cohn-Duprat, al quale hanno lavorato per diversi anni, potrebbe risultare una pellicola ambivalente: da un lato, infatti, essa salda il debito per mezzo del protagonista Daniel Mantovani, che ottiene l’ambito premio che fu per anni negato al già citato Borges; dall’altro, mette in luce in tutta la sua crudeltà l’ipocrisia che si cela dietro al tentativo di una nazione di ”proteggere la sua cultura”, come se essa avesse bisogno di essere difesa. Il messaggio che giunge allo spettatore è potente e fortemente esplicito, attributi che lo rendono immediatamente recepibile. Ecco perchè siamo in grado di affermare che il (meritatissimo) riconoscimento andato al magnifico Oscar Martìnez per la sua interpretazione non faccia adeguatamente giustizia ad un film che avrebbe meritato qualche premio in più (senza nulla togliere agli altri vincitori, ottimi film che hanno meritato i riconoscimenti a loro attribuiti dalla giuria presieduta dal regista e produttore inglese Sam Mendes, che quest’anno ha fatto davvero un lavoro eccellente). Insomma, ci sono tutti i presupposti per credere che ”Il cittadino illustre” sarà la punta di diamante della filmografia di Mariano Cohn e Gaston Duprat, che vanta titoli del calibro del già citato ”The Man Next Door” (El hombre de al lado) e ”L’artista” (El artista), pellicole che li hanno consacrati al successo e che evidenziano la creatività e l’originalità di due cineasti che, molto presto, faranno senz’altro sentir parlare del loro lavoro. E chissà che non li vedremo al Dolby Theater di Los Angeles tra qualche mese, magari sul palco con una statuetta dorata tra le mani…

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