L’estate in cui imparammo a volare: recensione della serie Netflix

Un intenso legame d’amicizia tra due donne che attraversano insieme ogni fase della vita. 

Può un legame d’amicizia durare tutta la vita? Questa è la domanda che ci pone L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane) e che approfondiremo in questa recensione. La serie, tratta dall’omonimo romanzo di Kristin Hannah, ha debuttato su Netflix il 5 febbraio. Il legame di affetto tra Tully e Kate inizia quando entrambe hanno quattordici anni. Nonostante le loro personalità così diverse, diventano migliori amiche e si sostengono nei momenti più difficili e più belli della loro vita. La serie si svolge in tre archi temporali diversi: gli anni ‘70 che segnano l’inizio della conoscenza tra le due adolescenti, gli anni ‘80 e gli anni 2000.

Nel 2003 le due amiche si trovano in due momenti difficili della vita, ma sono insieme, l’una accanto all’altra. Il racconto della costruzione di questa incredibile amicizia emoziona e coinvolge. Ma i salti temporali di ogni episodio sono spesso bruschi e possono distrarre gli spettatori dalle dinamiche di ogni personaggio.  Sarah Chalke e Katherine Heigl interpretano le due protagoniste della serie e costruiscono insieme un’alchimia percettibile in ogni scena. L’interpretazione di Katherine Heigl è sicuramente quella più coinvolgente ed empatica.

Indice:

La trama – L’estate in cui imparammo a volare, la recensione

Non puoi stare un giorno intero senza parlarmi. É troppo. Ho bisogno di te. Sei la mia anima gemella.

Tully e Kate si incontrano nell’estate del 1974, quando entrambe hanno quattordici anni. Tully è un’adolescente sfacciata, audace ma anche tremendamente sola. Dopo essere stata cresciuta dalla nonna, va a vivere insieme alla madre Nuvola, una donna hippie inaffidabile e piena di dipendenze. Il suo sogno è diventare una giornalista per essere libera da quella figura materna ingombrante e problematica. Nonostante le grandi difficoltà che vive, la ragazza si dimostra sempre affascinante agli occhi degli altri. Kate, invece, è un’adolescente timida, spesso fuori luogo, che ama leggere, ha pochi amici ed una famiglia solida accanto. Tully si trasferisce proprio nella casa accanto a quella di Kate. Inizialmente, le due ragazze si osservano da lontano, si scrutano fino a quando una tragedia le unisce. Kate diventa per Tully una vera famiglia, in cui potersi sentire al sicuro mentre, Tully regala a Kate un po’ del suo spirito di leggerezza.

A mantenere alta l’attenzione dello spettatore è il grande sentimento affettivo ed emotivo che lega le due protagoniste. Pian piano, le due ragazze diventano inseparabili, accettando di essere l’una la spalla dell’altra. Quando crescono, nell’arco temporale degli anni ’80, le due si ritrovano a condividere insieme il mondo del giornalismo. Tully è tra le due la più determinata a volersi affermare nel settore e nel salto temporale nel 2003 potremo assistere alla sua trasformazione in giornalista amata e affermata. Ha un programma televisivo di successo e una grande indipendenza. Kate, dopo aver accantonato l’idea di diventare una producer, è diventata madre vivendo una forte crisi all’interno del suo matrimonio. Il legame tra le due donne dovrà destreggiarsi in una serie di difficoltà che le metteranno a dura prova.

Un’amicizia che resiste al tempo – L’estate in cui imparammo a volare, la recensione

La domanda iniziale che abbiamo posto è “Può un’amicizia durare tutta la vita?” Il centro vitale de L’estate in cui imparammo a volare è proprio il legame intenso che porta Tully e Kate a fidarsi l’una dell’altra. La loro amicizia diventa così forte che entrambe si considerano parte della stessa famiglia. Insieme affrontano insicurezze, sogni e progetti di vita. Cercano di non separarsi mai, nonostante, a volte, le loro strade sembrano allontanarle. Ad emergere nel corso della storia inoltre è il coraggio di Tully di affrontare, sin da bambina, il dolore della solitudine. Sua madre è una donna problematica che non le dona calore. In Kate, ritroverà uno spiraglio di amore. Quest’ultima, dall’altro lato, è estremamente insicura. Accantona i suoi sogni perché non ha il coraggio di inseguirli. Grazie all’amicizia con Tully, potrà in qualche modo trovare un approdo sicuro.

Attorno alle figure delle due protagoniste, non solo troviamo la madre di Tully ma anche personaggi secondari come Johnny Ryan. L’uomo produce il programma di Tully ed è il marito di Kate da più di dieci anni; ex corrispondente di guerra vede la sua vita ruotare intorno a queste due figure femminili, sia in ambito lavorativo che professionale. Nel corso della serie, emergeranno non poche crisi tra lui e la moglie, che lo porteranno ad interrogarsi sul suo futuro nel mondo del giornalismo. Marah, invece, è la figlia di Kate, un’adolescente, come tante, che vive in modo totalizzante la crisi matrimoniale dei suoi genitori. Tutti i personaggi della serie ruotano attorno all’amicizia di Tully e Kate, senza mai esserne davvero parte integrante. Ognuno di loro diventa un semplice contorno del legame umano tra le due protagoniste. 

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L’estate in cui imparammo a volare, Netflix

Il lato tecnico

Analizzando il lato tecnico de L’estate in cui imparammo a volare nella nostra recensione, emerge una narrazione non lineare. Il continuo passaggio tra passato e presente è troppo veloce e rischia di confondere lo spettatore piuttosto che incuriosirlo. Nel racconto dei primi anni della nascita della loro amicizia, le due amiche adolescenti sono interpretate da due abili giovani attrici come Ali Skovbye e Roan Curtis. Le due nella forma e nell’aspetto rendono vive le differenze e le fragilità di entrambe in modo molto credibile. La timeline della loro adolescenza regala una narrazione emozionante e colorata. In quello spazio ci sono alcuni dei momenti più belli della costruzione del legame indissolubile tra Tully e Kate. La narrazione è semplice ma d’impatto anche in momenti dove emergono scene dolorose e di sofferenza. I dialoghi sono attendibili e si basano sulle loro prospettive future, tra sogni e speranze.

Nel corso dello spazio temporale, viene raccontato il tema dello stupro che Tully subisce in giovane età. Il delicato episodio è affrontato con grande delicatezza, facendo emergere il senso di impotenza e terrore nello sguardo della protagonista. Il problema del realismo della narrazione nasce quando nella rappresentazione degli anni ‘80, Katherine Heigl e Sarah Chalke interpretano in modo poco credibile Tully e Kate. Le protagoniste hanno circa venticinque anni e vivono le loro prime esperienze lavorative all’interno di una televisione locale. Anche a causa della scelta del trucco e del look non curato alla perfezione, le due attrici risultano molto spesso inconsistenti all’interno di quello specifico spazio temporale. Nel racconto di quegli anni, Heigl e Chalke sembrano fuori posto e non riescono a dare quel tocco incisivo che permette agli spettatori di empatizzare con le due figure femminili. Sarebbe stato più credibile lasciare l’interpretazione ad Ali Skovbye e Roan Curtis.

La timeline del 2003

Nella timeline della maturità, la serie assume una maggiore forza, tanto da permettere agli spettatori di legarsi alla storia. Tully e Kate sono due donne. Ognuna di loro vive delle crisi difficili da gestire. Tully è nel pieno del successo lavorativo, ma è anche una donna tremendamente sola che non riesce a vivere una relazione amorosa senza inciampare nei suoi dubbi. Kate, invece, ha passato gli ultimi anni a prendersi cura della famiglia e non ha creato uno spazio in cui potersi realizzare. Tra le tematiche, raccontate nella timeline del 2003, c’è quella dell’aborto spontaneo che Tully si trova a dover vivere. Le scene in cui la donna affronta quel delicato momento sono tra le più realistiche della serie. Katherine Heigl, con la sua interpretazione, riesce a rendere il suo personaggio il più riuscito della serie. 

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L’estate in cui imparammo a volare, Netflix

Considerazioni finali – L’estate in cui imparammo a volare, la recensione

Per concludere la nostra recensione de L’estate in cui imparammo a volare, vi consigliamo di guardare la serie in quanto adatta per un tranquillo binge-watching. Nonostante la timeline innaturale degli anni ‘80, dove le due protagoniste, purtroppo, risultano molto forzate e non adeguatamente aiutate dai look e dal make-up scelto, il racconto della crescita di Tully e Kate è comunque avvincente. Le due protagoniste affrontano tematiche molto delicate ed importanti come lo stupro, l’aborto e l’affermazione della propria indipendenza. La serie sicuramente non è originale in ogni vicenda narrata. Ma il rapporto tra due donne così diverse tra loro rafforza le dinamiche di questa storia, caratterizzandola con dei dialoghi davvero emozionanti che decorano un’amicizia forte e coraggiosa.

Sia Tully che Kate sono delle figure femminili in cui è possibile riconoscersi. Nella ricerca del proprio posto nel mondo, entrambe cercano di comprendere ciò che hanno dentro mettendosi in discussione, sebbene in modo diverso. L’amicizia, in questa serie, non solo è un sentimento che spinge a vivere la vita con coraggio, ma diventa anche un’opportunità per le protagoniste di essere una ‘famiglia’ l’una per l’altra, pur non avendo legami di sangue. Katherine Heigl e Sarah Chalke hanno dato vita ad una coppia efficace, in grado di plasmare un rapporto affettivo tangibile. Le due attrici sono state capaci di rafforzare nella timeline del 2003 il bene che unisce i loro personaggi. La serie avrà sicuramente una seconda stagione, dopo un finale sospeso che ci pone qualche domanda sulla resistenza del legame di Kate e Tully.

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L'estate in cui imparammo a volare

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • L'interpretazione di Katherine Heigl rende credibile la storia
  • i dialoghi e le scene tra Kate e Tully emozionano e convincono

Lati negativi

  • La timeline degli anni '80 è innaturale
  • I look ed il makeup non sempre sono realistici

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