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Living With Yourself: recensione della nuova serie Netflix

Paul Rudd si sdoppia nella nuova serie Netflix creata da Timothy Greenberg

Altra uscita interessante per la piattaforma streaming Netflix, che arricchisce il suo catalogo con una nuova serie tv davvero particolare. In questa recensione di Living With Yourself vedremo quali sono le caratteristiche che rendono la serie scritta da Timothy Greenberg uno dei titoli consigliati fra le uscite di ottobre di Netflix. Paul Rudd e Aisling Bea sono i protagonisti di questa dark comedy che coniuga elementi surreali a situazioni tipiche della quotidianità. Partendo dal tema del doppio Greenberg si avventura nell’analisi di tematiche importanti come la ricerca della felicità, la frustrazione, l’insoddisfazione personale e di coppia.

Fra alti e bassi, ma in modo tutto sommato coinvolgente e brillante, la prima stagione della serie originale Netflix scorre in modo piacevole. Alla regia troviamo i già noti Jonathan Dayton e Valerie Faris, registi dell’amatissimo Little Miss Sunshine. Timothy Greenberg ha già all’attivo due Emmy per il The Daily Show With John Stewart. Living With Yourself è disponibile sulla piattaforma a partire dal 18 ottobre, con 8 puntate della durata di 30 minuti circa ciascuna.

Indice

La trama – Living With Yourself recensione

Miles (Paul Rudd) è alle prese con una crisi personale e professionale. Il matrimonio con Kate (Aisling Bea) non va proprio a gonfie vele e la sua carriera come pubblicitario è in stallo. Un collega gli suggerisce di rivolgersi a un “centro benessere” in grado di renderlo una persona completamente nuova con un investimento di 50000 dollari. Miles segue il consiglio e scopre che il centro benessere, in realtà, è uno studio che produce cloni dei clienti con DNA migliorato, eliminando il “modello base”.

Qualcosa, però, va storto e il “nuovo” Miles si ritrova costretto a convivere col Miles “originale”. Inizialmente i due Miles riescono a trovare un modus vivendi che sembra funzionare, ma l’equilibrio è solo apparente. I cloni, che condividono ricordi e sensazioni, capiscono ben presto di non poter vivere la stessa vita dividendosi i compiti. Iniziano così gelosie e scontri e la situazione precipita ulteriormente quando Kate scopre che il marito si è fatto clonare nascondendole la verità. La donna si ritrova a combattere coi sentimenti contrastanti che prova sia per il vecchio che per il nuovo Miles. Come rimettere in ordine una situazione che sembra fuori controllo?

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Uno più Uno fa Uno

Possiamo rubare questo verso di Emily Dickinson per iniziare la nostra analisi sul tema più importante di Living With Yourself, quello del doppio. Un tema classico, sviluppato in questa serie in modo interessante. Abbiamo di fronte due Miles, due individui autonomi e completi le cui caratteristiche, integrandosi, formano un altro Miles. Uno più Uno fa Uno, dunque. Il Miles originale è pieno di conflitti, scalfito dalla vita, provato da insoddisfazione e frustrazione e incapace di realizzarsi nel lavoro e nella vita coniugale. Il Miles “migliorato”, invece, è ottimista e disinvolto, un individuo in grado di soddisfare le sue stesse aspettative e quelle degli altri. Il dualismo del personaggio è reso in maniera impeccabile nella doppia interpretazione di Paul Rudd. L’attore regala una performance agrodolce, come il tono che permea l’intera serie, alternando momenti di comicità tagliente e di riflessione amara.

Rudd trasferisce al meglio nelle espressioni del viso, nei movimenti del corpo e nella voce le caratteristiche di entrambi i Miles. È facile identificarsi con lui e l’attore, sempre credibile nei panni dell’uomo comune in chiave comica. Il tema del doppio è senza dubbio uno spunto già incontrato nel mondo del cinema ed è stato ampiamente, e variamente, sviluppato. Il modo in cui Greenberg declina l’argomento è abbastanza originale e intelligente; all’inizio ci sembra una storia alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde, poi la trama si sviluppa in modo diverso. Non siamo di fronte a una metafora sull’ambivalenza del comportamento umano, ma a un’analisi sui conflitti interiori dell’individuo e sulla ricerca dell’affermazione personale.

Osservazioni tecniche – Living With Yourself recensione

Proseguiamo questa recensione di Living With Yourself soffermandoci sugli aspetti più tecnici della serie. La storia è ben scritta, ma nella seconda metà della prima stagione la narrazione sembra non riuscire più a star dietro al meglio all’idea di partenza. Anche l’equilibrio fra momenti divertenti e riflessione malinconica, nella seconda parte, si perde un po’. Nelle ultime puntate l’elemento comico sembra inserito in maniera un po’ forzata e non sempre convincente. Gli episodi sono concatenati l’un l’altro in maniera circolare: ciascuna puntata si apre riprendendo il finale di quella precedente. In questo modo rivediamo le stesse situazioni dal punto di vista del vero Miles prima e del clone poi. Una scelta coerente con la tematica del doppio, ma che a lungo andare stanca un po’.

Merita un discorso a parte il quinto episodio della stagione, messo in scena per intero dal punto di vista di Kate, interpretata dalla bravissima Aisling Bea. Si tratta dell’episodio meglio realizzato, perfettamente inserito al centro della storia e che ben riesce a catturare di nuovo l’attenzione dello spettatore. Tutta la puntata è costruita su Kate: come vive la crisi del suo matrimonio, il suo desiderio di maternità, le sue insoddisfazioni e i suoi sentimenti. L’episodio è carico di una malinconia di fondo che connette lo spettatore al personaggio di Kate e Aisling Bea è perfetta nella parte. L’attrice rende al meglio le caratteristiche del suo personaggio, tanto brillante e vivace quanto frustrata e arrabbiata. Una performance appassionata, carica di ironia e malinconia: l’attrice irlandese è semplicemente perfetta.

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Conclusioni

Living With Yourself è senz’altro una serie che si fa apprezzare e che si guarda facilmente tutta d’un fiato. Gli episodi hanno una durata, ideale per il tipo di storia messo in scena, di 30 minuti circa. I vari colpi di scena e cliffhanger sapientemente piazzati, poi, invogliano lo spettatore a scoprire subito cosa sta per succedere. Il finale sembrerebbe lasciare aperta la possibilità di una seconda stagione e suscita la giusta curiosità. Verso la fine della stagione la narrazione appare un po’ appesantita dall’inserimento di alcune trovate che non aggiungono nulla alla storia.

Un esempio è la breve storyline che riguarda l’indagine del Dipartimento della Salute sul caso della clonazione di Miles. Vorrebbe essere un espediente per arricchire il racconto ma in realtà finisce per essere uno spunto sterile. Le caratteristiche più interessanti di questo nuovo prodotto Netflix sono senza dubbio l’utilizzo di un’ironia pungente per sviluppare riflessioni piuttosto serie e le godibili performance del cast. L’interpretazione di Aisling Bea, come abbiamo detto, è forse la sorpresa più gradita. Buona la prima, dunque, per il creatore Timothy Greenberg, che si affaccia al mondo delle serie tv dimostrando di avere le carte in regola per restarci.

Living With Yourself

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Dark comedy intelligente e interessante
  • Paul Rudd e Aisling Bea

Lati negativi

  • Sceneggiatura imperfetta
  • Qualche inserimento comico forzato

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