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L’uomo Senza Sonno – Chi sei? Chi sei? – con Christian Bale: la Recensione

Who are you?

Precisamente un anno che Trevor Reznik non dorme. Legge Dostoevskij, lavora in una fabbrica, pulisce molto la sua triste casa, ma soprattutto ha un aspetto a dir poco cadaverico e la sua mancanza di energia e di riposo lo portano ad avere strane visioni. Egli comincia a vedere un po’ ovunque un tizio di nome Ivan, che gli giocherà terribili scherzi. A causa sua, infatti, Trevor comincia a perdere quella poca stabilità che aveva acquisito, grazie ad una barista con cui entra in confidenza ed una prostituta con la quale ha un buon rapporto. Saranno proprio loro due a sottolineare la sua condizione: <Se fossi un po’ più magro penso che non esisteresti>. Ma questi legami, così come la sua sanità mentale, cominciano a traballare.. 


Ci troviamo di fronte ad una delle pellicole più note del regista statunitense Brad Anderson, che arrivò in sala nel 2004 con quest’opera a metà tra il thriller e il drammatico. Il lavoro compiuto alla base de L’uomo Senza Sonno sembra esser tutto perfettamente allineato. Il soggetto e la sceneggiatura, scritti da Scott Kosar, richiedevano delle ambientazioni ed una luce necessariamente cupe. Ed il DOP Xavi Giménez non tradisce le aspettative: la fotografia è perennemente spenta, ed il cielo per lo più nuvoloso, tanto che anche quando c’è il sole, solo una piccola porzione di luce sembra illuminare il volto dei protagonisti. Insomma tutto in linea con l’opacità della vita del protagonista, con la lentezza. Quella lentezza che è sempre presente nella mente di Trevor e che Anderson ci spiattella davanti. Il rischio c’è, e forse pesa molto sulla riuscita del film. Lo stato di dormiveglia in cui è immerso Reznik – come lo chiamano in fabbrica – rischia di esser empatizzato dallo spettatore. 

La regia di Brad Anderson è fatta di inquadrature sui dettagli che potrebbero essere fondamentali per svelare quello che si cela nella mente del protagonista. Dall’ossessione che egli ha per il pulsante della macchina che funge da accendino ai post-it attaccati al frigo, per passare alle visioni allo specchio. Variety del film ha scritto – citando anche ciò che vi è riportato sulla locandina stessa del film – : “un incubo a occhi aperti, tra Hitchcock, Lynch e Polanski. Già, eccolo il problema del film. Purtroppo Brad Anderson non è ai livelli dei registi sopracitati dalla storica rivista statunitense dedicata al cinema. L’uomo senza sonno è incredibilmente prevedibile, vuoi per delle scelte registiche vuoi per problemi in fase di sceneggiatura. Non c’è un minimo dubbio su quale sia la realtà e quale la finzione. La realtà è lì, di fronte a noi. Resta solo da capire il motivo da cui è scaturito tutto ciò. Ma non ci si arriva troppo lucidi, e così anche quello sviluppo finale non viene atteso chissà quanto. Quello che rimane è uno sviluppo drammaturgico banale ed un registro pressoché piatto. Probabilmente non bastano neanche quei pochi meccanismi narrativi – come il pesce nel frigo o l’epilessia del bambino nel tunnel infernale – per creare una sorta di suspense che si ispira al modello Hitchcockiano, ma che un’ispirazione rimane. 

In tutto questo non ci si può dimenticare di Christian Bale. L’attore ha compiuto, nel 2004, un cambiamento fisico pazzesco, perdendo esattamente venticinque chili di peso ed arrivando a pesarne cinquantaquattro. Aldilà del rischio per la sua salute, Bale in questo film, ma verrebbe da dire un po’ come sempre, è un autentico fenomeno. Riesce perfettamente a restituirci il volto stanco di chi non dorme per 365 giorni e deve fare i conti con un senso di inquietudine perenne, con gli occhi perennemente socchiusi, la camminata barcollante e le alterazioni emotive ridotte all’osso, come il suo fisico. 

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