Madame Claude: recensione del film biografico disponibile su Netflix

Una maitresse astiosa e assetata di potere nella Francia degli anni Sessanta

Una donna con alle spalle un passato di povertà e frustrazione trova nell’esercizio del potere la sua possibilità di riscatto. Ossessionata da un irrazionale odio per gli uomini, diventa prostituta per offrire loro ciò che desiderano e averli così sotto il suo controllo. Da queste premesse ha inizio la controversa carriera di Fernande Grudet, la cui vita ha ispirato Madame Claude, film di cui vi proponiamo la recensione. Diretto da Sylvie Verheyde, il biopic racconta l’ascesa e il crollo della maitresse di una delle case di tolleranza più note della Parigi degli anni Sessanta. Grudet – il cui personaggio aveva già ispirato un lungometraggio nel 1977 con la regia di Just Jaeckin – è stata al centro della cronaca parigina per i suoi atti illeciti.

Nella casa di tolleranza che la donna ha gestito per anni orbitarono politici, personaggi in vista della scena parigina e membri di associazioni mafiose. Madame Claude si propone l’obiettivo di ricostruire gli anni più turbolenti della carriera di questa donna, trascorsi tra corruzione e dissolutezza; il ritratto che ne viene fuori è quello di una donna incapace di accettare sé stessa, schiava di un delirio di onnipotenza che è solo un raffazzonato tentativo di esistere per qualcuno. A interpretare il ruolo della protagonista è l’attrice francese Karole Rocher, e nel cast con lei ci sono Garance Marillier, Roschdy Zem, Pierre Deladonchamps e Annabelle Belmondo. Disponibile sulla piattaforma Netflix, Madame Claude è un prodotto non pienamente riuscito di cui vi parliamo nella nostra recensione.

Indice

Volevo essere un uomo – Madame Claude recensione

Parigi, 1968. Madame Claude, donna ambiziosa e apparentemente sfrontata, si muove tra gli ambienti di un appartamento di lusso, all’interno del quale transitano di continuo prostitute e clienti. La protagonista avvia fin da subito un dialogo con lo spettatore, raccontando le proprie origini e le circostanze che l’hanno portata a scegliere un certo tipo di vita. Madame Claude è cresciuta nella povertà e ha sviluppato un insaziabile desiderio di riscatto; la sua brama di potere si mescola al bisogno di vendicarsi di certe ferite arrecatele dagli uomini, verso i quali la donna dimostra un odio inoppugnabile. In giovane età, Madame Claude ha avuto una figlia che ha scelto di non crescere e che ha affidato alle cure della propria madre; partita alla volta della capitale francese, la donna è riuscita a raggiungere il suo scopo: asservire gli uomini usando il proprio corpo e quello delle altre donne.

Madame Claude mercifica sé stessa per trasformare gli uomini, suoi acerrimi nemici, in oggetti. Pian piano, però, la donna acquisisce un potere sempre più tangibile e, da prostituta, diventa magnaccia. A questo punto può mettere in atto il suo secondo piano: riversare tutto il proprio livore sulle donne, le altre vittime del suo male di vivere. Iniziano così una serie di “casting” svilenti per selezionare le ragazze giuste, alcune più accondiscendenti e remissive, altre dominanti. Dietro la sete di denaro e l’esigenza di fare affari, Madame Claude cela una più turpe, pericolosa e insaziabile fantasia di rivalsa. I fantasmi non elaborati del suo passato la rendono preda dei suoi impulsi, benché ella si illuda di avere il pieno controllo delle sue emozioni. I suoi sguardi, le movenze, le parole dette e quelle non dette rivelano una personalità inconsistente, perennemente tesa a dimostrare di essere qualcosa che non è.

Un autoritratto amaro – Madame Claude recensione

Se dapprima la protagonista sfida lo spettatore con sguardi che squarciano la quarta parete, man mano che la narrazione si snoda Madame Claude si rivela per ciò che è: una  vittima della propria incapacità di esistere senza fare del male. La pellicola costruisce uno sfaccettato ritratto psicologico di una donna pericolosa prima per sé stessa e poi per gli altri. Una donna a tratti anche lucida e consapevole della propria infelicità, che costruisce barriere intorno a sé per non lasciarsi scalfire e che crolla di fronte al primo piacione opportunista e arrampicatore. La casa di tolleranza diventa così il terreno fertile per sfogare in modo sotterraneo il proprio astio, lasciando che donne e uomini si affrontino e annientino tra loro attraverso il sesso. Non stupisce infatti che Madame Claude accolga anche clienti perversi, che maltrattano le stesse ragazze che la donna finge di voler proteggere.

Per Madame Claude, la sua casa di tolleranza è un tempio di disgusto o odio. È questo ad emergere da una sceneggiatura che, soprattutto nella prima metà del film, riesce a coinvolgere lo spettatore. L’attrice protagonista supporta la discreta scrittura con un’interpretazione all’altezza del suo personaggio, che cattura l’attenzione per le sue sfumature. Altro punto di forza del film è la colonna sonora, che sottolinea i momenti più interessanti del film corroborandone l’intensità; un plauso in particolare al brano in apertura, She’s a Quenn di The Tyrannies, e ad alcune scene in cui musica diegetica ed extradiegetica si passano il testimone efficacemente. Ciò che però non soddisfa nel film è la regia; alcune scelte risultano semanticamente vuote, e in particolare sono i movimenti di macchina a non convincere.

Madame Claude, TNG7 Production, Les Compagnons du Cinéma

Qualcosa funziona, qualcosa meno – Madame Claude recensione

Troppi primi piani, troppi dettagli sui corpi delle ragazze, molti campi e controcampi nei dialoghi; tutte trovate abbastanza classiche che permeano però il film di una banalità che infiacchisce la storia. Oltretutto la sceneggiatura, che all’inizio sembrava convincente, dopo la prima metà del film si indebolisce; comincia infatti a indugiare sempre sugli stessi aspetti e sulle medesime dinamiche tra i personaggi. Se in un primo momento è interessante comprendere la psicologia della protagonista, una volta colte tutte le sue sfaccettature il film diventa ridondante. La parte finale manca completamente del climax emozionale che ci si aspetterebbe; tra gli aspetti che non convincono del tutto va menzionato anche un cast che non brilla per affiatamento e intensità espressiva.

Avviandoci alla conclusione della nostra recensione di Madame Claude, ci sentiamo di dare una sufficienza stentata a una pellicola in cui aspetti positivi e negativi sono presenti più o meno in parti uguali. Il lato più interessante è la personalità di Madame Claude, che viene raccontata attraverso una lettura sufficientemente stratificata. Di contro però tutti i personaggi attorno a lei scompaiono, appiattendosi e diventando meri riflessi delle azioni e dei comportamenti della protagonista. Un altro aspetto da sottolineare è la scarsa qualità del doppiaggio italiano, che toglie molta credibilità a un film che in lingua originale è invece più credibile. Per chiunque volesse conoscere meglio la personalità di una delle maitresse più controverse della Francia del Novecento, questo film potrebbe essere consigliato; ciononostante, la pellicola abbonda di difetti che compromettono la resa finale rendendola un po’ grossolana.

Madame Claude

voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • La sceneggiatura della prima parte del film non è male: il ritratto della protagonista è ben costruito e la storia si segue con interesse
  • L’attrice che interpreta Madame Claude è abbastanza credibile
  • Buona colonna sonora

Lati negativi

[tie_list type="thumbdown"]

  • Superata la prima metà il film inizia ad arrancare: la sceneggiatura si indebolisce, si indugia sempre sulle stesse dinamiche e manca il climax emozionale che ci si aspetterebbe
  • La regia fa delle scelte semanticamente poco efficaci: il risultato è un’atmosfera troppo calda e un po’confusa, in cui i movimenti di macchina sono talvolta casuali e vuoti, talvolta ridondanti
  • Fatta eccezione per la protagonista, le interpretazioni degli attori sono poco significative

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