Recensioni

Prisoners – La recensione del film di Denis Villeneuve

Analisi del thriller di Denis Villeneuve con protagonisti Jack Gyllenhaal e Hugh Jackman: Prisoners

Ci troviamo in Pennsylvania, in un quartiere dove la famiglia Dover trascorre una vita appartata e serena. I festeggiamenti per il Giorno del ringraziamento sembrano aver creato un clima tanto felice da non poter essere scalfito da nulla e nessuno. La scomparsa di Anna, la più piccola della famiglia, basterà per sconvolgere la quiete di tutti, in particolar modo di suo padre. “Prisoners” (2013) è un thriller diretto da Denise Villeneuve. Nato dalla penna di Aaron Guzikowski, il film presenta numerosi punti forti, dalla regia alla fotografia, dalla trama alla recitazione. Ciò ha fatto si che, viste le sue prerogative, Prisoners arrivasse ad essere considerato uno dei thriller più belli degli ultimi 20 anni.

In questa recensione parleremo proprio del perché questo è vero, dei pregi della pellicola, della storia e dei molteplici simbolismi nascosti nelle inquadrature.

Prisoners – La recensione del film di Denis Villeneuve

Villeneuve e l’uso della tensione

Un thriller è un film che richiama a se l’interesse del pubblico, ne seduce gli occhi e se ne appropria, giocando con l’emotività dello spettatore. Per fare ciò, la chiave imprescindibile e onnipresente in un film del genere è la tensione. In Prisoners troviamo una storia estremamente ben scritta, altro elemento necessario, e la tensione si sviluppa proprio su quest’ultima. Keller Dover (Hugh Jackman) ed il detective Loki (Jake Gyllenhaal) brancolano nel buio. L’enigma dietro il rapimento di Anna si complica ogni minuto sempre più, ottenebrando la lucidità mentale dei nostri protagonisti. La suspance non nasce quindi dalla mera curiosità dello spettatore di voler conoscere il volto del responsabile. L’apprensione che sperimenta chi guarda il film è data dal continuo cambio di direzione della trama, dall’assenza di certezze.

Prisoners recensione Villeneuve

Molto fa anche l’ambiguità dei personaggi principali. Per la maggior parte del film non vi è un vero e proprio cattivo, ma solo una lunga serie di sospettati. Le stesse azioni di Keller cominciano d’un tratto a sembrare controverse, efferate, facendoci comprendere a fatica la buonafede nascosta dietro il suo agire. Quest’ambiguità si riversa naturalmente anche nella storia. La bravura di Villeneuve infatti è stata quella di disseminare il minor numero d’indizi possibili riguardo l’epilogo finale. Così facendo ogni passo avanti verso la risoluzione del caso viene enfatizzato, ogni plot-twist acquista più peso.

Il simbolismo ed il labirinto

In Prisoners la componente simbolica è onnipresente. Che sia nei dialoghi, attraverso disegni o addirittura tramite bigiotteria, il film è costellato di elementi dal significato celato e misterioso. I serpenti nei quali c’imbattiamo durante la pellicola, ad esempio, sono interpretabili come un richiamo al demonio, essendo il serpente l’archetipo biblico del diavolo tentatore. A ciò si ricollega un altro forte simbolo ridondante nel corso della pellicola, ossia il labirinto. Eugène Ionesco, drammaturgo rumeno, disse che:

Se il bene è ordine, il male dev’essere disordine. Il ritto sentiero o il labirinto.

Appare facile come il labirinto possa essere paragonabile ad una raffigurazione iconografica dell’inferno. In più, lo stesso nome del detective richiama alla mente Loki, dio dalla grande astuzia della mitologia nordica, essenziale per le altre divinità visto il suo ingegno molto sviluppato. Ma tutti questi elementi, nello specifico, come vanno a collidere l’uno contro l’altro?

Prega per il meglio, preparati al peggio.

Keller, come dimostra in più punti, è un uomo fortemente devoto e di buon cuore. Sia lui che il detective Loki sono prigionieri tra le mura di questo labirinto figurato, al centro del quale si trova la povera Anna. Le mura erette sono puramente mentali, oggi personaggio quindi lotta in primis con se stesso una battaglia nella propria testa. Lo stesso padre, mosso dalla volontà di ricongiungere sua figlia alla famiglia, quasi rischia di distruggere quest’ultima con il suo comportamento omertoso e vittimista.

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Tuttavia, come Teseo nella leggenda del Minotauro, Keller si destreggia nel labirinto infernale giungendo a capo del mistero. Al detective Loki, proprio grazie alla sua astuzia, toccherà ripercorrere “il filo di Arianna” lasciato da Keller dietro di sé, così da porre fine al mistero attorno al rapimento di Anna.

 Panoramica tecnica

Dal punto di vista puramente tecnico, Prisoners è un film di altissimo valore. La regia di Denis Villeneuve è immersiva, con la presenza di sequenze nello specifico veramente brillanti. In combinazione vi troviamo una fotografia magistrale gestita dal premio Oscar Roger Deakins. L’uso delle ombre sui volti dei personaggi opera in modo tale da enfatizzarne la sofferenza, circondati d’ambientazioni pregne di colori freddi e drammatici, con diverse tonalità di blu e marrone. La solitudine la si evince da questi scenari desolati, sempre piovosi, i quali lasciano il protagonista della scena costantemente in balia di se stesso.

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Non meno importante è la recitazione, tant’è che si assiste a delle prove attoriali a dir poco stupefacenti. Hugh Jackman regala al personaggio di Keller una grinta ed una potenza emotiva tale da essere a tratti sconvolgente. Jake Gyllenhaal riesce ad imprimere carisma ed autorevolezza al detective Loki, facendoci quasi pensare che lui quel ruolo ce l’avesse già nel sangue. Menzione d’onore per Paul Dano, il quale in questo film, seppur in sordina, riesce con la sua bravura a farci emozionare.

Conclusioni

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A considerazioni fatte, non si può che confermare quanto detto ad inizio recensione. Ci troviamo davanti ad uno dei thriller meglio riusciti degli anni 2000, una vera e propria perla. Il cineasta canadese Denis Villeneuve ha dimostrato non solo di saper fare del cinema di alto livello, ma anche di essere diventando uno dei registi più talentuosi di questo nuovo millennio. Prisoners è un film coinvolgente, misterioso ed inquietante. Proprio come in un labirinto, ci troviamo a vagare alla cieca verso la tanto agognata soluzione del mistero. Starà ai protagonisti della storia accompagnarci verso la verità finale, giungendo proprio al centro del macabro labirinto.

Prisoners

Voto - 9

9

Lati positivi

  • Comparto tecnico (regia, fotografia, recitazione)
  • Trama coinvolgente
  • Simbolismo

Lati negativi

    Voto Utenti: 3.45 ( 1 Voti)
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