Qui rido io: recensione del film di Mario Martone – Venezia 78

Mario Martone terzo italiano in concorso a Venezia 78 con Qui rido io con Toni Servillo

Dopo È stata la mano di dio di Paolo Sorrentino e Il buco di Michelangelo Frammartino, è la volta del terzo film italiano in concorso a Venezia 78. Si tratta di una nuova incursione di Mario Martone nel mondo del teatro partenopeo, Qui rido io, di cui vi proponiamo la nostra recensione. Toni Servillo è Eduardo Scarpetta, il più grande autore e comico teatrale napoletano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Con il suo alter ego Felice Sciosciammocca ha ereditato il posto di Pulcinella e in Qui rido io, Martone ne analizza la parabola in un momento che è già di declino. Tra l’avvento del cinematografo e quello del varietà, Sciosciammocca sembra aver fatto il suo tempo e con lui anche l’attore che l’ha creato e portato in scena.

Martone indaga la figura dello Scarpetta attore e dello scarpetta uomo e padre di famiglia. Una famiglia che oggi definiremmo allargata. Un vero e proprio clan, tutto (o quasi) orbitante attorno al mondo del teatro. Eduardo Scarpetta ebbe nove figli da quattro donne, fra cui la moglie Rosa, la sorella e la nipote di lei. Da quest’ultima nacquero altri tre mostri sacri del teatro partenopeo, i fratelli De Filippo: Titina, Eduardo e Peppino. In Qui rido io Eduardo Scarpetta junior, discendente del capostipite della famiglia, interpreta Vincenzo, uno dei figli dell’attore e commediografo. Nel cast, accanto a Servillo e Scarpetta, anche Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Antonia Truppo, Roberto De Francesco, Lino Musella, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Roberto Caccioppoli, Greta Esposito, Nello Mascia e Ippolita DI Majo. Prima di passare alla recensione di Qui rido io, vediamo la sinossi ufficiale.

Indice:

Sinossi – Qui rido io, la recensione

Agli inizi del Novecento, nella Napoli della Belle Epoque, splendono i teatri e il cinematografo. Il grande attore comico Eduardo Scarpetta è il re del botteghino. Di umili origini, si è affermato grazie alle sue commedie e alla maschera di Felice Sciosciammocca. Il teatro è la sua vita e attorno a questo gravita anche tutta la sua singolare famiglia. Mogli, compagne, amanti, figli legittimi e illegittimi, tra cui Titina, Eduardo e Peppino De Filippo. Nel 1904, al culmine del successo, Scarpetta si concede un pericoloso azzardo; realizza la parodia de La figlia di Iorio, tragedia del più grande poeta italiano del tempo, Gabriele D’Annunzio.

La sera del debutto in teatro si scatena un putiferio. La commedia viene interrotta tra urla e fischi e Scarpetta finisce con l’essere denunciato per plagio dallo stesso D’Annunzio. Inizia così la prima storica causa sul diritto d’autore in Italia. Gli anni del processo saranno logoranti per lui e per tutta la sua famiglia. Tutto nella vita di Scarpetta sembra andare in frantumi, ma con un numero da grande attore saprà sfidare il destino e vincere la sua ultima partita.

Teatro, famiglia, gloria

La figura di Eduardo Scarpetta domina la narrazione di Qui rido io, analizzata sia come uomo di spettacolo sia come pater familias. Quella di Eduardo è una presenza ingombrante, prorompente, attorno alla quale orbitano tutti gli altri personaggi sulla scena. Tutti gli appartenenti al clan degli Scarpetta vivono in qualche modo in funzione di Eduardo, vero perno degli equilibri. Inutile dire come Toni Servillo sia magnifico nella parte, in grado con un magnetismo raro di restituire l’Eduardo uomo di teatro e l’Eduardo padre e capo famiglia. Quello di Scarpetta è un ritratto a tutto tondo, in cui ciascuna parte ha il giusto spazio e l’arco adeguato. Dai rapporti non proprio idilliaci con i figli ai tormenti della maschera più amata dal pubblico quando si accorge che il tempo non è affatto galantuomo.

Mario Martone imposta la narrazione su linee parallele che raccontano la parabola discendente dell’artista, le dinamiche familiari e la causa con Gabriele D’Annunzio. Ciascuna linea ha, al suo interno, varie ramificazioni, tutte portate avanti in maniera esaustiva e con la medesima forza. Martone si prende il suo tempo, affinché la figura dell’artista e dell’uomo siano entrambe adeguatamente scandagliate. Centrale la relazione con i figli, in particolare con i tre De Filippo e con Vincenzo. Quest’ultimo, erede designato della figura di Sciosciammocca, sembra non essere mai abbastanza per il padre. Vincenzo vorrebbe stare al passo coi tempi, Eduardo non approva, non lo capisce e anzi lo frena. Con Eduardo, Titina e Peppino – tre figli illegittimi – vediamo un padre interessato a trasmettere l’amore per il teatro. Scelta che ha avuto conseguenze sia su Peppino che su Eduardo, secondo cui il padre era “un grande attore” e nient’altro.

qui rido io recensione

Qui rido io. Indigo Film, Rai Cinema, Tornasol

Analisi e conclusioni – Qui rido io, la recensione

Mario Martone porta al Lido un film sul teatro, sull’arte, sulla famiglia e sul tempo che passa. Tutto perfettamente amalgamato, equilibrato e scorrevole, anche a fronte di un minutaggio piuttosto corposo. Toni Servillo è letteralmente nel suo; con un personaggio nelle sue corde di cui sa esaltare ogni tratto e caratteristica. Alle prese con uno stile di recitazione di stampo ovviamente teatrale regala una prova che è un piacere per gli occhi. Notevoli anche le interpretazioni del resto del cast; Maria Nazionale è perfetta nel ruolo di Rosa, così come Eduardo Scarpetta junior tiene testa a Servillo nei panni di Vincenzo. Quello tra Scarpetta e Vincenzo è forse il rapporto cui Martone dà più risalto. Attraverso questa relazione padre-figlio decisamente conflittuale, il regista dà spazio allo scontro tra il vecchio e il nuovo, il passato e il futuro.

Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di Qui rido io non possiamo fare altro che consigliarne caldamente la visione. La riflessione sul concetto di arte – che vede contrapposti il vate D’Annunzio al semplice comico Scarpetta – è un altro degli aspetti più interessanti del film. Qui rido io si apre con l’entrata in scena, trionfale, di Scarpetta come Felice Sciosciammocca. Altrettanto trionfale la chiusura del film, col grande comico che si difende in tribunale dall’accusa di plagio come se stesse recitando davanti al suo pubblico, fra gli applausi. Scarpetta vince la causa e appena un anno dopo smette la maschera di Sciosciammocca e si ritira dalle scene. A Vincenzo affida il personaggio che lo ha reso celebre; a Titina, Eduardo e Peppino una passione che ha fatto la storia del teatro e del cinema in Italia.

 

Qui rido io

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Toni Servillo è perfetto nel ruolo del grande comico e commediografo partenopeo; ottime anche le prove di Maria Nazionale e Eduardo Scarpetta junior
  • Il film dà il giusto spazio a ciascuna parte della storia, in perfetto equilibrio, e scorre senza intoppi per le oltre due ore di durata

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