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Recensione de L’angelo del male: Brightburn

E se sul pianeta Terra cadesse un Superman malvagio? David Yarovesky prova a narrarlo attraverso il suo ultimo film

Diretto da David Yarovesky e prodotto da James Gunn Kenneth HuangL’angelo del male: Brightburn  nasce da un’idea alquanto originale: proporre un film, il cui protagonista è un Superman malvagio. Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo domandati, magari a seguito di una chiacchierata a tema nerd: e se Superman fosse cattivo? Ha poteri sovraumani in fin dei conti, perché non usarli per scopi malvagi?

Sadismo a parte, Brightburn  è nelle sale italiane dal 23 maggio e cerca di rispondere a questa fatidica domanda. E ciò che fuoriesce è una rivisitazione in chiave thriller-horror, imbevuto di vero e proprio slasher. Infatti, nel film osserviamo scene tipicamente prossime a quel sottogenere, la cui vittima viene braccata fino alla morte da un pazzo furioso. Unica variante, il personaggio principale non ha coltelli o motoseghe, ma solo poteri alieni, tra i quali (guarda caso!): la super vista, la super forza e i raggi laser.

Tuttavia, Brightburn non è propriamente un cinecomic, dal momento che il protagonista, di fatto, non esiste in nessun fumetto. In particolar modo, non è neanche un supereroe.  Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio supervillainil quale è libero di esercitare la propria malvagità. Al ché la domanda è lecita: come si può fermare un essere del genere?

L’angelo del male – Brightburn: trama

Tory e Kyle Breyer (Elizabeth Banks  David Denman) sono una felice coppia sposata. Vivono in una grande fattoria, vicina alla cittadina di Brightburn, nel Kansas. Per suggellare il loro matrimonio, i due cercano di avere disperatamente un figlio, le cui difficoltà nel concepimento sono causate dai continui problemi di infertilità. Come per miracolo, una notte, vicino alla loro abitazione, cade una navicella aliena con a bordo un neonato. Lo adottano e lo chiamano Brandon (Jackson A. Dunn).

Brandon cresce felicemente grazie al calore che gli dona la famiglia. All’età di dodici anni, però, accade l’impensabile: una sera quella navicella, nel frattempo rinchiusa nel granaio, luogo a cui è stato vietato l’ingresso al ragazzo, sembra richiamarlo con strani ed inquietanti messaggi. Egli si reca e scopre, prendendone coscienza già dal giorno dopo, di avere dei poteri sovraumani. Dopo aver provato questi nuovi poteri, rimane sempre più sbalordito, quasi a compiacersene.

Tuttavia, la vera natura di queste capacità viene subito mostrata. Brandon inizia a seminare il panico nella cittadina di Brightburn, la cui polizia, a seguito di vari omicidi compiuti dal ragazzo, inizia ad indagare. Brandon non sembra arrestarsi e le sue azioni sono un continuo crescendo di crudeltà e sadismo. Chi potrà mai fermare un adolescente dagli strani poteri alieni?

L’angelo del male – Brightburn: luci e ombre

Come detto sopra, l’idea che sta alla base del film è del tutto originale. Creare una specie di Superman malvagio, cercando di rispondere alla domanda se il celebre supereroe usasse i suoi poteri per compiere atrocità, offre infatti importanti spunti riflessivi. In un certo senso, è come se Brightburn  volesse mettere a fuoco la corruzione del mito.

Brandon è un adolescente. Una fase particolare della vita, che plasma sia fisicamente e sia caratterialmente il soggetto. Il ragazzo, come molti, deve fare i conti con la sua realtà in divenire, il cui contesto sociale lo vede vestire i panni del genio secchione che viene insultato dai bulli e dalla classe. Tra l’altro, sembra non avere un gruppo di amici con cui condividere la sua vita. Passa il tempo da solo, isolato dal resto del mondo.

Forse questa è la probabile molla che fa scattare il tutto. Quando scopre di avere questi poteri, vede un motivo per riscattarsi su tutto e tutti. Insomma, Brandon prende alla lettera quel pensiero di voler radere al suolo il mondo perché gli vuole male e nessuno lo capisce.

Ciò che manca in Brightburn  è la rifinitura dei personaggi, soprattutto del protagonista. Per quanto sia interessante osservare la riscrittura di un supereroe tanto amato, nel film parecchi aspetti sono dati per scontato. Primo fra tutti l’aspetto più importante: la vera follia di Brandon.

Per quanto sia giustificabile l’idea dell’adolescente frustrato, il protagonista è sempre un alieno. Si può alludere al fatto che segua la sua vera natura, quindi condizionato da un fattore puramente esterno. Verrà forse da una razza di guerrieri sanguinari, i cui poteri si risvegliano nella pubertà? Nel film non è dato saperlo.

Manca un reale approfondimento psicologico del personaggio, il quale appare in totale balìa di questi poteri senza una reale contestualizzazione. Eppure in fin dei conti, se si vuole trovare il pelo nell’uovo, questa lacuna può anche non essere vista come un vero e proprio difetto, dal momento che Brandon è un maniaco seriale. E in un genere come lo slasher, ciò che conta non è tanto la psicologia del protagonista, quanto la sua malvagità.

L’angelo del male – Brightburn: aspetti tecnici

La bravura di Yaroveski è quella di mantenere un forte legame con l’estetica del cinecomic, senza allontanarsi dall’horror. Gazie alle inquadrature tipiche del genere, il regista mette in risalto scene di alta tensione da far sobbalzare lo spettatore, unito a dei primi piani semplici e angoscianti alternati a momenti di pura action.

La fotografia non cede mai a momenti di incoerenza con il film. Anziché mostrare quella tipica prospettiva sbiadita, presta molta attenzione al progredire del film e del protagonista. Diventa, infatti, sempre più fredda man mano che Brandon mette in mostra la sua malvagità.

Brightburn offre allo spettatore un qualcosa di diverso. Si tratta di un prodotto che sicuramente riesce a intrattenere, donando una prospettiva differente su un tema già visto. Interessante è l’idea di mettere insieme protagonista e antagonista, una duplice prospettiva che resta legata per tutta la durata del film. Peculiare il fatto che pur trattandosi di un vero e proprio adolescente, non si riesce ad empatizzare con lui. Brandon è il cattivo, spietato, inquietante e inarrestabile.

L’angelo del male – Brightburn: conclusioni

L'angelo del male - Brightburn: recensioneBrightburn, in conclusione, è un film piacevole che lascia però mille interrogativi. È un film gradevole che si può liberamente guardare, purché si faccia un seguito. Comunque sia, ciò che colpisce molti è l’idea di dono a cui allude la madre all’interno del film, chiamandolo con quel termine nonostante la sua enorme cattiveria. Che sia una semplice ingenuità di affetto materno lo possiamo escludere, dato che dietro la sceneggiatura ci sono persone molto qualificate.

Che sia una metafora proiettata nella contemporaneità? Cioè, vivendo in un’epoca il cui male sembra traboccare da ogni parte, l’unico dono che possiamo ricevere è, appunto, un angelo del male? 

L'angelo del male: Brightburn

Voto - 7

7

Lati positivi

  • trama originale
  • fotografia
  • sceneggiatura

Lati negativi

  • mancato approfondimento del protagonista
  • durata del film breve
  • Bad Guy di Billie Eilish privo di senso

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