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Recensione Spiderman Homecoming – parola d’ordine: leggerezza

Jon Watts, terzo regista al timone di un adattamento di Spiderman, realizza una versione distante dalle prime due, in grado di offrire risate, spettacolo e ottime performance.

Non era un compito facile riproporre sul grande schermo con leggerezza e novità l’amato supereroe nato nel 1962 grazie a Stan Lee e Steve Ditko. Per portarlo a buon termine la Sony ha ceduto i diritti ai Marvel Studios, che hanno ingaggiato come regista Jon Watts non tanto per i suoi precedenti lungometraggi (“Clown” e “Cop Car”), ma per i suoi divertenti cortometraggi prodotti dall’Onion News Network.

Ciò esplicita il principale obiettivo del nuovo adattamento post Raimi e Webb: affiancare al tipico spettacolo di effetti speciali offerto da questo Universo un impianto più goliardico e ironico del solito, dato che il protagonista è il classico quindicenne introverso e insicuro, ma completamente entusiasta ed eccitato all’idea di poter aiutare i Vendicatori grazie ai suoi poteri e alla tuta concessagli da Tony Stark/Iron man. Quest’ultimo ha il compito di frenarlo e di evitare che la sua immaturità e ingenuità possano trasformarsi in pericolo per gli altri e per sé stesso.

Infatti l’aspetto più bello di questo nuovo Uomo Ragno, impersonato dal 21enne Tom Holland (già visto tra gli altri in “The impossible”, “Heart of the sea” e “Civiltà perduta”) è l’essere goffo, maldestro, nella costante scoperta di nuovi armi all’avanguardia nella tuta e nella costante preoccupazione che qualcuno scopra la sua identità. Da qui si diramano gag molto spassose, dal filmino amatoriale che riassume la guerra civile del terzo capitolo di “Captain America” ai momenti in cui non trova qualcosa per potersi muovere velocemente grazie alle sue ragnatele, nonché l’equivoco della macchina o il vocione piuttosto inefficace per l’interrogatorio.

Accanto a questi non mancano sequenze più profonde, come quella in cui il protagonista piange: un semplice ma efficace simbolo della sua umanità, che comunica allo spettatore tenerezza nei suoi confronti, ma soprattutto la sua buona volontà e l’incoscienza di certe sue azioni.

Tom Holland è adatto per il ruolo e offre una performance che si avvicina di più allo Spiderman dei fumetti, con tutti i problemi del liceo, ed è singolare il modo escogitato per distinguersi nei casting: un video con capriole e una frase esaudiente, “Vorrei tanto fare l’Uomo Ragno”. Ma lo è ancor di più il modo in cui ha scoperto di essere stato scelto: scorrendo Instagram.

Recensione Spider-man Homecoming

Il cast comprende un tenebroso e a tratti inquietante Michael Keaton nei panni del “cattivo” Avvoltoio, un personaggio molto interessante e realistico per la sua “ribellione”; Marisa Tomei, la zia sexy desiderio di tutti; la cantante Zendaya, la coetanea di Peter Parker Michelle, sociopatica ma allo stesso tempo onnipresente; Jon Favreau (il regista di “Iron Man”, “Il libro della giungla” e “Elf”) nei panni di Happy Hogan e Robert Downey Jr in quelli di Iron Man. Jacob Batalon e Laura Harrier sono invece rispettivamente il simpatico e robusto miglior amico di Peter, altrimenti detto “l’uomo della sedia” e quindi addetto al lato tecnico dei vari compiti di Spiderman, e la fidanzatina Liz.

Sei gli sceneggiatori coinvolti, tra cui il regista. Bellissima la soundtrack di Michael Giacchino, che comprende all’inizio anche il tema classico della serie animata del ‘67. Ben curati come sempre gli effetti speciali, che regalano qualche sequenza spettacolare, come quella del traghetto e il salvataggio al Monumento a Washington.

Un ottimo film dunque, dal ritmo concitato, che intrattiene per più di due ore e offre uno spettacolo leggero e spensierato, ma non privo di azione e spettacolo. Due le scene inedite: una a metà titoli con l’Avvoltoio, che approfondirà il suo carattere, e una alla fine, simpatica e con protagonista una delle colonne degli Avengers.

Recensione Spiderman Homecoming: parola d'ordine: leggerezza

Jon Watts, terzo regista al timone di un adattamento di Spiderman, realizza una versione distante dalle prime due, in grado di offrire risate, spettacolo e ottime performance - 8

8

The Good

  • Gli attori, la colonna sonora, la comicità e gli effetti speciali

The Bad

  • Non sarebbero guastate un paio di scene action in più

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