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Romanzo Criminale: recensione del film di Michele Placido

Ecco la nostra recensione della trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo

Romanzo Criminale è un film del 2005 diretto e sceneggiato da Michele Placido, con protagonisti Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria, rispettivamente, “Il Freddo“, “Il Libanese” e “Dandi“, con anche la partecipazione di un giovane Riccardo Scamarcio nel ruolo de “Il Nero”, di Stefano Accorsi nel ruolo del Commissario Nicola Scialoja e di Elio Germano nel ruolo de “Il Sorcio”.

Il film è una trasposizione cinematografica del libro “Romanzo Criminale” di Giancarlo De Cataldo, che per la scrittura del libro ha preso ispirazione dalla “Banda della Magliana“; un’associazione a delinquere che ha operato a Roma anni 70’/80′. La storia verrà in seguito ripresa nel 2008 da Stefano Sollima, che la farà diventare una serie TV ormai di culto.

Romanzo Criminale: recensione

Romanzo Criminale recensione

 

Roma, fine anni sessanta. Quattro ragazzini rubano un’auto e a un posto di blocco investono un agente; riescono comunque a scappare e a nascondersi nel loro rifugio, una roulotte vicino alla spiaggia, dove decidono i loro soprannomi: si chiameranno il Libanese, il Dandi, il Freddo e il Grana. Poco dopo arriva la polizia: Libano rimane ferito ad una gamba, Freddo viene fermato, Dandi scappa e Andrea, vero nome del Grana, muore per le ferite riportate durante la corsa con l’auto rubata. Cresciuti, diventano membri di una banda criminale, della quale il Libanese è il leader. La storia mostrerà gli avvenimenti di questa banda passando dai loro momenti d’oro fino alla distruzione.

Aspetti tecnici: regia, montaggio e recitazione

La regia è di Michele Placido, che mostra un ottima abilità nell’uso della macchina da presa. La sua regia regge in pieno la spettacolarità dell’azione, facendoci vivere il momento nel miglior modo possibile, trasformando ogni personaggio inquadrato nel protagonista della scena.

Il montaggio è dinamico e dirompente, le scene scorrono veloce come le pagine di un libro del quale non vedi l’ora di scoprire il finale, permettendo allo spettatore di entrare in sintonia con i personaggi e la loro vita frenetica, fatta di droga, furti, rapimenti e sparatorie.

I protagonisti sprizzano criminalità da tutti i pori, sono credibili quasi da sembrare veri. Impresa difficile visto che non è mai un’impresa facile riuscire a dare vita a un personaggio letterario. Pierfrancesco Favino, che nel film interpreta il Libanese, mostra come si interpreta un personaggio megalomane e aggressivo. Il suo Libanese è appunto soprannominato “l’ottavo Re di Roma”, questo per far capire quanto il personaggio sia dedito al voler essere ricordato come colui che comandava.

Kim Rossi Stuart, che nel film interpreta il Freddo, invece, mostra la trasformazione di un uomo quasi “senza emozioni” ad un uomo innamorato e con una coscienza, mostrando come l’amore possa arrivare a cambiare le persone e a farle pentire delle loro scelte sbagliate. Dandi, interpretato da Claudio Santamaria mostra invece un lato tenero fin dall’inizio, rappresentato dall’amore per “Patrizia” tanto da restare al suo fianco nonostante il suo continuo allontanamento.

Stefano Accorsi interpreta il Commissario Nicola Scialoja, dando un ottima prova attoriale con un personaggio che, nonostante il suo essere al servizio del bene, si è ritrovato troppo spesso ad andare in contatto con quel mondo per colpa di Patrizia.

I personaggi: il Libanese e il Dandi

Romanzo Criminale recensione

 

Si possono dire tante cose sul Libanese: è un assassino, un delinquente, uno spacciatore, un egocentrico e megalomane con complessi da “Dio sceso in terra”; ma una cosa che contraddistingue il Libanese è il suo voler bene ai suoi amici. Infatti, nel film è chiaro come questo personaggio sia il collante della banda, colui che prende il controllo, colui che comanda le operazioni e che tiene uniti i suoi membri. Il Libanese è il leader della banda appunto perché ha un atteggiamento da leader. Un leader che non mostra la sua umanità, umanità rappresentata dal suo voler bene agli amici, per non mostrarsi debole agli occhi di chi gli è intorno; ma mostra chiaramente di tenere molto agli affetti che al denaro, cosa che fin da quando era un giovane di strada ha sempre cercato.

Il Dandi, invece, mostra subito le sue “debolezze”, non solo per il suo amore per Patrizia, ma anche perché, fin da bambino, si è sempre tirato indietro in situazioni difficili. Dandi è, quindi, l’anti-eroe di questa storia, colui che pensa solo ai suoi affari; affari che riuscirà a portare avanti grazie alla sua astuzia ma che alla fine gli verranno portati via in un attimo dopo il colpo di pistola del Bufalo, ormai stanco della vigliaccheria e noncuranza del suo ex capo.

I personaggi: il Freddo

Il nome la dice lunga su di lui, il Freddo. Quello che fin da piccolo ha sempre avuto un atteggiamento di strafottenza nei confronti di tutto, dimostrando appunto la sua freddezza. Questo per quanto riguarda gli affari con Il Libano e Dandi; ma fuori da quel mondo, il Freddo scopre una nuova parte di se stesso grazie a Roberta, quella che sarebbe dovuta essere sua moglie ma che ha capito che la vita al fianco di uomo così è impossibile.Suo fratello Gigio è l’unico al quale lui mostra un po’ di affetto prima di conoscere Roberta, tanto da voler vendicare la sua morte, ammazzando quello che gli ha venduto l’eroina.

Una elemento fondamentale del Freddo è che durante la sua morte, si toglie la maschera, che viene nominata da uno dei suoi colleghi della banda. Quella de “Il Freddo” è appunto il suo essere “Il Freddo”, mostrando la sua bontà abbandonando tutto. La criminalità, la donna amata per non farla soffrire e uccidendo l’uomo che l’ha fatta fuori, togliendo la maschera del “senza emozioni” e mostrando la sua sensibilità.

Romanzo Criminale: lo specchio dell’Italia del tempo

Il film vuole anche essere una prova visiva di com’era l’Italia di quel tempo. Caratterizzata da forti problemi, tra cui la criminalità organizzata, il commercio di droga, la prostituzione e la corruzione. Mostrando quindi il cosiddetto lato oscuro dell’Italia; una nazione che per molti anni è stata vittima di tutto il male derivato da quelle associazioni.

Le persone come il Commissario Nicola Scialoja, sono uno dei pochi esempi di uomini che lottano per non far vincere la gente come la Banda della Magliana, mostrando invece il lato luminoso dell’Italia; quell’Italia desiderosa di essere ricordata per le sue molte qualità e non per essere il regno della malavita organizzata

Romanzo Criminale è un film che ti mette in una strana situazione. Lo spettatore, nel corso del film, è più propenso ad apprezzare i protagonisti del film nonostante questi ultimi sono i cattivi della situazione.
Il film, e di conseguenza anche il libro a cui è ispirato, riescono, quindi, a mostrare il lato umano anche dei personaggi cattivi, rendendoli forse più veri di quelli che noi consideriamo i buoni. Questo non significa che quello accaduto a Roma tra gli anni 70’/80′ sia da dimenticare; anzi, questo film è un promemoria per dimostrare alla gente quanto la criminalità organizzata abbia fatto del male al nostro paese.

Romanzo Criminale

Voto - 8.5

8.5

Lati positivi

  • Ottima regia e sceneggiatura
  • Grandissime prove attoriali

Lati negativi

  • A tratti non fedele al libro
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