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Smetto quando voglio – Ad Honorem: recensione del film con Edoardo Leo

Con questo terzo capitolo si chiude uno degli esperimenti cinematografici italiani più interessanti degli ultimi anni

Smetto quando voglio ad Honorem recensione. Torna la Banda dei Ricercatori per il capitolo finale della trilogia diretta da Sydney Sibilia. “Smetto quando voglio – ad Honorem” chiude la saga tra rocambolesche evasioni e attentati a base di gas nervino ma senza dimenticare l’ironia. Protagonista assoluto di questo episodio, però, è l’efferato Walter Mercurio interpretato da Luigi Lo Cascio. Sibilia riesce in parte a riscattarsi dopo un secondo film ben al di sotto delle elevate aspettative generate col primo capitolo. Riportando sullo schermo gli schemi principali che più avevano ammaliato e convinto il pubblico riesce a risollevare le sorti della sua creatura.

Il film rappresenta il sequel di Smetto quando voglio – Masterclass uscito nello stesso anno il quale è, a sua volta, sia il midquel di Smetto quando voglio del 2014, sia il suo sequel. Le vicende del secondo capitolo si svolgono infatti prima della scena finale del primo capitolo, ma al contempo mettono la parola fine alle imprese della banda dei ricercatori. Il successo di critica e pubblico è stato più che buono ottenendo 4 candidature ai Nastri d’Argento e 1 candidatura a David di Donatello. Nel bene o nel male Smetto quando voglio – Ad Honorem rappresenta la conclusione di uno dei più interessanti casi cinematografici degli ultimi anni, eccovi quindi la nostra recensione!

Indice

La resa dei conti

Pietro Zinni (Edoardo Leo) è in carcere dopo gli eventi dei precedenti capitoli e nessuno crede a ciò che cerca di dire da mesi: un pazzo sta per compiere un attentato con il gas nervino. Grazie all’intuizione di una blogger, Pietro scopre il legame tra il potenziale terrorista Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) e il suo vecchio avversario “Er Murena” (Neri Marcorè). Con l’aiuto di quest’ultimo tenterà una spettacolare evasione da Rebibbia per fermare una potenziale strage ma prima andrà ricomposta per l’ennesima volta la Banda.Giunto alla conclusione della sua trilogia, Sydney Sibilia compie un’operazione molto lucida e precisa, soprattutto in fase di scrittura. Nessuna sottotrama viene dimenticata e ogni snodo narrativo trova un suo epilogo. Insieme ai co-sceneggiatori Luigi Di Capua e Francesca Manieri, Sibilia adotta il metodo che potremmo definire “alla Ritorno al Futuro”.

Smetto Quando Voglio Ad Honorem Recensione

Come per il capolavoro di Robert Zemeckis anche in questo caso un film nato per essere autoconclusivo ha generato una trilogia con due capitoli girati “back to back“, in contemporanea. Così il primo “Smetto quando Voglio” (2014) viene inserito nell’intreccio narrativo dei due sequel con l’obiettivo di creare una Mitologia a posteriori. Il villain del primo episodio rivela un legame stretto con quello dei successivi e questo innesca una “quadratura del cerchio” che conferisce unità alla trilogia. A trarre vantaggio da una simile scelta è Marcorè che offre un’interpretazione ricca di sfumature. Lo Cascio, invece, incarna il più temibile tra i villain: un romantico dal cuore spezzato e gonfio di rabbia. La sua furia iconoclasta, però, sarà anche la sua rovina perché annulla ogni possibilità di empatia.

Commedia ma non solo – Smetto quando voglio ad Honorem recensione

Smetto quando voglio – ad Honorem” è meno comico dei precedenti capitoli e più improntato all’action. L’intera parte centrale è un vero e proprio “Prison Movie” con tutte le convenzioni del caso. L’intera evasione attinge a piene mani da “Fuga da Alcatraz” (1979) con una spruzzatina di “Prison Break” (per l’idea di una fuga ideata da cervelloni). Il lungo flashback che svela le origini correlate dei due villain è cupo, amaro e violento proprio per stabilire la seriosità del tema affrontato e delle sue conseguenze. Un cinema pieno di citazioni ad opere del passato che se colte impreziosiscono ancora di più l’esperienza cinematografica. Detto questo è necessario sottolineare come si possa godere del film anche se non si colgono i diversi riferimenti disseminati nel corso della storia.smetto quando voglio ad honorem recensione

Sembra quasi che Sibilia abbia capito che la comicità non può reggere da sola alla lunga distanza e che impedirebbe quell’approfondimento necessario a una storia di più ampio respiro. Per questo, fin dall’apparizione di Mercurio in “Smetto quando voglio – Masterclass“,(qui la nostra recensione) ha iniziato a operare un sottile cambio di registro. Meno fanfaronate, meno derisione dei luoghi comuni del cinema USA (ma senza cancellarle del tutto, vedi l’evasione) e più seriosità. L’episodio finale è meno dispersivo e si focalizza su due location ben definite, Rebibbia e l’Università “La Sapienza” di Roma. Proprio lì, dove tutto ha avuto inizio nel primo episodio, il regista inscena l’atto finale con uno scontro a tre che rievoca i classici “stalli alla messicana“.

Gli ingredienti “sbagliati” – Smetto quando voglio ad Honorem recensione

Non tutto funziona alla perfezione in “Smetto quando voglio – ad Honorem” e la nostra recensione non sarebbe completa se non affrontassimo anche i punti negativi. In un’intervista Sydney Sibilia ha confessato di avere letteralmente girato la prima stesura di questo film, avendolo scritto di getto. Questo, però, sembra palesarsi nel fatto che alcuni passaggi sembrino quasi cadere a vuoto, senza sortire un vero effetto ai fini della trama (vedi De Rienzo che crede di avere inghiottito un esplosivo: ne parla all’infinito e poi, di colpo, non ne parla più!). Anche l’agente Coletti (Greta Scarano), dopo il ruolo chiave nel secondo capitolo, viene sottoutilizzata e “accantonata” fino alla fine. Sembra quasi che il cambio di tono abbia reso “estranee” alcune componenti che avevano fatto la fortuna della saga e ne abbiano introdotte di nuove (un efficacissimo montaggio, ad esempio) ma con qualche ricaduta sull’equilibrio.smetto quando voglio ad honorem recensione

 

Il finale, inoltre, risulta leggermente “anticlimatico”. La caduta psicologica di Mercurio e la sua apocalisse preannunciata si concludono in modo molto meno scoppiettante di quanto la trama lasciasse presagire. Nonostante un colpo di scena molto carino che riconduce il film ai suoi binari originari (il ricatto del precariato e la “Guerra tra Poveri” che ne consegue) era lecito aspettarsi una chiusa meno sbiadita e meno incline al politicamente corretto. Anche il primo “Smetto quando voglio” aveva un terzo atto meno efficace dei primi due…che si tratti di un difetto del Sibilia autore? Quel che è certo è che ora, terminata la saga dei ricercatori, il regista potrà dedicarsi ad altro. Vedendolo all’opera su storie diverse potremo giudicare con più accuratezza l’inventiva e il talento di questo ragazzo.

Smetto quando Voglio Ad Honorem

Rating - 7

7

The Good

  • Sempre efficace commistione tra Cinema Italiano e USA
  • Ottimo cast
  • Cambio di registro e di tono ben gestito

The Bad

  • Meno equilibrato nella gestione di gag e intreccio
  • Un finale inspiegabilmente anticlimatico

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