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Song of the Sea – La canzone che sprigiona le nostre emozioni

“Come away, O human child!

To the waters and the wild,

With a fairy, hand in hand.

For the world’s more full of weeping than you can understand.”

Colori tenui in disegni a pastello fanno da sfondo, mentre una voce recita le ultime strofe di “The Stolen Child”, opera del famoso poeta irlandese W. B. Yeats. Dopo, una delicata canzone, un isolotto con un faro in cima e tutt’intorno una enorme distesa d’acqua. È questo l’incipit dello straordinario film d’animazione diretto da Tomm Moore, La canzone del mare (Song of the Sea, 2014). Presentato in anteprima al TIFF 2014 e candidato agli Oscar 2015, il film esce nelle sale italiane con due anni di ritardo, soltanto per tre giorni, nel giugno 2016.

Song of the sea recensione

Song of the sea – La recensione

Tra mito e realtà: una storia magica

Il regista – già autore di un altro film largamente apprezzato come The Secret of Kells – reinterpreta la mitologia folkloristica irlandese, incrociando favola e realtà, raccontando la storia di Ben e Saoirse (letto “Sirscia”) due fratelli che vivono insieme al padre, guardiano del faro. La loro vita viene stravolta quando l’adorata moglie (e madre) Bronagh scompare dando alla luce la piccola Saoirse, motivo per cui Ben le è ostile e le fa continuamente dispetti, approfittando dell’assenza del padre depresso – per questo saranno costretti ad andare a vivere in città con la severa nonna.

Saoirse si capisce subito non essere una bambina come tutte le altre: prova una strana attrazione per l’acqua e in poco tempo viene esplicitato il legame particolare che ha con il mare – il suo stesso nome risulta essere rivelatore, rievocando lo scroscio delle onde. La volontà di ritornare a casa porterà lei e Ben ad affrontare una mistica avventura. Durante il viaggio giungeranno alla fatidica scoperta che la piccola protagonista altro non è che una selkie come sua madre, cioè una meravigliosa creatura del mare in grado di trasformarsi in una foca dai magici poteri.

Song of the sea recensione

Cinquanta sfumature di blu

Il film è popolato da creature fantastiche come folletti, giganti, streghe-gufo, eppure non risulta per nulla difficile lasciarci trascinare dalla sua dolce corrente, conciliando la nostra volontaria sospensione dell’incredulità. Domina una grafica acquerellata immersa in toni freddi e in mille sfumature di blu, splendidamente accostata ad un disegno bidimensionale che stupisce per la sua elegante semplicità. Il tutto valorizzato da una colonna sonora originale composta appositamente per la pellicola, musiche suggestive che ci cullano in questo struggente mare di emozioni.

Song of the sea recensione

Non sottovalutare il potere delle emozioni

Una favola commovente che, sposata ad una stupenda estetica, ci regala personaggi perfettamente sfumati. Grazie a loro ricordiamo una piccola lezione di vita che spesso è facile dimenticare: è meglio provare emozioni – anche correndo il rischio di soffrire – anziché restare pietrificati a causa della paura del dolore.

In questo film il mare, con tutti i suoi colori e i suoi suoni, è protagonista e antagonista: è colui che, così come è riuscito a privare di qualcosa i nostri personaggi, è capace di ridar loro pace e serenità. Song of the Sea è la storia che sembra essere sempre esistita da qualche parte, aspettando solo di essere raccontata.

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