T2 Trainspotting, il sequel più azzeccato che si potesse fare: la Recensione

Vi ricordate come eravamo rimasti? Mark Renton si era rubato tutti i soldi alle spalle dei suoi amici ed era fuggito, lasciando a Spud una piccola parte. Ebbene oggi sappiamo che egli partì per Amsterdam, e che c’è rimasto per venti anni. Ecco che allora ritroviamo tutti i protagonisti del film cult Trainspotting del 1996, che aveva la regia di Danny Boyle e la sceneggiatura di John Hodge, ispirato al libro omonimo di Irvine Welsh del 1993. Ewan McGregor, Ewen Bremner, Johnny Lee Miller e Robert Carlyle sono tornati in T2 Trainspotting, uno dei sequel più attesi degli ultimi anni. E così, vent’anni dopo, Mark Renton torna ad Edimburgo per ritrovare i suoi vecchi amici.

C’è da dire anzitutto che T2 Trainspotting non è un vero e proprio adattamento letterale di Porno, scritto da Irvine Welsh, che è stato il sequel letterario di Trainspotting. Anche se già il film cult, che era stato prodotto da Andrew McDonald, non era affatto un adattamento fedele al libro scritto da Welsh nel 1993. Già dall’arrivo nella sua città natale, Mark si accorge che l’Edimburgo che ritrova non è quella che aveva lasciato. Perché i tempi sono cambiati, così come le droghe e i ritmi di vita.

Ci si preoccupava di come Boyle potesse riuscire a trovare un incipit valido per far partire un sequel così importante ed un nucleo centrale importante tanto quanto lo fosse la droga nel primo. Infatti che i tempi sono cambiati l’abbiamo detto e senza l’eroina poteva mancare il fulcro centrale della storia. Nella prima parte T2 infatti sembra non trovare ancora questo snodo che potrebbe far partire il film, ma durante la visione incredibilmente non ce ne accorgiamo, perché vi è una componente fondamentale che porta avanti il tutto: l’ironia. Danny Boyle gioca su una comicità che funziona veramente in maniera perfetta, ed è più di quanta ce ne fosse nel primo film. Assieme ad essa però vi è una nostalgia quasi penetrante, resa a pennello con delle inquadrature particolarmente suggestive che ci ricordano i protagonisti vent’anni prima, o con l’uso del flashback, che avviene nella mente dei personaggi. Il connubio tra queste due componenti del film, ci porterà ad emozionarci. Questo ci aiuta a dire che lo stile registico, per lo più veloce, nel sequel è rimasto così come era nel primo. E ciò non può far che piacere, soprattutto se pensiamo che anche qui ci sono delle scene — come la sequenza dapprima in montaggio alternato con Begbie nel bagno del locale e Mark che canta Radio Ga Ga dei Queen che porterà al fatidico incontro tra i due — che possiamo considerare come grande cinema. Sarà proprio l’incontro tra loro a dare una nuova direzione alla seconda parte del film.

Mentre la vita gli scorre davanti, i nostri personaggi sembrano essere rimasti alla condizione di vent’anni prima. Eppure si ha la sensazione che essi non vogliano continuare a vedere i treni che gli sfrecciano davanti senza far niente, senza cambiare la propria esistenza. Tutto ciò è probabilmente solo un’illusione. Sembra che Mark, Spud, SickBoy e Begbie siano rimasti nel passato. Sarà proprio Begbie, in una scena particolarmente emozionante della pellicola, a dire: ” Il mondo cambia, e noi no”. Eppure Boyle ci mette davanti una generazione diversa da quella trattata nei due film, e lo fa attraverso il figlio di Begbie, un ragazzo di circa vent’anni che si è iscritto al college e che studia management. Allora una generazione diversa c’è. Esiste. Una generazione che vuole crearsi un futuro attraverso lo studio e che non è pronta a schiaffeggiare i genitori, come loro hanno fatto, invece, con i propri. T2 Trainspotting mette in scena anche questo interessante rapporto tra padre e figlio, che prenderà una direzione particolarmente positiva nello sviluppo drammaturgico del film.

Come lo stesso Danny Boyle ha detto, questo è un film che parla della mascolinità. Infatti possiamo far caso a quanto le donne — come l’ex ragazza di Mark che è diventata avvocato — siano riuscite ad ottenere qualcosa di concreto dalla vita, mentre gli uomini un po’ meno. Ma la mascolinità viene anche analizzata in sé per sé. Mostrando per lo più, sia nel primo che nel secondo film, nudi maschili e non femminili. Non mancano poi le citazioni, anche qui a Stanley Kubrick. Nel primo ricordiamo tutti quella discoteca Volcano che ricordava un po’ il Korova Milk Bar, qui invece c’è una scena esilarante con Begbie che entra con la testa in un muro stile Shining. Anche la colonna sonora, fatta dal gruppo scozzese The Young Fathers, risulta azzeccata.

Ancora una volta gli attori hanno fatto un lavoro eccellente. Sono incredibili nel conferire esattamente le stesse caratteristiche ai personaggi da loro interpretati. Inoltre, per gli appassionati di sport, ci saranno diverse incursioni visive e narrative nel mondo del calcio. Esemplificativa la scena in cui Veronika, new entry femminile della storia, dice a Mark e SickBoy: “Vivete nel passato e nella malinconia”, mentre i due vedono i video di George Best. Ma T2 ci parla anche di tradimenti, proprio come quello che fece Mark vent’anni fa. Sarà Spud a suggerirci un tema fondamentale:

Prima c’è un’occasione, poi il tradimento.

T2 Trainspotting

Possiamo concludere dicendo che di sequel ne sono stati fatti tanti. E troppi non hanno soddisfatto le aspettative.

Ma T2 Trainspotting è uno di quei film che ci fa tifare per i sequel.

 

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