“The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach – La recensione

Dal Festival di Cannes approda nel catalogo Netflix “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach. Un film molto atteso dopo il poco convincente Okja, anche esso in concorso a Cannes 2017. Eccovi la nostra recensione del nuovo film Netflix che vede fra l’altro protagonisti Adam Sandler, Ben Stiller e Dustin Hoffman.

La trama

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“The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach è un film Netflix diviso in capitoli, nei quali si approfondiscono le relazioni fra i membri della famiglia Meyerowitz. Il primo capitolo vede come protagonista Adam Sandler. Egli dovrà passare qualche giorno con l’anziano padre (Dustin Hoffman) mentre la compagna Maureen (Emma Thompson) è in viaggio. Adam Sandler è, a sua volta, padre in fase di separazione dalla moglie; sua figlia Eliza sta per andare al college per studiare cinema, vuole dedicarsi all’arte come il nonno che negli ’60 e ’70 si guadagnava da vivere come scultore. E’ proprio il sentirsi “artista” di Dustin Hoffman che rende a tratti la convivenza con Sandler insostenibile.

Il secondo capitolo è dedicato a Matthew (Ben Stiller) fratellastro di Adam Sandler, è un uomo di successo ma anche lui, come gli altri figli di Hoffman, non ha seguito la via dell’arte e ha fondato una società immobiliare. Anche Ben Stiller affronta le sue guerre in famiglia. Il fratellastro, da sempre geloso di lui, lo sopporta a fatica; il padre è sempre pronto a rimbeccarlo per aver scelto un percorso di vita poco stimolante. “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach assume poi uno poi un tono più cupo. Per una serie di spiacevoli eventi i tre fratelli Mayerowitz dovranno collaborare come mai prima.

I personaggi

Danny Meyerowitz

Il nuovo film Netflix presenta dei personaggi molto  complessi. Adam Sandler è un uomo “fallito”. Non ha un lavoro, viene mantenuto dalla moglie ma con la separazione in arrivo sarà costretto a cercarsi un impiego. Accetta perfino di vivere qualche giorno con il padre nei confronti del quale prova molto rancore; infatti il personaggio di Dustin Hoffman sembra sempre preferire il figlio minore (Ben Stiller), al quale dedica anche una sua scultura. Così il personaggio di Sandler deve subire la megalomania del padre e le accuse di non aver cresciuto la sua anima artistica. In “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach l’unica gioia per Adam Sandler sembra essere la figlia Eliza. La carica emotiva di questo rapporto, che riesce a coinvolgere lo spettatore, si percepisce in una sequenza iniziale in cui padre e figlia si esibiscono in un duetto al piano forte. Senza l’ago della bilancia rappresentato dalla figlia, Sandler torna il rabbioso e rancorso “fallito” con i pantaloncini corti.

 Matthew Meyerowitz

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In questo nuovo film Netflix Ben Stiller sembra essere l’opposto del personaggio del fratellastro. E’ un uomo di successo, con una personalità forte che sembra poter affrontare il gigantesco ego di Mayerowitz padre. E che lo stesso Hoffman sembra preferire a gli altri due figli. Dietro a questa forte personalità si cela in realtà un altro “fallito”. Anche Ben Stiller non riesce a tenere le redini della sua vita coniugale e familiare. Affronta un periodo di crisi, forse irreversibile, con la moglie e non riesce farsi amare dal figlioletto. La vera debolezza del personaggio di Stiller viene fuori in atti spregevoli ed egoisti contro i fratelli ed il padre. Forse però in “The Mayerowitz stories” di Noah Bamubach c’è possibilità di redimersi. E Ben Stiller ci proverà in un toccante discorso davanti alla scultura dedicatagli dal padre.

Harold Meyerowitz

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Il fulcro di tutte le vicissitudini della famiglia, in “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach, è il pater familias Dustin Hoffman. Scultore di professione, dopo aver raggiunto la notorietà negli anni ’60, Harold è alla ricerca di una rinascita artistica. Essere artisti di professione non è una cosa comune e il Dustin Hoffman lo sa; egli è dotato di un ego smisurato, permaloso e poco incline ad ascoltare le opinioni altrui. Ma anche dietro a questa corazza fatta di strati intellettualismo si nasconde l’ennesimo “fallito”. Reduce da due matrimoni, Harlod convive ora con Maureen, la cui complessa personalità non facilitano la vita di Hoffman. Dei figli che lo vedono come antagonista nella loro vita e non come un consigliere fidato; vive ancora con il mito di ciò che Harold Mayerowitz fu cinquanta anni prima. Vive nei suoi affollati ricordi al punto di non riuscire ad accettare di essere un anziano, solo, e senza idee per reinventare la sua arte. In questo nuovo film Netflix la personalità di Harold è massimamente rappresentata nella sequenza dell’inaugurazione della mostra dell’amico L.J. Shapiro.

Le influenze di Noah Bamubach in “The Mayerowitz stories”

Una nota assolutamente positiva del nuovo film Netflix è l’uso delle citazioni utilizzate in maniera sapiente. Infatti in “The Mayerowitz stories” Noah Baumbach utilizza una ambientazione newyorkese, una società composta da artisti e uomini complessi e complessati che non può che rimandare al maestro Woody Allen. Anche la colonna sonora, profondamente Jazz, ricorda il maestro; non per ultima l’influenza alleniana si vede nello stile di regia. Infatti Baumbach pur mettendo al centro la storia e i dialoghi non si dimentica che l’utilizzo della macchina da presa è fondamentale per confezionare una buona commedia. Le carrellate che seguono i personaggi che dialogano passeggiando sui marciapiedi di New York rimandano ai capolavori come Io e Annie o Crimini e misfatti. Lo stesso personaggio di Dustin Hoffman è un chiaro tributi a gli artisti complessati di Woody Allen.

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Le influenze sui caratteri dei personaggi

Baumbach prende ispirazione da altri film anche per gli altri personaggi. Pensiamo al personaggio di Adam Sandler. Succube degli eventi e delle persone che lo circondano ma con una rabbia incontrollabile pronta ad esplodere, chi vi ricorda? Il personaggio interpretato dallo stesso Sandler in Punch-drunk love capolavoro di Paul Thomas Anderson.Anche in “The Mayerowitz stories” il suo personaggio sembra soffrire il rapporto con i familiari. La sua scarsa autostima gli rendono difficile anche realizzarsi nel mondo del lavoro; è un animo sensibile ma all’occorrenza sa esplodere in una persona feroce. Come era per il personaggio di Anderson, il vestiario è indicativo della sua personalità.

E il personaggio di Ben Stiller? Beh viene immediato un paragone con il suo personaggio, forse, più riuscito ovvero il protagonista de “I sogni segreti di Walter Mitty”. Matthew Mayerowitz sembra essere l’opposto di Walter Mitty. Il primo si sente una persona realizzata, è poco idealista e ha comunque una sua vita e un nucleo familiare da tenere in piedi; il secondo ce lo ricordiamo come un sognatore, un po’ codardo, che trova la forza di scoprire se stesso dandosi all’avventura in giro per il mondo. Eppure in “The Mayerowitz stories” Noah Baumbach si ricorda di quel Ben Stiller sognatore. L’idealismo è parte del carattere di Stiller, ma questo verrà fuori poco a poco.

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Anche le dinamiche della famiglia, composta da soggetti a gli antipodi è un richiamo a commedie già viste in passato. L’eccentrico e artistico Dustin Hoffman da una parte, il “normale” Ben Stiller dall’altra ricordano infatti il duo padre e figlio della famiglia Fotter; la componente della commedia degli equivoci della trilogia che parte da “Mi presenti i tuoi?” possiamo ritrovarla anche in quest’ultimo film Netflix. Insomma in chiave post-moderna Baumbach non copia ma “ruba con intelligenza” per creare un prodotto originale.

La produzione cinematografica Netflix

“The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach serve anche per inserirci nel dibattito sul valore artistico dei film Netflix. Infatti oltre alla controversia sul metodo di produzione e distribuzione delle opere della piattaforma streaming, si aggiunge la discussione sul loro peso nella Settima arte. E a differenza delle traballanti pellicole come “Okja” e “The bad batch”, “The Mayerowitz stories” è un film solido. Anzitutto per il finale: a differenza delle due citate opere, Baumbach non cerca nella sua pellicola una riconciliazione con lo spettatore. Si è vero ci sono dei vincitori, ma se qualcuno vince logicamente qualcuno deve perdere. Qui per la scelta che fa il regista, si stacca dai suoi grandi debiti nei confronti di Woody Allen, per una soluzione opposta, ugualmente pungente e con un sapore un po’ politico. Questo ultimo film Netflix, non sappiamo ancora bene perché, non si piega ad esigenze di commercialità e pur con un finale che “tronca di netto” riesce ad essere conclusivo ed esplicativo.

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Quindi unite delle ottime prove attoriali, ad una regia e una scrittura debitrice delle opere del passato ma intelligentemente riadattate. Aggiungete un finale provocatorio e della critica all’arte e all’artista qua e la, otterrete così un grande film che si gusta con piacere. Ciò rende “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach il fiore all’occhiello dei film Netflix.

Conclusioni

Oggi la parola “capolavoro” e abusata e, forse, sta perdendo di significato, quindi accantoniamola. Possiamo dire che il nuovo film Netflix va visto e rivisto. Anzitutto perché commedie così bene fatte, sopratutto dagli USA, ne escono poche; inoltre , torniamo a dire, “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach è un modo intelligente di fare commedia: riuscire ad affrontare le tematiche dei rapporti familiari, dell’arte e l’artista, in maniera intelligente, provocatoria ma con una componente comica che non risulti eccessiva o inesistente è veramente difficile. E in questo film il regista e gli attori ci riescono egregiamente, rendendo la pellicola un omaggio alla commedia, da quella classica a quella contemporanea, come vero sotto-genere della Settima arte.

Unica nota “negativa” del film è la mancanza di originalità nella storia di base. Insomma “The Mayerowitz stories” di Noah Baumbach deve essere la base di partenza per le future produzioni di film Netflix.

PER APPROFONDIRE LA QUESTIONE SULLA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA NETFLIX, LEGGI ANCHE:

“The bad batch” con Jason Momoa: un film Netflix da vedere!

Rating - 7

7

The Good

  • citazioni intelligenti
  • recitazione ottima

The Bad

  • soggetto base poco originale

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