Trafficante di Virus: recensione del film ispirato al libro di Ilaria Capua con Anna Foglietta

Approdato al cinema il 29 novembre 2021, dopo un’anteprima al TFF due giorni prima, il film biografico diretto da Costanza Quadriglio, ispirato al libro di Ilaria Capua con Anna Foglietta

Anna Foglietta è Irene Colli alias Ilaria Capua, la virologa, veterinaria, professoressa dell’Università della Florida, resa nota al mondo dai suoi studi sui virus influenzali; ricordiamo i casi di Aviaria, chiamata più comunemente ‘influenza dei polli’. L’Aviaria – dal sito del Ministero della Salute – è un’infezione virale causata dai virus della famiglia Orthomyxoviridae, genere Influenza-virus A; essa è l’unica di cui sia accertata la capacità di infettare i volatili, fra i quali quelli acquatici ne costituiscono un importante serbatoio. Tornando alla Capua, il suo peso nel nostro Paese è ulteriormente cresciuto con la questione della SARS-CoV-2, già nei primi mesi del 2020. Tuttavia, Trafficante di virus, di cui vi proponiamo la nostra recensione, è liberamente tratto dal libro che la stessa ha scritto e pubblicato nel 2017; ben prima del biennio pandemico. Il suo racconto autobiografico, edito Rizzoli, s’intitola Io trafficante di virus – Una storia di scienza e di amara giustizia.

Trafficante di virus è un prodotto Picomedia – Medusa Film in collaborazione con Prime Video e Trentino Film Commission. La distribuzione è ad opera della Medusa Film e l’uscita nei cinema è avvenuta a cavallo fra novembre e dicembre. Ad ospitare l’anteprima, invece, è stato il Torino Film Festival. Lì, prima della visione sul grande schermo, Costanza Quadriglio, Anna Foglietta, Michael Rodgers e un altro attore hanno fatto dei brevi interventi; interventi che avevano l’intento, in particolare, di trasmettere a noi pubblico i messaggi del loro film. Trafficante di virus va oltre la preziosa professione di Ilaria Capua, invitandoci a riflettere sulla forza al femminile ancora tanto ostacolata, quando, forse, temuta; spingendoci a non farci abbattere dalla società se giudica le nostre idee solo in base ai suoi preconcetti, forse superati; dandoci il là per proseguire con degli obiettivi che contano per l’intera collettività.  

Indice

Moglie e Marito, un perfetto equlibrio – Trafficante di virus, la recensione

Chi sono i protagonisti di questa bella storia, che, non va dimenticato, è ispirata a fatti e persone reali? Cominciamo con la protagonista, la scienziata; una donna di spessore sul piano professionale, peraltro riconosciuto fintanto che non mette in crisi quanto potremmo definire il ‘boys club’; una moglie di peso, non adatta a tutti, anzi a pochi, perché non è scontato trovarsi sposati con una tale personalità, anche duramente contrastata dal settore di appartenenza; una compagna eccellente per il ricercatore partner di laboratorio e amico, interpretato da Andrea Brosca, bravissimo; una compagna di vita salda per il marito Sean, suo infinito estimatore, impersonato da Michael Rodgers, con straordinaria empatia e profondità. Anna Foglietta è forte, determinata, passionale. La sua Irene arriva allo spettatore in modo chiaro e convincente. Non è semplice interpretare un personaggio realmente esistito, ancor meno uno che esiste mentre lo interpreti.

Sono entrambi scozzesi i mariti – vero e per fiction – di Ilaria/Irene, ma questa non è l’unica cosa in comune. La raffigurazione interpretativa che, con l’attenta regia di Costanza Quadriglio, Michael Rodgers fa di Sean è favolosa. Lo è stata anche per Richard John William Currie, ex dirigente d’azienda della Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione di vaccini veterinari; sposato con la Capua, i due hanno una figlia nata nel 2004. Richard ha scritto un’e-mail a Michael, esprimendogli la più grande stima e gratitudine per il lavoro svolto sul ‘suo’ personaggio. Michael Rodgers riesce a rendere uno Sean forte dei suoi valori professionali e umani e capace di stare in secondo piano rispetto alla donna amata; di sostenerla in modo sensibile e coraggioso.

Analisi e recensione del film Trafficante di virus 

Il film ci regala, piaccia o no il personaggio di ispirazione, Ilaria Capua, un pezzo di cultura e storia. Trafficante di virus è diretto e interpretato secondo scelte artistiche precise e sembra tendere a un mercato, anche, internazionale; del resto, la stessa protagonista del film vive fra il Bel Paese e gli Stati Uniti e il cast è italo-straniero. La location principale è il Trentino, ma, da alcune inquadrature di ampio respiro, ci si immagina di trovarsi altrove, anche molto lontani da lì. Trafficante di virus ha il pregio di spingerci a sapere: dopo averlo visto, parte del pubblico, da quanto saputo, si è attivata in ricerche online relative alla Capua, sia scienziata sia nel suo privato. Un plauso, dunque, a chi artisticamente, magari attraverso un film, come in questo caso, ci rende edotti di un pezzo di storia attraverso le vite dei personaggi che racconta.

Trafficante di virus è davvero interessante e assai ben fatto. Ciò avviene per la cura del dettaglio, per la fotografia, che è splendida, per la sceneggiatura; avviene, in particolare, grazie, non solo ad una regia efficiente e a tratti, anche, molto delicata, ma, in modo correlato, all’armonia di un cast di altissima qualità. Ilaria Capua avrebbe presenziato ad alcune riprese del film e la protagonista, Anna Foglietta, le avrebbe parlato più volte, senza farsi troppo influenzare sul personaggio. La stessa virologa ha dichiarato: Nella mia vita non mi sarei mai immaginata di essere a un festival del cinema, è un grande onore. […] Nella vita succedono cose brutte […]: penso che questo film sia riuscito a mostrare la magia di un gruppo che lavora affiatato per un obiettivo superiore.

Trafficante di virus, recensione

Trafficante di virus. Picomedia con Medusa Film, in collaborazione con Prime Video e Trentino Film Commission

 

 

 

 

 

 

   

Conclusioni: vale la pena vederlo? – Trafficante di virus, la recensione

Sì, vale la pena vederlo: è una storia vera o, quanto meno, ad essa ispirata. Grazie alle piattaforme, non è difficile trovare il film, con la libertà del quando, essendo in streaming. Inoltre, è adatto a tutti. C’è grande impegno dietro e davanti alla macchina da presa. Inoltre, un bel film, specie oggi, ancora in piena pandemia, aiuta a distrarci in modo costruttivo e sano dall’argomento principe delle nostre conversazioni. Correlato a tutto ciò, occorre ricordare che, grazie alle misure di contenimento, possiamo tornare ad affollare le sale senza paura alcuna e sostenere l’arte. Nel libro e nel film, si affronta l’Aviaria; oggi, grazie a scienza e vaccini, s’affronta anche il Covid.

Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di Trafficante di virus, sottolineiamo un altro aspetto importante per cui sostenere questo film: il ruolo principale è femminile, quello del co-protagonista è maschile. Certo contano entrambi e, nella storia, come si dice delle grandi donne che stanno dietro ai grandi uomini, Sean è chi sta dietro a Irene; se lei è tanto forte, al di là delle sue intrinseche ragioni e della personalità ingombrante, un gran merito l’ha lui. Sean è, probabilmente, l’equilibrio della loro coppia e rappresenta quel tipo di presenza che tutti vorremmo al nostro fianco. Ma, tornando ai ruoli, l’aspetto da evidenziare è professionale: cominciamo a vedere che i personaggi intorno a cui ruota una storia, dunque un film o un play, sono donne. Un cambiamento, seppure lentissimo, di questo genere fa ben sperare.

Trafficante di virus

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Il film racconta una storia vera e un problema che ha coinvolto l'umanità non troppo tempo fa
  • La qualità del prodotto, adatto a tutti, è curata in particolare nella regia, la fotografia e nelle performance del cast
  • I ruoli femminili finalmente cominciano a essere sempre più quelli principali di un film o di uno spettacolo teatrale e questo film ne è la riprova

Lati negativi

  • La cronologia degli eventi confonde, ossia le date, come in un diario, dovrebbero aiutare a focalizzare il tempo del racconto, ma, con un'alternanza poco logica delle date, il pubblico si confonde avendo l'impressione di andare avanti per poi tornare indietro e di nuovo proseguire
  • La differenza fra Irene Colli alla fine della storia narrata e Irene giovane ricercatrice già lanciata a quasi inizio film è stilisticamente data da un colore dei capelli un po' diverso: si sarebbe potuto far di più perché avrebbe aiutato a percepirla come vicina o lontana temporalmente secondo le fasi del film

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