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Una serie di sfortunati eventi: recensione della serie Netflix

Ecco la nostra opinione di Una serie di sfortunati eventi, serie televisiva con Neil Patrick Harris

Una serie di sfortunati eventi: recensione. In attesa dell’uscita della terza ed ultima stagione, analizziamo meglio una delle serie di maggior successo e seguito sulla piattaforma di Netflix. Una serie di sfortunati eventi è un riadattamento dell’omonima serie di romanzi per ragazzi scritti da Lemony Snickets, pseudonimo di Daniel Handler, composta da tredici libri. La prima stagione ricopre i primi quattro libri della collana, mentre la seconda riporta sullo schermo i seguenti nove libri. La terza stagione, in arrivo il prossimo anno, concluderà la serie rappresentando i restanti quattro libri.

I primi tre libri della serie furono precedentemente trasposti in un film diretto da Bradley Silberling ed interpretato da Jim Carrey (Conte Olaf), Meryl Streep (zia Josephine) e Jude Law (Lemony Snickets). Sebbene inizialmente era nata l’idea di creare dei sequels, il progetto fu presto abbandonato. Anni dopo, Netflix decide di rilanciare Una serie di sfortunati eventi, producendo una serie tv dai toni e caratteristiche diverse dal film. La serie non si prende troppe libertà nel riadattare gli eventi, bensì rimane molto fedele ai libri, riportando alle volte intere porzioni di dialoghi.

La trama

La serie narra delle infauste avventure di Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, rimasti orfani a causa di un misterioso incendio che ha ucciso i loro genitori. Rimasti soli, i bambini verranno affidati ad un’improbabile e sconosciuto tutore, il conte Olaf. “Abile” attore ed “esperto” nell’arte del travestirsi, il sinistro Olaf vuole mettere mano sull’enorme fortuna dei Baudelaire ed ucciderli. Una volta smascherate le sue vere intenzioni, i tre fratelli verranno affidati a vari tutori, considerati dal Signor Poe, amministratore dei beni degli orfani, presunti parenti lontani. Il Conte Olaf però, non rinuncia facilmente ad impossessarsi della ricchezza dei Baudelaire. Grazie a vari travestimenti e personaggi assurdi, Olaf riuscirà sempre ad imbrogliare i tutori ed arrivare ai bambini.

Una serie di sfortunati eventi: recensione della serie Netflix

Sin dal primo episodio il narratore delle vicende, e scrittore di ciò che accadde, Lemony Snickets, avvisa lo spettatore di ciò a cui assisterà. “Se vi interessano le storie con un lieto fine, allora questa non fa per voi”. Snickets mette subito in chiaro i toni che caratterizzano la narrazione degli spiacevoli eventi con protagonisti i Baudelaire. La felicità, il sollievo e la spensieratezza non fanno parte delle emozioni che i fratelli, e lo spettatore, vivranno nei vari episodi. Perciò il narratore esorta i “deboli di cuore” a guardare altrove se si vuole cercare una favola a lieto fine.

La serie è immersa in un’atmosfera che rispecchia il malessere e l’infelicità che contraddistingue la narrazione. Ciò che più risalta all’occhio è la tonalità dei colori utilizzati nella fotografia. Ovviamente non si prediligono colori vivaci e sgargianti, bensì gradazioni sottotono e malinconiche, che dipingono ambientazioni cupe e gotiche. La scenografia alle volte risulta volutamente e forzatamente finta, come se volesse far credere allo spettatore che sia tutta una messa in scena. Il punto forte della serie però consiste in una narrazione nella narrazione. Lemony Snickets ci spiega e analizza gli eventi dei Baudelaire, sempre avvertendoci dei pericoli a cui incorreranno, attraverso un linguaggio non troppo metaforico e diretto.

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Una serie di (s)fortunati personaggi: il conte Olaf

Tra travestimenti vari, tutori improbabili, bambini tristi e soli, un narratore, aiutanti e complici, Una serie di sfortunati eventi può vantare la presenza di moltissimi personaggi interessanti e ben caratterizzati. Ogni episodio pullula di individui che sono riusciti a trovare un piccolo o grande spazio all’interno della storia grazie alle loro particolarità. Non rappresentano sicuramente dei personaggi canonici i quali possono essere ricollegati ad altri personaggi di altre serie. In ogni puntata è presentato un tipo di personaggio diverso, che può andare dall’individuo stranamente normale ad una personalità altamente grottesca.

Impossibile non iniziare parlando di colui che alla fin fine è la vera star della serie, il conte Olaf. Malvagio, ironico e spettacolare, il conte Olaf interpretato da Neil Patrick Harris si discosta per certi aspetti da quello interpretato da Jim Carrey. Nella serie, Olaf assume maggiormente i lineamenti del villain della storia, sebbene se ne allontani allo stesso tempo. La sua malvagità sta nel “torturare” psicologicamente gli orfani Baudelaire facendoli sentire costantemente in trappola ed aggirando coloro che li potrebbe aiutare. L’interpretazione di Neil Patrick Harris risulta molto più dinamica e convincente nella seconda stagione rispetto alla prima, in cui non riusciva totalmente a convincere il pubblico.

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I fratelli Baudelaire

Ma i protagonisti della serie sono i fratelli Baudelaire, che di ordinario non hanno proprio nulla. Nati in una famiglia colta e curiosa, i Baudelaire hanno sviluppato nel corso della loro vita delle doti che li contraddistingue dagli altri ragazzi. Violet, la maggiore, è una grande inventrice ed ha quindi la capacità di produrre cose con semplici oggetti. Solitamente, quando pensa ad un’invenzione, si lega i capelli con un nastro. Klaus è un grande lettore ed ha una potente memoria. Ricorda qualsiasi nozione letta su libri. Sunny, la più piccola, ha denti aguzzi e riesce a mordere qualsiasi materiale. Nonostante la straordinarietà dei personaggi, purtroppo gli attori (giovani) che li interpretano non sono riusciti a far emergere i Baudelaire come protagonisti e spesso non oscurati da altri personaggi.

I personaggi secondari sono gli elementi che rendono questa serie ancora più ricca e divertente. Ognuno con la propria unicità e particolare ordinarietà, rendono ancora più gustosi gli sketch comici.

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Una serie di sfortunati eventi recensione: linguaggio e toni della serie

Come detto precedentemente, ogni episodio è caratterizzata dalla comparsa del narratore-scrittore, che chiarisce o puntualizza modi di dire, situazioni bizzarre, stati d’animo dette o provate dai protagonisti. La voce narrante è quindi molto presente, soprattutto fisicamente. Noi riusciamo a vedere colui che narra le vicende dei Baudelaire e non ne sentiamo solamente una voce. Sin da subito definisce il tono che assumerà la serie e consiglia allo spettatore di cambiare sale e vedere altro. Punto che è ribadito anche nella sigla.

Quindi il linguaggio utilizzato dalla serie è un linguaggio diretto, che non usa inutili abbellimenti e ornamenti metaforici. Si narra di eventi malinconici e tristi che non hanno bisogno di troppi giri di parole per essere raccontati. Tale infelicità però è spesso alleggerita da scene e sketch divertenti e buffi. L’umorismo usato in Una serie di sfortunati eventi è semplice e chiaro, che adopera come incipit, giochi di parole e ovvietà per innescare una risata.

Una serie di sfortunati eventi

Voto criteria - 7

7

Lati positivi

  • Narrazione della storia interessante
  • Interpretazione di Neil Patrick Harris

Lati negativi

  • Prova attoriale dei fratelli Baudelaire
  • Prima stagione un po' sotto tono

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