Uncle Frank: recensione del film scritto e diretto da Alan Ball

Diamo un'occhiata più da vicino al dramedy con protagonista Paul Bettany

Uncle Frank, il film di cui vi proponiamo la recensione, è stato presentato al Sundance Film Festival nel gennaio del 2020 e distribuito in Italia su Prime Video nel novembre dello stesso anno. Protagonista indiscusso della pellicola – lo zio Frank – è l’attore di origini inglesi Paul Bettany. La star attualmente è in vista anche grazie al successo ottenuto tramite la miniserie WandaVision, accanto a Elizabeth Olsen. Le vicende raccontate in Uncle Frank sono ambientate nell’America degli anni Settanta e hanno come punto focale la vita di un membro di una famiglia del South Carolina. Si tratta dello zio dell’adolescente Betty Bledsoe (interpretata dalla giovane Sophia Lillis).

Frank Bledsoe nasconde la verità ai suoi parenti riguardo la sua omosessualità. Pur avendo trovato l’amore, il quarantenne Frank non riesce ancora a vivere serenamente la propria identità sessuale. Il blocco è dovuto alla sua difficolta nel fare coming out con la sua famiglia e a un evento legato alla sua adolescenza. Uncle Frank si presenta dunque come una pellicola incentrata sulla necessità di riuscire ad affrontare le proprie paure per poter essere pienamente sé stessi senza compromessi.  Un racconto familiare e intimistico, ispirato anche al vissuto dello stesso regista: Alan Ball (vincitore del premio Oscar, nel 2000, per la miglior sceneggiatura originale per il cult American Beauty).

Indice

La trama – Uncle Frank recensione

La narrazione prende avvio nel 1969 in un paesino del South Carolina, Creekville. Una ragazzina di quattordici anni, Betty Bledsoe, sta vivendo una delle estati che conserverà per sempre fra i suoi ricordi più belli. Il compleanno di suo nonno Mac, infatti, è un’occasione importante per tutti i componenti della famiglia. Questo evento permetterà alla giovane di trascorrere un po’ più di tempo con l’unico parente con la quale sente di avere veramente qualcosa in comune: lo zio Frank, uomo colto, gentile e al passo coi tempi. Durante le giornate estive, zio e nipote parlano di letteratura, di cosa significa vivere in città (Frank, infatti, insegna letteratura alla New York Univerisity) e del coraggio di poter essere sempre sé stessi. Nel corso di queste chiacchierate spensierate e confidenziali lo zio consiglierà a Betty di contemplare fra le sue scelte future l’iscrizione all’università.

Quattro anni più tardi ritroviamo Betty (che ora si fa chiamare Beth) matricola alla New York University. Una sera la ragazza decide di autoinvitarsi a casa dello zio; qui, Beth scopre così che Frank condivide l’appartamento con un altro uomo: Wallid Nadeem (Wally), suo compagno da dieci anni. La vita segreta dello zio non sembra turbare in alcun modo la nipote. Frank, ad ogni modo, le fa promettere di non rivelare nulla al resto della famiglia. La mattina seguente i tre fanno colazione insieme. Questo momento di serenità viene interrotto da una chiamata da parte della madre di Frank: suo padre Mac, il nonno di Beth, è morto. Al quel punto, zio e nipote decideranno di far ritorno a Creekville per i funerali. Durante questo viaggio on the road, Frank si vedrà però costretto a fare i conti con un cupo segreto che lo lega al padre appena deceduto.

Uncle Frank recensione

Uncle Frank – Parts and Labor, Your Face Goes Here Entertainment

Recensione – Uncle Frank recensione

Non si può non parlare dell’importante presenza scenica di Paul Bettany. L’attore si mostra perfettamente a suo agio nel recitare in un ruolo drammatico, trasmettendo con estrema semplicità ogni singola emozione provata dal suo personaggio. Altrettante lodi vanno tessute per la giovane co-protagonista, l’attrice Sophia Lillis (vista in It ), che non sfigura per niente accanto all’attore più maturo ed esperto. Proprio la Lillis dovrebbe essere la chiave dell’intero film. Come suggerisce il titolo del lungometraggio, “Zio Frank”, ci si aspetterebbe infatti che il punto di vista principale della vicenda rimanesse sempre quello della nipote, Beth. Eppure, anche se il film inizia proprio con un voice over della protagonista – dal quale comprendiamo l’ammirazione della ragazza nei confronti dello zio – successivamente questa prospettiva viene un po’ a perdersi.  Ritroveremo la voce narrante di Beth soltanto negli ultimi fotogrammi del film.

Terza figura di rilievo all’interno di questo dramedy è quella messa in scena dall’attore Peter Macdissi, attore libanese che nel film interpreta Wally, il compagno di Frank. Questo personaggio, divertente e sensibile, permette al dramma di sfumare così anche su toni più leggeri. Attorno ai tre personaggi principali fanno la loro comparsa gli altri componenti della famiglia Bledsoe. Ed è proprio grazie alla rappresentazione di questo nucleo familiare che il regista riesce a restituire allo spettatore una storia nella quale è facile identificarsi. Si parla in primis di diversità e del bisogno di poter esprimersi senza allontanarsi da quella prima unità sociale di base che è la propria famiglia: quella micro-società a cui tutti, nel bene o nel male, ci sentiremo per sempre legati.

Un racconto sui legami familiari – Uncle Frank recensione

Oltre all’identità di genere, un tema affrontato nel corso della storia è quello del lutto. Frank infatti si vedrà costretto a far ritorno al suo paese natale per le esequie del genitore; tra i due non è mai corso buon sangue, come possiamo intuire fin dalle primissime scene del film. Si tratta di una scena in cui viene mostrato il disprezzo che il padre prova per Frank. Una disistima che scopriremo avere origini lontane e che, come spesso accade, è causata dall’aver vissuto in una cultura retrograda e perbenista. Di fronte a questi tentativi di svilimento da parte del capofamiglia, gli altri familiari rimangono sempre sconcertati ma senza mai reagire. L’intera dinamica, all’inizio del film, è osservata dalla nipote adolescente. Beth, infatti, non riesce a capacitarsi del motivo dei continui punzecchiamenti da parte di nonno Mac, dato che lei considera lo zio un uomo carismatico e dal temperamento mite.

Uncle Frank è quindi anche la storia di un’amicizia nata in contesto familiare: il legame che lega nipote e zio è qualcosa di unico e raro: due persone, appartenenti a generazioni diverse, che risultano avere gli stessi interessi e aspirazioni. Contemporaneamente la pellicola vuole essere anche una sorta di bildungsroman. Un’opera di formazione quindi, in cui la giovane Beth capirà, grazie al tempo passato con lo zio, di avere tutte le carte in regola per prendere in mano il proprio destino e poter progettare il suo futuro. Allo stesso tempo, anche lo zio dovrà mettere in moto una trasformazione verso un miglioramento della propria persona. Il viaggio on the road verso la Carolina del Sud, per Frank, rappresenterà anche un percorso a ritroso per superare antichi traumi. Una strada che deve percorrere per poter esprimersi finalmente per quello che è, perdonando gli altri ma prima di tutto sé stesso.

Uncle Frank recensione

Uncle Frank – Parts and Labor, Your Face Goes Here Entertainment

Lato tecnico – Uncle Frank recensione

Non c’è dubbio che il regista abbia voluto raccontare attraverso questo film anche parte del suo vissuto. Alan Ball, dichiaratamente omosessuale, infatti è sempre stato un attivo sostenitore delle cause del movimento LGBT. Questa componente personale nel lavoro registico ha certamente permesso di realizzare un prodotto cinematografico di forte impatto emotivo, nel quale si dà spazio anche alla forza potente e brutale dell’autocondanna.  Oltre al peso di un orientamento sessuale da nascondere ai propri cari, il protagonista cela tra le piaghe del suo cuore anche un ricordo del passato che continua a corroderlo dall’interno. Un evento che lo ha portato a trasformarsi negli anni in una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Nonostante la rappresentazione di temi così delicati e attuali, i dialoghi risultano spesso banali: si fa presto a completare le frasi dei personaggi. Molto più potenti ed efficaci risultano invece essere le immagini che riescono a trasmettere nitidamente le emozioni e il sentire dei vari personaggi, grazie soprattutto a diversi primi piani sugli attori. Interessante, in questo senso, è il movimento della macchina da presa, che spesso si ritrova a zoomare lentamente sulle varie figure nei momenti più intensi della storia. Contribuisce alla bellezza delle immagini la fotografia luminosa e l’utilizzo sapiente dei colori. Vengono utilizzate tinte tenui per gli interni delle case, come l’appartamento bohemien di Frank, mentre le tinte accese fanno ulteriormente risaltare la natura selvaggia del South Carolina. Il tutto è armonizzato dalle musiche emozionali di Nathan Barr.

Considerazioni finali

In conclusione, Uncle Frank risulta un film ben confezionato che regala allo spettatore un’ora e mezza di piacevole intrattenimento. Allo stesso tempo la pellicola fa riflettere sulla forza devastatrice dei tabù e sulla conseguente repressione a cui essi possono portare. Il regista ha voluto quindi mostrare attraverso la vicenda di Frank la drammaticità di un’identità di genere che non può essere dichiarata a pieno. Il riconoscimento da parte della propria famiglia è un tassello che il protagonista deve ottenere per poter vivere serenamente anche con la persona che ama.

Alan Ball tratta quindi il tema dell’omosessualità con rispetto e consapevolezza, inserendolo in un contesto storico, gli anni Settanta, in cui si iniziava a parlare di orientamento e libertà sessuale, ma nel quale molti erano ancora i pregiudizi sui gay. Uncle Frank risulta quindi un prodotto cinematografico che lascia diversi spunti su cui riflettere. Eppure, nonostante la grande quantità e qualità dei temi trattati, si avverte una mancanza. Sarebbe infatti stato interessante approfondire il background dei personaggi di Beth e Wally, con magari dei flashback (come è stato fatto ad esempio per Frank), dato che sono le due figure che accompagnano il protagonista nel suo viaggio fisico e metaforico verso le origini. Nonostante questa assenza, il messaggio del film è carico di speranza.

Uncle Frank

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Ottima interpretazione di Paul Bettany
  • Si dà risalto al tema dell’identità di genere
    • Lati negativi

      • Manca un approfondimento del background di due dei protagonisti principali
      • La profondità dei dialoghi spesso non riesce a rispecchiare la profondità di ciò che viene raccontato

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