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Zodiac, di David Fincher con Jake Gyllenhaal e Mark Ruffalo: la Recensione

Siamo nel 1968. In estate. A San Francisco c’è un serial killer, Zodiac, che prima uccide le sue vittime e poi le rivendica nelle lettere da lui stesso scritte ed inviate al San Francisco Chronicle, un giornale locale. Nella sua scrittura ci sono dei segni zodiacali da decifrare. Si apre così un duello tra il killer che, col passar del tempo diventa sempre più noto alla gente grazie ai media, e la polizia, in particolare con un detective. Ma di mezzo c’è anche la testata giornalistica, con un giornalista fin troppo ossessionato dal suo lavoro ed un vignettista appassionato di segnali da decifrare ed enigmistica da scoprire..


David Fincher sceglie la via apparentemente più semplice per ricostruire questa complicata storia, quella dello scandire i fatti con le date ed i luoghi in cui sono avvenuti. Bisogna sicuramente fare i complimenti al regista di questa storia che ricordiamo esser basata su veri documenti investigativi. Non era facile mettere in scena tutto ciò, e Fincher riesce a ricostruire il tutto curando i minimi dettagli. Il risultato è un’opera sicuramente piacevole e di facile lettura, che forse poteva esser un po’ asciugata, vista la durata di due ore e mezza. Gli spunti interessanti sono più di uno: in sceneggiatura c’è un modo molto originale con cui Zodiac fa fuori le sue vittime, ogni volta in un modo diverso; la pellicola cerca di immergere lo spettatore nel “loop ossessivo” attraverso l’uso di tecnicismi alla lunga insopportabili –come lo squillo del telefono nella redazione giornalistica– e le angosce e i tormenti vissuti dai protagonisti. 

Ossessioni interpretate benissimo soprattutto da Mark Ruffalo, che interpreta il detective David Toschi, e da Jake Gyllenhaal, nel ruolo del vignettista del San Francisco Chronicle Robert Graysmith. L’arco temporale è abbastanza lungo, si va dal 1969 agli anni ’90. Per tutti questi anni i due protagonisti non molleranno mai la presa, non si arrenderanno mai. In un altro ruolo importante troviamo Robert Downey Jr –alias Paul Avery– nei panni di un giornalista alcolizzato, che verrà costretto a “lasciare la presa” da alcune minacce di morte. Egli appare ad un livello leggermente più basso rispetto agli altri due attori. Probabilmente come sempre è apparso, ma de gustibus non disputandum.

Zodiac appare a metà tra il thriller ed il drammatico. Infatti se si è appassionati di thriller si rischia di rimanere un po’ delusi, soprattutto perché Fincher non focalizza tanto l’attenzione sull’assassino ma bensì su chi sta cercando di scovarlo, mettendo a repentaglio anche la propria vita. E questo viene reso benissimo. Arriva perfettamente quella tensione psicologica in cui sono avvolti i personaggi. 

 

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