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2001: Odissea nello spazio – Spiegazione del film cult di Stanley Kubrick

In questo articolo proviamo a dare una spiegazione all'enigmatico 2001: Odissea nello spazio, analizzando varie interpretazioni!

Quando parliamo di Stanley Kubrick, facciamo riferimento al cineasta che forse più di chiunque altro, ha cambiato il modo di vedere il cinema nella seconda metà del Novecento. I suoi prodotti sono il frutto di un carattere deciso e autoritario, di scelte sbalorditive e di meccanismi cinematografici che fanno da veri precursori di un modo nuovo di intendere il prodotto audiovisivo. Uno dei suoi film più rappresentativi è l’enigmatico 2001: Odissea nello spazio che fin dalla sua prima proiezione, nel 1968, lasciò tutti a bocca aperta. Moltissimi furono però colpiti in maniera negativa da un lungometraggio che spazia da argomenti scientifici alla filosofia, passando per la religione alla mera fantascienza, non riuscendo a trovare collegamenti logici o una spiegazione adeguata. Il finale sorprendente si aggiunge alla già totale e apparente assenza di filo conduttore, spaesando gli spettatori, ancora non adatti a quel tipo di cinema.

Kubrick e lo scrittore Arthur C. Clarke (scrittore del romanzo), volontariamente hanno gestito il film lasciandolo aperto alle interpretazioni più disparate. Noi di Film Post in questo articolo cercheremo di riassumere le varie interpretazioni e analizzandole proveremo a dare a “2001: Odissea nello spazio” una spiegazione accurata.

2001: Odissea nello spazio – Spiegazione del film cult di Stanley Kubrick

 

*ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER!*

 

1 – Libera speculazione

Kubrick come già detto si è apertamente espresso, dichiarando di voler far sì che il pubblico e lo spettatore sia critico nei confronti del film. Si chieda cosa ha visto e cosa possa aver significato, stimolando l’esplorazione ai fini della spiegazione. Si è rifiutato di dare delle linee guida o di spiegazioni chiare di ciò che accade nel film anche per evitare che lo spettatore si senta in obbligo di seguirle, non riuscendo comunque a cogliere il punto. Kubrick sostenne che 2001: Odissea nello spazio è un film spiazzante e viscerale. L’impatto, secondo lui, è così violento che non serve un’amplificazione con una ulteriore visione, dando già con la prima esperienza una reazione istantanea.

Clarke (co-sceneggiatore del film)non si trovò invece d’accordo con queste affermazioni. Egli dichiarò che se qualcuno avesse compreso il film alla prima visione, loro avrebbero fallito. L’affermazione viene dal fatto che egli ritenne di aver giocato con argomenti grandi quanto lo stesso mistero dell’universo raccontato nel film e che sarebbe stato difficile trovarne la logica a primo impatto. Senza però escludere quest’ultima ipotesi. Il risultato dell’ambiguità del film, non fu un risultato cercato dal regista. Egli voleva raggiungere il subconscio dello spettatore attraverso un’esperienza “non-verbale“, e l’enigma è una conseguenza naturale di questo approccio. Kubrick fu sempre pronto a discutere della trama principale e generale ma si rifiutò sempre di delineare una linea guida sui significati simbolici e metafisici del film, lasciando tale compito al singolo spettatore.

2001 Odissea nello spazio spiegazione


2 – Il monolite

2.1 – Dal Pleistocene alla luna

Tra i moltissimi elementi per provare a trovare in 2001: Odissea nello spazio una spiegazione, ci imbattiamo sicuramente per primi nella figura del monolite. L’oggetto, se così possiamo chiamarlo, più misterioso del film e dell’intera storia del cinema, appare quattro volte nel corso della “storia”. Appare nella savana, nel primo capitolo; sulla luna, oggetto di studi; mentre orbita attorno a Giove; accanto al letto in cui giace Bowman prima del finale.

Nella prima occasione in cui abbiamo a che fare con l’oggetto, lo ritroviamo come per magia nell’Africa di quattro milioni di anni fa, in un ambiente in cui vivono degli ominidi/scimmie che sopravvivono a fatica. Questo sembra avere un influsso inaspettato su di loro, perchè grazie all’avvento di questo imparano sorprendentemente a maneggiare utensili e ad utilizzarli come armi. Significativa la scena in cui il capo degli ominidi scopre che può utilizzare un osso come arma (condita spettacolarmente con l’intro di Così Parlò Zarathustra di Strauss).

2001 Odissea nello spazio spiegazione

Un collegamento tra la prima e la seconda apparizione del monolite, lo abbiamo proprio nella stupenda transizione tra l’osso, lanciato in aria, e l’apparizione di un oggetto orbitante, quattro milioni di anni dopo. Questo ha valore simbolico: come se la scoperta dell’osso come arma abbia inaugurato un percorso che ha portato allo spazio. Fa riflettere anche la scoperta dell’osso-arma sia legata alla guerra e alla distruzione (nel 1968, anno d’uscita, era in corso il dibattito sullo spazio e sulla tecnologia per la guerra) ma allo stesso tempo al progresso. Quest’ultimo, infatti, ha portato alle circostanze della seconda apparizione, sulla luna. Il monolite qui viene scoperto e studiato da una equipe scientifica. Ed è proprio lì che, dopo esser rimasto sepolto per milioni di anni, emette un potente segnale radio verso Giove, che porterà alla missione Discovery One.

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 2.2 – Dallo spazio alla stanza

La terza volta in cui notiamo la misteriosa figura del monolite è prima della vorticosa esperienza i limiti del sensibile di Bowman. Egli si trova in orbita attorno Giove e avvista l’oggetto misterioso, questa volta gigantesco, fluttuare nello spazio. Lì sembra essere inghiottito dallo stesso monolite che gli farà vivere l’esperienza oltre il mondo conosciuto, fino a ritrovarsi all’interno della “suite” arredata in stile neoclassico. Qui il monolite sembra fungere quasi da “star gate“, da portale cosmico. Viene allineato agli astri formando una sorta di simbolica croce che quasi identifica Bowman come nuovo redentore.

Arriviamo adesso alla stanza neoclassica appena citata, è qui che fa la sua ultima apparizione il monolite, alla fine del percorso in cui vediamo scorrere le varie fasi della vita dell’astronauta. L’oggetto si trova ai piedi del letto e un Bowman rantolante alza a fatica un dito verso esso. Abbiamo davanti l’immagine della Creazione di Adamo di Michelangelo, in cui l’uomo è Adamo e il monolite rappresenta Dio.

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2.3 Il significato dell’oggetto

Il monolite nero è stato oggetto di migliaia di interpretazioni, da quelle religiose a quelle filosofico-evoluzionistiche. I momenti in cui viene rappresentato, citati sopra, portano lo spettatore a poter associare d ognuno di essi vari significati. Esso sembra essere il mezzo per varcare un ideale confine tra i vari stadi dell’evoluzione umana, trovando un parallelismo evidente fra la prima e l’ultima apparizione: da scimmia a uomo nella prima; da uomo a superuomo (il “Bambino delle stelle“, di cui parleremo più avanti), nella seconda. L’odissea dell’umanità.

E in un certo senso, secondo varie interpretazioni, lo stesso monolite potrebbe essere un simbolo dell schermo in sala, in verticale. L’essere generato dalla morte (se di morte di può parlare) di Bowman si proietta contro il monolito, così come le immagini dello stesso film di Kubrick vengono proiettate sullo schermo. In ogni caso è parer comune che il monolito, ha indicato la via per l’evoluzione e per il futuro: forse è esso stesso quella via.


3 – Concetti filosofici, religiosi e allegorici

3.1 – Così parlò Zarathustra

Il riferimento è diretto al titolo del saggio sul potenziale umano di Friedrich Nietzsche, citato direttamente dall’omonimo brano musicale di Richard Strauss. In questo saggio, il filosofo fa riferimento alla condizione dell’uomo. Quest’ultimo sarebbe il ponte tra la scimmia primitiva e l’Oltreuomo. In ciò l’uomo è in una condizione instabile e sempre mutabile. Esso necessita di una sorta di trasfigurazione in una forma di vita “superiore” per poter andare avanti. Nietzsche identifica, per altro, la figura del bambino come ultimo stadio prima dell’Oltreuomo. Questa sarebbe un’ulteriore interpretazione dell’enigmatico finale. L’uomo che da scimmia sta per arrivare alla forma finale, passando attraverso quella del bambino: in questo caso il “Bambino delle stelle“.

Ancora Nietzsche, nell’opera “La Nascita della Tragedia“, parla del conflitto umano tra gli “stili di vita” Apollineo e Dionisiaco. La parte Apollinea dell’essere umano è razionale, scientifica e misurata, minando l’istinto umano che fa parte della dimensione Dionisiaca. Alcuni studi hanno portato alla luce come il frammento di film con protagoniste le scimmie, sia da associare alla dimensione Dionisiaca; la parte dei viaggi spaziali al pensiero Apollineo. In questa visione la figura di HAL 9000, il robot di bordo, sarebbe l’emblema dell’Apollineo. Nella trasformazione finale, quindi, Bowman avrebbe riacquisito il suo lato Dionisiaco.

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3.2 – I tre livelli di Wheat

Leonard F. Wheat propone una tripla allegoria molto complessa per trovare in 2001 Odissea nello spazio una spiegazione e un significato. Le allegorie incarnate nella storia sono:

  1. Il trattato filosofico, citato già, di Nietzsche: “Così parlo Zarathustra” con annesso l’omonimo brano di Strauss. Qui viene nuovamente notata la teoria secondo quale l’umanità è in equilibrio tra la scimmia e l’Oltreuomo.
  2. L’odissea, poema epico di Omero, citata nel titolo del film. In questo caso Bowman sarebbe l’incarnazione di un moderno Ulisse. Il collegamento è ancora più opportuno se si guarda alla figura di HAL 9000 come il ciclope, avendo un solo occhio. Viene notato anche come Bowman metta fine all’esistenza di HAL inserendo una chiave, proprio come Ulisse acceca il ciclope con un palo. Altri riferimenti spaziali sarebbero da identificare come le avventure, le divinità e gli eventi bellici descritti nel poema.
  3. La teoria di Arthur C. Clarke sulla simbiosi uomo-macchina estesa da Kubrick in un tre salti evolutivi: da scimmia a uomo; il mancato salto da uomo a macchina; salto finale, avvenuto con successo, da uomo a bambino stellare.

Wheat come supporto per le sue complesse tesi, utilizza gli anagrammi. Analizza il nome di uno dei personaggi del film, Heywood R. Floyd. Per lui: He allude ad Helen (Elena di Troia); Wood (legno) sarebbe un riferimento al cavallo di legno (il Cavallo di Troia); oy alluderebbe a Troy (la città di Troia). Per le restanti lettere afferma: sarebbe lo spagnolo di “e”; R, F, L formerebbero la parola ReFLect (riflettere). Nulla però giustifica la visione di come “downfall” (crollo). In questo caso la teoria sul nome di Floyd porterebbe alla frase: “Helen and Wooden Horse Reflect Troy’s Downfall” (ovvero, Elena e il cavallo di legno riflettono la caduta di Troia).

3.3 – La creazione

Una spiegazione a 2001: Odissea nello spazio è stata trovata attraverso l’allegoria del concepimento e della concezione umana. Nel finale del film si può osservare come il bambino stellare sia rappresentato come feto in utero, nudo e indifeso ma con gli occhi ben spalancati: simbolo di un nuovo grande inizio. Viene anche fatto notare, come lo stesso percorso visivo del film sia da associare all’atto fisico del concepimento. Una navicella la cui forma ricorda quel seme maschile, il piante Giove (o il monolito fluttuante) come ovulo: l’incontro fra i due porta alla nascita di una forma di vita nuova.

Estremizzando un po’, il giornalista neozelandese Scott MacLeod riesce a vedere nella scene finali in cui Bowman vede se stesso, qualcos’altro: Bowman starebbe osservando non il suo corpo cambiare aspetto per via della deformazione temporale, piuttosto il declino e la morte della sua specie. La razza umana conosciuta sta per essere rimpiazzata dal bambino stellare, nato grazie al concepimento descritto precedentemente. Viene anche visto, dallo stesso giornalista, il rapporto uomo-macchina nel quale l’uomo viene sopraffatto dalla sua stessa creazione, in questo caso HAL. Distruggendo il robot di bordo l’uomo evita la distruzione della razza a discapito della macchina.

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3.4 – La ricerca di Dio

In un’intervista per Rolling Stone, Kubrick affermò che dal punto di vista psicologico, 2001 Odissea nello spazio poteva avere un significato di ricerca di Dio. Aggiunge anche che il film, alla fine, postula qualcosa che si avvicina alla definizione scientifica di Dio. Concetto oltre che religioso, anche filosofico e metafisico. E proprio attorno a questa concezione metafisica e pregna di simbolismo che potrebbe ruotare la spiegazione della profonda trama del film.

 Dirò che il concetto di Dio è al centro di 2001 ma non alcuna tradizionale, antropomorfica immagine di Dio. Non credo in nessuna religione monoteistica della Terra, ma credo che qualcuno possa costruire un’intrigante definizione scientifica di Dio, una volta accettato il fatto che ci sono approssimativamente 100 miliardi di stelle solo nella nostra galassia, che ogni stella è un sole che dà vita e che ci sono approssimativamente 100 miliardi di galassie solo nell’universo osservabile.

Kubrick afferma che è più che plausibile affermare la presenza di innumerevoli miliardi di pianeti dove la vita esiste da molto più tempo di noi. Se consideriamo la velocità con la quale la nostra tecnologia e la nostra conoscenza si siano sviluppate, non è da escludere che altrove essa sia ad un livello molto più avanzato. Potrebbero esserci forme di vita che siano in uno stadio evolutivo molto più avanzato, addirittura essere arrivati a forme di pura energia e spirito. La loro potenzialità e intelligenza potrebbero non essere minimamente comprensibili per gli umani, che potrebbero essere portati alla concezione di esse come divinità.

Quando pensi ai giganteschi passi tecnologici che un uomo ha fatto in pochi millenni — meno di un microsecondo nella cronologia dell’universo — puoi immaginare lo sviluppo evoluzionistico che hanno fatto delle forme di vita molto più vecchie?


4 – HAL 9000

Hal 9000 è, come sappiamo, il computer di bordo che accompagna i protagonisti nel viaggio verso Giove. Esso è paragonato per vari aspetti al Mostro di Frankenstein per la sua natura di essere artificiale, sviluppato dall’uomo e che a quest’ultimo si ribellerà. Hal, secondo Clarke, è stato oggetto di smarrimento psicologico (pur essendo una macchina) e di “malfunzionamento” per l’imposizione alla menzogna che non si accordava con la sua disposizione all’affidabilità certa.

La “malattia” che colpisce Hal viene spiegata psicologicamente affermando che il robot si trovi all’interno di un “Nastro di Moebius“: una sola faccia nella quale non è possibile distinguere interno ed esterno. E Hal non riesce a distinguere il suo vero scopo, mentire o continuare ad essere efficiente, arrivando alla follia. Non comprendendo la necessità umana che porta alla disonestà viene portato ad errore. Un errore che però si dimostra essere molto umano. Viene analizzato come il personaggio di Hal 9000 sia il più umano, pur non essendolo. Esso ha sviluppato la paranoia e lo stress. Inversamente al comportamento degli umani, che agiscono in maniera meccanica.

Leggi  Personaggi iconici – Hal 9000 di “2001: Odissea nello spazio” per avere più informazioni sul Hal!


5 – Visione militaristica

Originariamente Kubrick voleva che, dopo la transizione osso-satellite, gli altri satelliti apparissero come armi nucleari orbitanti e che nella scena finale il Bambino delle stelle li detonasse. Con il tempo Kubrick abbandonò pian piano queste idee scontrandosi con due fattori. Il primo è che ci sarebbero state analogie troppo evidenti con il suo precedente lavoro, Il Dottor Stranamore. Il secondo è che sarebbe andato contro il Trattato sullo spazio extra-atmosferico (firmato da Stati Uniti e URSS, che prevedeva di non mettere nessuna arma nucleare nello spazio). In un’intervista al New York Times Kubrick fece riferimento ai satelliti solo come astronavi e dichiarò, circa la scena che porta dall’osso al satellite, che la tecnologia dell’uomo andava oltre la sua scoperta dell’arma strumento. Moltissimi critici cinematografici videro i satelliti come semplici astronavi generiche mentre invece scienziati e studiosi della NASA dichiararono che sarebbero da identificare come piattaforme armate che trasportano dispositivi nucleari.

Questa percezione è presente nella mente di vari spettatori e può essere una diversa chiave interpretativa: in questo caso la transizione sarebbe da un’arma all’altra. Anche se i temi del nucleare non furono più in linea con gli interessi del regista, alcuni studi fanno notare come siano visibili sui veicoli orbitanti alcuni marchi nazionali (come quello dell’US Air Force). Molti dello staff di produzione del film continuano a far circolare notizie riguardo all’identificazione esplicita dei satelliti come armi, nonostante Kubrick abbia apertamente rifiutato di esprimersi a riguardo. Il regista preferisce non chiarire la funzione dei satelliti spaziali, preferendo piuttosto lasciare dedurre agli spettatori il loro scopo. Del resto, come sappiamo bene, il regista è notoriamente contrario a fornire informazioni dettagliate sul suo lavoro.

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6 – Il romanzo come chiave di lettura semplificata

Curioso è il caso dell’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke. Esso infatti viene sviluppato contemporaneamente al film e pubblicato dopo la sua uscita. Il romanzo sembra trovare una spiegazione finale di  2001 Odissea nello spazio più semplice e chiara del film. Clarke identifica da subito chiaramente il monolite come un oggetto creato da una razza aliena molto più evoluta della nostra. Essa sarebbe passata dalla forma organica a quella biomeccanica, per arrivare una stato di pura energia. Questa razza sarebbe disposta ad aiutare le altre nel compimento dei passi necessari all’evoluzione. Il romanzo spiega meglio anche la sequenza ambientata nella stanza d’albergo in stile neoclassico: questa sarebbe una sorta di zoo in cui Bowman viene studiato dagli “alieni” (nel film ciò non viene fatto trapelare). Clarke spinge tutti gli spettatori alla lettura del libro, anche per provare a trovare una via d’uscita allo stato confusionale post-visione del film.

Troverete la mia interpretazione nel romanzo; non è necessariamente quella di Kubrick. Né la sua è necessariamente quella “giusta”, qualsiasi cosa voglia dire.

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7 – Una conclusione

Le parole per riassumere un tale impegno cinematografico sono poche. Contestualizzato al suo anno di uscita, il 1968, il film si presenta come un’innovazione non solo visiva ma anche d’approccio culturale globale. Trovare in 2001: Odissea nello spazio una spiegazione finale e un significato ci sembra difficile, se non impossibile, a patto che ne esista uno. Kubrick riesce a strutturare un’esperienza sensoriale ai limiti dell’immaginabile dove concetti filosofici si scontrano con temi psicologici, passando per l’evoluzione umana.

2001 Odissea nello spazio spiegazione

Un cult che osserva l’universo, il suo passato e il suo futuro. In conclusione possiamo dire che, per citare Nietzsche, è un film «adatto a tutti e a nessuno». Le questioni fondamentali ruotano attorno alla figura de monolite, considerato un po’ come il mezzo per l’evoluzione dell’uomo. Uomo visto come un ponte tra l’immagine della scimmia e quella dell’Oltreuomo nietzschiano. Quest’ultimo che è l’ultimo stadio dopo il Bambino delle stelle che vediamo nel finale che lascia ancora moltissimi dubbi, come in generale l’intero film. Interessanti anche le questioni legate alla tecnologia e al rapporto tra essa e l’uomo. Tecnologia che sarebbe, in teoria, la diretta conseguenza della scoperta delle armi da parte dell’uomo (o della scimmia, per collegarci al prima capitolo del film).

Ma alla fine, se Kubrick ci ha lasciato con questo dubbio sull’intero film e in generale sull’intera esistenza, ci sarà un motivo. E il motivo sembra essere che 2001 Odissea nello spazio una spiegazione forse non la troveremo mai, ma possiamo prendere come spunti esistenziali, filosofici, metafisici e quant’altro, tutte le sequenze e i simboli ad esse collegati.

Ricordiamo inoltre che “2001: Odissea nello spazio” tornerà al cinema il 4 e il 5 giugno, per il cinquantesimo anniversario. Il film verrà presentato nella versione restaurata in 70mm e curata da Christopher Nolan, al Festival di Cannes 2018.

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