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Fight Club e l’apparato psichico freudiano: Es, Io e Super-Io

Un'analisi psicoanalitica di Fight Club attraverso la teoria freudiana dell'apparato psichico

Fight Club è un film del 1999 diretto da David Fincher, basato sull’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. Accolto piuttosto freddamente sul grande schermo per le numerose scene di violenza, il film ebbe un’inaspettata popolarità dopo l’uscita in home video. Diventò un vero fenomeno di culto, capace di riportare al successo anche il romanzo da cui è tratto. Fight Club riesce nel tentativo di offrire una visione altamente critica del consumismo e dell’alienazione dell’uomo moderno, il cui stile di vita solitario e depresso sfocia in una vera e propria psicosi.

Prendendo in prestito la struttura dell’apparato psichico di Freud è possibile analizzare Fight Club sotto un ulteriore punto di vista psicoanalitico. Il protagonista è infatti il simbolico rappresentante dell’istanza intrapsichica dell’Ego (Io), mentre Tyler Durden rappresenta la sfera dell’Es, territorio delle pulsioni contrastanti e del soddisfacimento del piacere.

Indice

Fight Club – L’Io instabile del protagonista

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Il protagonista (Edward Norton) è un impiegato borghese, che non possiede una forte concezione di sé stesso. Si circonda così di beni materiali per potersi definire come persona e i suoi desideri sono limitati a ciò che viene ritenuto socialmente accettabile. «Sfogliavo quei cataloghi e mi domandavo quale tipo di salotto mi caratterizza come persona?», sottolineando come la propria identità sia persa nella confusione del consumismo imperante.

Egli però risulta essere conscio della propria situazione e della propria insonnia, cercando di stabilire un equilibrio tra le proprie pulsioni recondite e le spinte provenienti dal mondo esterno. Il protagonista è come il cavaliere che, secondo Freud, deve domare la prepotente forza del cavallo, simbolo degli investimenti pulsionali dell’Es. Tuttavia, a causa dell’insonnia, che ha un impatto sul suo benessere mentale, l’Io del protagonista risulta essere debole e instabile, non riuscendo più a controllare le spinte provenienti dall’Es.

Fight Club – Tyler Durden simbolo dell’Es

Ecco dunque l’emergere della personalità di Tyler Durden (Brad Pitt), la parte più aggressiva e anarchica del protagonista, insieme caotico e turbolento delle sue pulsioni. Tyler, simbolo dell’Es, è guidato dal principio di piacere. Egli cerca il suo soddisfacimento, operando al di fuori delle consuete categorie logiche. Tyler rigetta infatti qualsiasi nozione di valore o di bene, di male o di moralità.

Nella seconda topica freudiana l’Es, espressione psichica dei bisogni pulsionali, si oppone all’Io, a sua volta parte dell’Es modificata dalla vicinanza e dall’influsso del mondo esterno. Tyler cerca infatti di far in modo che il protagonista possa sbarazzarsi dell’autocontrollo imposto dall’Io. Ad un certo punto dirà:

Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario. Smettila di cercare di controllare tutto, pensa solo a lasciarti andare, lasciati andare!

Una volta che il protagonista acconsente a lasciarsi andare, Tyler lascia improvvisamente il volante della macchina che stava guidando, tamponando rovinosamente un’altra macchina. Tyler costringerà successivamente il protagonista ad abbandonarsi nuovamente al dolore e alle proprie pulsioni distruttive quando gli brucerà la mano con la soda caustica, dicendogli: «Questo è il tuo dolore! Questa è la tua mano che brucia! È il momento più importante della tua vita!», sottolineando come solo accettando il dolore e l’inevitabilità della morte sarà possibile per il protagonista fare esperienza della vita, abbandonando la propria funzione di controllo e mediazione.

Fight Club – Il Super-Io repressivo della società

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Tyler rappresenta inoltre un attacco all’istanza repressiva del Super-Io, rappresentato dalla società consumista in cui il protagonista si trova a vivere. Il Super-Io rappresenta la coscienza morale che giudica gli atti e i desideri istintivi dell’uomo, imponendo dei divieti sociali sentiti dalla psiche dell’individuo come un impedimento alla soddisfazione del proprio piacere. Il Super-Io nasce nel bambino per effetto del potere condizionante dei genitori, il quale interiorizza l’autorità familiare sotto forma di censore morale.

In Fight Club la società simboleggia la sfera del Super-Io. Riprendendo le parole di Freud ne Il disagio della civiltà, lo psicoanalista austriaco dice che è la civiltà l’aspetto che controlla l’Io attraverso le dimensioni della coscienza e della colpa:

La civiltà domina dunque il pericoloso desiderio di aggressione dell’individuo, infiacchendolo, disarmandolo e facendolo sorvegliare da una istanza nel suo interno, come da una guarnigione nella città conquistata.

La società dunque nasce per poter garantire sicurezza e ordine a chi ne fa parte, ma gli imperativi che impone al singolo sono spesso in contrasto con la soddisfazione dei bisogni individuali. Il disagio che Freud riscontra nel vivere in società è dunque determinato dal contrasto perenne tra felicità individuale e moralità pubblica.

Fight Club – L’ottundimento di Eros e Thanatos

La civiltà inoltre porta a soffocare l’Eros, la pulsione di vita intesa come soddisfazione del piacere, attraverso la sublimazione. Questa consiste nell’ incanalare  la propria energia su condotte che portano a risultati socialmente accettabili, ma spesso risulta insufficiente nel soddisfare i desideri istintuali dell’individuo. Un ulteriore fine della civiltà è quello di abbattere le pulsioni distruttive – Thanatos – visto che esse non corrispondono ai canoni della convivenza civile. Queste pulsioni però non scompaiono del tutto, per quanto le si voglia negare, e richiedono determinati sfoghi, in assenza dei quali vengono a crearsi delle vere e proprie nevrosi.

Affinché la civiltà possa sopravvivere, deve prima essere interiorizzata da ciascun individuo che concorre nel costituire un Super-Io collettivo, il quale trova efficienza e riscontro nelle strutture sociali deputate alla repressione dell’Es e delle sue componenti più attive e vitali. Tyler si schiera contro questa repressione imposta, denunciando una civiltà che indebolisce e castra l’individuo.

La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti… Fare i lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. […] Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, divi del cinema, rock-star… ma non è così! E lentamente lo stiamo imparando.

Fight Club – La violenta scoperta dell’Ego

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Attraverso la figura di Tyler Durden, Fight Club mostra allo spettatore il disagio dell’uomo moderno, incastrato in un mondo che lo aliena, reprimendo i suoi istinti e impedendo all’aggressività e alla pulsione di morte di sublimare. Tale meccanismo di repressione costringe il protagonista a spostare la propria carica libidica aggressiva sull’acquisto di mobili, vestiti e altri accessori.

Secondo Freud l’uomo ha dovuto sacrificare determinati aspetti della propria libertà in cambio di un certo grado di sicurezza. Tyler si oppone però a tale idea, ritenendo necessario che l’individuo si riappropri della sua libertà. L’individuo deve opporsi a una civiltà che lo ha reso vuoto e continuamente desideroso di cose di cui non ha realmente bisogno. Tyler respinge il processo di civiltà, abbraccia il fallimento e la distruzione come reazione all’imposizione di una società che intende esercitare il proprio controllo su un individuo sempre più alienato.

Sarà solo nella sequenza finale che il protagonista ritroverà il proprio equilibrio psichico uccidendo metaforicamente Tyler. Riscoperto violentemente il proprio Ego, il protagonista risulterà così arricchito dalla propria scissione, riuscendo nuovamente a mediare tra le pressanti richiesti del proprio Es e quelle del Super-Io, unificando tutto ciò che di frammentario e caotico era presente nella propria psiche.

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