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Primal: prime impressioni sulla serie di Genndy Tartakovsky

L'autore di Samurai Jack torna immergendosi in un violento mondo primitivo

L‘animazione, specie quella televisiva, ha sempre sofferto delle preferenze nei confronti del live-action. Nel più recente passato molti prodotti animati hanno sovvertito, pur parzialmente, il trend. Tra gli artefici dell’animazione seriale d’alto livello c’è certamente Genndy Tartakovsky, l’artista russo-americano autore di Samurai Jack, Star Wars: Clone Wars e Il laboratorio di Dexter, oltre che regista della trilogia di Hotel Transylvania e nel team de Le Superchicche e la serie animata di Batman. La sua ultima fatica è Primal (commercializzata come Genndy Tartakovsky’s Primal), andata recentemente in onda su Adult Swim e prodotta dai Cartoon Network Studios. La prima stagione è composta da dieci episodi di cui 5 rilasciati nel 2019 e la successiva metà nel 2020. In questo articolo vi diamo, dopo aver visto i primi episodi rilasciati, le nostre prime impressioni su Primal di Genndy Tartakovsky.

La serie segue le vicissitudini giornaliere di un uomo delle caverne in fase evolutiva, abile cacciatore e possente combattente, e di un tirannosauro, uno dei pochi esemplari rimasti della sua specie. I due, uniti da una tragedia, uniranno le forze per far fronte alle minacce provenienti dalle creature preistoriche, reali e non. Una serie brutale, violenta e cruda, che lascia però spazio alle emozioni. Il tutto illustrato e animato magistralmente grazie al lavoro di un team che da anni porta sul piccolo schermo prodotti eccellenti.

Indice

Le due facce del primitivo – Primal, di Genndy Tartakovsky

Nel selvaggio contesto preistorico ogni forma di espressione è puramente naturale. Dettata da sentimenti o rabbia, l’azione non è mai filtrata. Nei primi episodi di Primal entriamo nella quotidianità preistorica; nella natura incontaminata, tranne che dall’odio e dalla violenza dettata dal diritto alla sopravvivenza. Le avversità della vita portano l’uomo, l’animale e qualunque altro essere a compiere sacrifici e scelte forti, coraggiose. La serie ci mostra con una rara crudezza il lato più violento della natura di un tempo a noi remoto. Oltraggiosi combattimenti, lotte all’ultimo sangue per il miglior pasto, potere e istinti primordiali. Ogni scontro non risparmia nessuno, neanche noi che assistiamo, coinvolti inesorabilmente all’interno del clima, spettatori del massacro per la sopravvivenza messo in scena dai chi, forse, non può fare altrimenti. I veri protagonisti sono i fragorosi colpi, a mani nude, con lance o con qualsiasi oggetto, pietra, mazza che si trovi a portata di mano.

Sempre più spesso è difficile star dietro all’insieme di combattimenti, movenze furiose e velocità d’azione. Dinosauri, uomini (anacronisticamente definiti tali), scimmie, cinghiali e orrende creature indefinibili si danno battaglia e diventano i guerrieri di un’arena che non ha limiti, sia geografici che tanto meno morali. C’è sangue, tantissimo sangue in relazione agli altrettanti colpi inferti ad ogni singolo soggetto coinvolto. C’è rabbia, violenza e furia, sempre crescenti in un climax ascendente che sembra ogni volta sfociare nella massima follia, salvo poi smentirsi nello scontro successivo, ancora più oltre i limiti. Primal mostra il lato più dinamico e violento della natura di un’età brutale e quasi impossibile ma lascia anche spazio per frammenti più leggeri, piccoli momenti di empatia con elementi e personaggi agli antipodi rispetto a noi e agli standard a cui la televisione ci ha abituati.

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Dinamismo preistorico – Primal, di Genndy Tartakovsky

La serie di Genndy Tartakovsky mostra, come detto appena sopra, brevi ma intensi momenti di affetto, di naturale sentimento. Emozioni che, come la violenza a la brutalità, spesso non sono facili da controllare. Ognuno di noi è stato segnato da avvenimenti importanti in vita e trovare qualcuno capace, in qualche modo, di comprenderci è il primo passo per sentirsi più umani, in un mondo di bestie. Emozioni, ricordi, famiglia, amicizia e responsabilità: tutto questo è, quasi contro ogni aspettativa e premessa, messo in gioco dalla serie. Questo è quello che fa spiccare il volo a Primal, non lasciandola al mero esibizionismo grafico della violenza naturale del modo preistorico. Mondo, per altro, restituito con un’incredibile quantità di elementi. Nei primi, e al momento unici, cinque episodi sono tantissime le specie animali, esistenti e non, portate alla nostra presenza, così come la varietà della flora degli elementi naturali più disparati.

Per rendere alla perfezione questo mondo, tra combattimenti dinamici e incredibili creature, è necessario un comparto tecnico-grafico di altissimo livello. La serie tv di Adult Swim qui eccelle come poche altre al momento. Illustrazioni e gli elementi grafici non sono mai scontati, variando ad ogni scena in relazione alla necessità visiva del momento. Le animazioni sfruttano la varietà dell’illustrazione per creare ogni volta il perfetto dinamismo per non far scendere mai il ritmo, aggiungendo quel tocco di sana eccentricità ad un prodotto già sui generis di suo. Chiaroscuri, ombreggiature e colori catturano lo sguardo con il loro efficace utilizzo. In un prodotto in cui non viene mai detta una parola, ogni singolo dettaglio dell’animazione – dal sopracciglio alzato al singolo movimento di un muscolo, fino all’accenno di un sorriso  – può far la differenza e compensare a tutte le parole non dette. E in Primal le parole non servono.

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Non sempre servono parole

Proprio la narrazione fluida senza l’utilizzo della comunicazione verbale è uno degli elementi degni di loda di un prodotto che non annoia mai, scorre velocemente e appassiona e coinvolge. Raramente uno show, nel 2019 soprattutto, riesce senza far parlare i suoi protagonisti a prender così. Specie i prodotti d’animazione, spesso visti qualitativamente al di sotto del live-action, dal punto di vista narrativo. La squadra di Genndy Tartakovsky, con Primal fa l’ennesimo salto di qualità con un titolo maturo dal punto di vista dell’esposizione narrativa e dell’animazione, vero fiore all’occhiello della serie.

L’estrema violenza potrebbe far storcere il naso ma essa non è mai gratuita e inspiegabile; compensata, poi, dai frammenti di empatica solidarietà e vicinanza ai primitivi protagonisti delle frenetiche vicende. Tartakovsky riesce a rendere piacevole e interessante o svolgimento della quotidianità preistorica. Fatta di macabri riti, folklore primitivo, violenza senza limiti, sangue ma anche molta umanità, anche dove sembra non esserci spazio per essa. La speranza è che i prossimi episodi, in arrivo nel 2020, possano continuare il percorso iniziato con i primi cinque, tenendo alta l’asticella della qualità visiva e narrativa.

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