Sette anni in Tibet: la storia vera che ha ispirato il film con Brad Bitt

Scopriamo la storia vera che ha dato vita al film cult

Sette anni in Tibet andrà in onda questa sera alle 21:10 su Rai Movie. La pellicola –  diretta dal regista Jean-Jacques Annaud e con protagonisti Brad Bitt e David Thewlis – debuttò nel 1997. Racconta le avventure di Heinrich Harrer, un alpinista austriaco che ha vissuto numerose avventure tra Cina, Nepal e Tibet dove ha stretto una forte amicizia con il Quattordicesimo Dalai Lama. Harrer ha poi scelto di raccontare la sua esperienza in un libro omonimo a cui il film si è ispirato. Scopriamo qualche dettaglio in più sulle avventure narrate in Sette anni in Tibet

Sette anni in Tibet 2

Sette anni in Tibet, Mandalay Entertainment

Sette anni in Tibet: ecco chi era e cosa ha fatto

Heinrich Harrer

Heinrich Harrer, che in Sette anni in Tibet ha il volto di Brad Pitt, è da sempre cresciuto con una forte passione per la montagna, lo sci e per l’alpinismo. Nel 1936 infatti – in occasione delle Olimpiadi Invernali – venne convocato per far parte della delegazione austriaca. Ma l’evento degno di nota che ha fatto conoscere il suo nome è stata la scalata della parete nord del monte Eiger, nel 1938. Dopo numerose difficoltà dovute ad attrezzature non all’avanguardia, grazie alla collaborazione di una squadra tedesca, Harrer raggiunse la cima il 24 luglio 1938. L’anno successivo l’alpinista prese parte ad una spedizione tedesca nel Kashmir, il cui scopo era una esplorazione del territorio per una spedizione successiva sul Nanga Parbat. Nel frattempo la Seconda guerra mondiale stava cambiando gli equilibri politici così che l’uomo e i suoi compagni vennero arrestati vicino a Karachi (parte dell’India britannica). Successivamente furono trasportati nel campo di prigionia di Dehradun, ai piedi dell’Himalaya. L’uomo provò a scappare diverse volte riuscendovi solo nel 1944 quando raggiunse il Tibet, che era ancora una nazione isolata.

Insieme ad un suo compagno attraversò la regione e raggiunse la capitala Lhasa nel 1946, dove i due vennero accolti e aiutati dagli abitanti, nonostante considerati come stranieri che non potevano attraversare la città considerata sacra. Durante questi anni, che sono gli stessi narrati nel film, Harrer venne assunto dal governo tibetano inizialmente come fotografo e operatore video. Gli fu infatti chiesto di riprendere una gara di pattinaggio che sarebbe stata mostrata al giovane Dalai Lama(l’attuale in carica).  Da quel momento l’uomo entrò nella vita del giovane diventando suo tutore. Gli insegnò l’inglese, la geografia – materia in cui si era laureato all’università – e anche scienza. Fin da subito l’alpinista rimase molto colpito dall’intelligenza e le capacità del giovane Dalai Lama. L’uomo lasciò il paese nel 1950 quando la Cina invase la regione. Tre anni più tardi, nel 1953, Harrer scrisse il libro raccontando la sua avventura.

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