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Il castello errante di Howl: l’incapacità di somigliare a sé stessi

Hayao Miyazaki racconta la brama di libertà che si trasforma in prigione mutevole ed errabonda

Alcune anime erranti, ognuna alla ricerca della propria libertà, si ritrovano all’interno di un castello incapace di fermarsi. Il padrone del castello è Howl, protagonista di uno dei più grandi capolavori di Hayao Miyazaki. Il castello errante di Howl è la storia di un uomo mutevole come la dimora che lo ospita, e dell’incontro con una donna che trasformerà la sua esistenza. Il concetto di trasformazione è un po’la cifra di questo film, che usa la magia per rappresentare su corpi, volti e voci dei protagonisti i mutamenti del loro animo. L’ossessione per la propria immagine che diventa rifiuto della stessa, l’avversione per le catene che intreccia legami inscindibili. Dal moto incessante all’inerzia, dalla spavalderia alla viltà e, più banalmente forse, dall’amore all’odio e viceversa. Sullo sfondo l’eterno conflitto tra la devastazione bellica e la forza generativa della natura, temi particolarmente cari al maestro Miyazaki.

Il castello errante di Howl è un film di animazione giapponese realizzato nel 2004 e prodotto dallo Studio Ghibli. Ispirato all’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones (edito nel 1986), il film è unanimemente annoverato tra le migliori opere di Miyazaki, e dello Studio Ghibli in generale. Il film è ambientato in una città immaginaria, che ricorda l’Alsazia degli anni precedenti al primo conflitto mondiale; lo stesso Miyazaki ha affermato di essersi ispirato a Colmar, città alsaziana, nel ritrarre paesaggi e edifici. L’epoca d’ambientazione riconduce lo spettatore alle atmosfere della Vienna di primo Novecento; sono presenti infatti mezzi di trasporto e macchine da guerra volanti a vapore, che inquadrano il film nel genere cosiddetto steampunk. Ma analizziamo più approfonditamente alcuni topoi e temi che hanno reso Il castello errante di Howl (attualmente disponibile su Netflix) un autentico capolavoro del cinema d’animazione.

Indice

L’evento che innesca l’azione – Il castello errante di Howl

Sophie, ragazza timida e un po’ ritrosa, lavora nel negozio di cappelli del suo defunto padre. La giovane trascorre le sue giornate a cucire cappelli coloratissimi e ad osservare il mondo, ancora più colorato, dalla finestra del suo negozio. Un pomeriggio, mentre va a sbrigare una commissione, Sophie si imbatte in due giovani gendarmi; questi, in città a causa della guerra, importunano la ragazza, che prova a scansarli impaurita. A sottrarre Sophie alle attenzioni moleste dei giovani è un uomo affascinante e dagli strani poteri magici; costui usa la capacità di volare per portare la ragazza al sicuro, e dopo averla rassicurata fugge via. Sophie resta incantata dall’uomo che l’ha tratta in salvo, che presto si scopre essere il misterioso stregone Howl. Costui, che vive in un maestoso castello errante, è noto per essere un tipo crudele e senza scrupoli.

In città, infatti, si dice che Howl ghermisca le donne per rapire il loro cuore, e che dopo le abbandoni in preda ai tormenti amorosi. È questa la sorte che ha subito la Strega delle Lande, ridotta in stato di prostrazione dal suo amore non corrisposto per lo stregone. Quando è messa al corrente dell’incontro tra Howl e Sophie, la Strega è accecata dalla gelosia; si reca così al negozio di cappelli della giovane, e con un incantesimo trasforma la ragazza in una vecchietta. Come reagisce Sophie quando scopre che il suo aspetto è quello di una novantenne? Che stratagemma dovrà mettere in atto per sciogliere l’incantesimo? La donna si ritrova presto nella dimora errante dell’uomo che l’ha tratta in salvo, e che ha innescato il livore della malvagia Strega. Tra sentimenti virulenti, strani incantesimi e bombardamenti, i personaggi intrecciano le loro storie e le influenzano reciprocamente.

Animo errante

Chi è Howl, protagonista del film di Miyazaki? È uno stregone dal fascino magnetico, che ha venduto la propria anima in cambio di una presunta onnipotenza. Howl è un uomo profondamente inquieto, incapace di accettare sé stesso e le proprie fragilità. Quando si accorge di mancare di coraggio e spavalderia, l’uomo prova vergogna e si chiude in sé stesso. Teme di non essere apprezzato da chi lo circonda, e il senso di vergogna lo spinge a fuggire costantemente da sé stesso e dagli altri. Ma Howl è anche ossessionato dalla propria immagine, da quella bellezza ammaliante che gli permette di condurre le donne a sé; non si conosce veramente, e forse ha paura di capire chi sia realmente. Costruisce un’identità fittizia e vuota, che invano prova a riempire diventando, ogni giorno, ciò che gli altri desiderano.

Essere ovunque è non essere da nessuna parte, mutare natura di continuo significa mancare di un’identità. Come si specchia la personalità di Howl nel moto costante del castello in cui abita? Grazie ai superpoteri di Howl, il suo castello trasloca da un luogo all’altro; grazie a tale facoltà, l’uomo esaudisce i desideri di Sophie, facendole ammirare luoghi da sogno e paesaggi suggestivi. Ma lo stregone ha anche il potere di trasformare ogni stanza della propria casa in qualsiasi altro ambiente; è così che, grazie a un incantesimo, Sophie troverà all’interno del castello il negozio di cappelli in cui lavora. Sia Howl che il suo castello si trasformano incessantemente per esaudire i desideri altrui. La natura camaleontica dello stregone è il segreto del suo magnetismo, che lo rende simile a un genio della lampada. Un genio inquieto, volubile e infelice. Cupo e mai fermo, come la casa che lo custodisce.

Il fuoco fuori da sé – Il castello errante di Howl

Secondo il filosofo Eraclito, il fuoco è principio di tutte le cose a causa del suo moto incessante: il fuoco è in continuo divenire, è sempre uguale a sé stesso eppure è sempre diverso. Ogni cosa ha origine e fine nel fuoco, che è soffio vitale in quanto si muove, si trasforma senza sosta. Che ruolo ha il fuoco nel film? Questo elemento naturale, ne Il castello errante di Howl, si incarna nel personaggio di Calcifer; costui è un demone che parla di sé stesso al plurale (noi ci chiamiamo Calcifer), e che si ritrova ridotto in schiavitù da Howl. Come Calcifer stesso rivela a Sophie, il demone di fuoco è costretto a lavorare per Howl affinché lo stregone rimanga in vita. I due, Howl e il suo fuoco, sono metaforicamente prigionieri l’uno dell’altro: se uno muore, l’altro a sua volta finirà per spegnersi.

Howl ha scelto di cacciare il fuoco via da sé, di liberarsi della fiamma che si agitava nel suo corpo. Privandosi del proprio soffio vitale, Howl ha rinunciato a una vita autonoma. Dal momento che Calcifer abita nel suo castello ma non nel suo corpo, Howl inizia a dipendere da qualcosa che non porta dentro di sè. Privo di energia vitale, il protagonista è costretto a esercitare la propria autorità su Calcifer; solo così può assicurarsi che il fuoco continui a lavorare per lui, sottomettendosi alla volontà dello stregone e muovendo la sua castello. Il castello, infatti, si muove grazie all’energia emanata dal calore di Calcifer, che è dunque al servizio del suo padrone. Howl ha rinunciato alla propria energia per acquisire controllo massimo e pieni poteri: si ritrova per questo schiavo di Calcifer, che lo tiene in vita malvolentieri e lamenta la reciproca dipendenza.Il castello errante di Howl

Giovinezza scomoda

Il vantaggio della vecchiaia è che si ha poco da perdere. Con questa frase rivolta ad Howl, Sophie racconta il suo star bene nei panni della vecchietta in cui la Strega l’ha trasformata. Subito dopo l’incantesimo, che innesca l’azione del film, lo spettatore immagina la disperazione nel volto di Sophie, nel momento in cui scoprirà di avere l’aspetto di una novantenne. E invece, fin da subito, la ragazza appare quasi a suo agio nel nuovo corpo di donna anziana. Benché mostri rabbia verso la Strega delle Lande, che l’ha costretta in una nuova immagine, in quell’immagine Sophie appare più spontanea. Nei panni della vecchietta Sophie ritrova sé stessa, ed è ora libera di aprirsi al mondo che la circonda. Chi prima la importunava, ora è pronto a soccorrerla. Quelli che sembravano nemici da aggirare, ora sono affabili alleati a cui chiedere aiuto.

Davanti alla Sophie invecchiata, sembrerebbe di trovarsi di fronte a un altro personaggio. Invece quella donna è proprio Sophie: la stessa anima che, vestita di un corpo con più rughe e meno energia, inizia a sentirsi più al sicuro. Da quella casa, da quella immagine che la fa sentire protetta, Sophie è pronta a spiccare il volo. Ma come interferisce il suo aspetto nel rapporto con Howl? Sophie è una ragazza posata, saggia, dai valori radicati; ha però molte insicurezze, ed è incapace di accettarsi fino in fondo. Sembra intimorita dal mondo al di fuori del negozio di cappelli in cui lavora. E poi, Sophie crede di non essere mai stata bella. Il suo aspetto da vecchietta è specchio di come lei stessa si percepisce: piccola e già sfiorita. Al cospetto di Howl, e del suo fascino misterioso e apparentemente sicuro, le insicurezze di Sophie sembrano amplificarsi.

Un amore corale – Il castello errante di Howl

Sedotta dalla natura camaleontica di Howl, Sophie giunge nei pressi del castello. Matura e affidabile, la donna riesce pian piano a trasmettere parte della sua stabilità a quella casa maestosa quanto precaria. Sophie costruisce un rapporto di fiducia con Howl, che preda della propria inettitudine finirà per appoggiarsi a lei. In questa ragazza tramutata in vecchietta nascerà un sentimento profondo, alimentato non solo da Howl ma da tutti gli abitanti del castello. Sophie, infatti, fin da subito intreccia legami con i collaboratori di Howl, colmando il gelido e imponente castello di un inedito calore. L’anima di Howl è frammentata, e le sue componenti si incarnano nei vari personaggi che abitano il castello. C’è il già citato Calcifer, il demone di fuoco da cui dipende la vita di Howl; colui che, quando Sophie arriva al castello, capisce subita che la donna è vittima di un incantesimo.

Per qualche strana e inspiegabile ragione, Sophie e Calcifer stabiliscono una complicità immediata; il loro rapporto è metafora del lato più caloroso e vitale del sentimento tra Sophie e Howl. Poiché lo stregone non possiede un’anima, Sophie può entrare in contatto più intimo con lui solo alimentando il fuoco che vive nel castello. E poi c’è Markl, il giovanissimo apprendista di Howl; il piccolo rappresenta la parte fanciullesca di Howl, l’animo puro ormai surclassato dalla brama di potere. Se Calcifer è il sentimento passionale e a tratti conflittuale, Markl è per Sophie un amore più delicato, che affonda le sue radici in un affetto un po’fraterno e un po’filiale. Infine c’è Rapa, che non vive al castello di Howl ma entra a farne parte quando incontra Sophie; a metà tra uno spaventapasseri e un bastone, Rapa è per Sophie il lato stravagante eppure solido dell’amore.

Amore allo specchio – Il castello errante di Howl

Vendere il regno dei cieli per il potere è un patto col diavolo. Il narcisista lo accetta. Se lo psicanalista Alexander Lowen avesse conosciuto Howl, lo avrebbe citato nel proprio saggio dedicato al narcisismo. Howl è ossessionato dalla propria immagine, al punto da perdere il lume della ragione quando, per un banale errore, i suoi capelli da biondi si mutano in un rosso acceso. L’unico modo che Howl usa per comunicare è la seduzione adulatoria; è questo il metodo che ha usato per trarre a sé la Strega delle Lande, sedotta e immediatamente abbandonata. Ma come ha reagito la Strega alla delusione amorosa? Che tipo di rapporto la lega ad Howl, e perché il suo sentimento non è puro come quello di Sophie? La Strega delle Lande è una sorta di alter ego di Howl.

Anch’ella è schiava della brama di potere e controllo su tutto, e anch’ella usa le arti magiche per attrarre l’altro a sé e poi annientarlo. Il rapporto tra Howl e la Strega, che nel film è soltanto accennato, assomiglia a un duello tra immagini speculari e bidimensionali. Non è amore quello che provano l’uno per l’altra, e la tensione che unisce la donna ad Howl somiglia al desiderio di condurre a sé, fagocitare e distruggere. Quando la Strega è abbandonata da Howl non soffre per aver perso l’uomo, ma si infuria per non aver vinto. Incapace di accettare la sconfitta e di coesistere con i propri limiti, la donna è fagocitata dalla gelosia per qualunque altra donna si avvicini ad Howl. Così quando incontra Sophie, la Strega agisce sul suo aspetto illudendosi di metterla al tappetto. Ma ciò che lega Howl e Sophie è un sentimento di altra natura.

La magia: maschera, fuga o trappola?

Howl usa la magia per nascondere le proprie fragilità, che di fronte a Sophie finiscono per affiorare. Quando Madame Suliman chiede ad Howl di combattere per lei, l’uomo sembra terrorizzato; così chiede a Sophie di intercedere per lui, e di rivelare a Madame Suliman che lui è in realtà un codardo. Perché allora Howl aveva combattuto in passato? Howl non crede nell’utilità della guerra cui ha preso parte, ma ha usato la stessa per affermare la propria, presunta, onnipotenza. Davanti a Sophie, e ai sentimenti inaspettati che ha suscitato in lui, Howl getta via la maschera. Intrappolato da una vita in cui non si riconosce, Howl usa la magia per costruire mondi che siano per lui una via di fuga: è così che Miyazaki può ritrarre meravigliosi paesaggi naturali, realtà fantastiche e parallele alla devastazione della guerra che si combatte in città.

Anche la Strega delle Lande è prigioniera dei suoi poteri fuori dal comune. Esemplificativa è la scena in cui lei e Sophie sono convocate al castello della maga Suliman, a cui si accede attraverso una lunga scalinata. Benché abbia l’aspetto di una vecchia signora, Sophie riesce a salire le scale senza eccessivo sforzo; la Strega delle Lande, di contro, è esausta già a metà percorso. L’animo energico di Sophie non è inficiato dal suo corpo anziano, e la Strega assiste al fallimento del piano malvagio: non è riuscita ad annientare Sophie, che è in grado di prevalere sul male. Nel corso del film il volto di Sophie torna, a tratti, quello di una bellissima diciottenne: sono i momenti in cui il suo cuore si riempie di amore per Howl. La Strega delle Lande è stata sconfitta, e a sua volta è trasformata in vecchietta da Madame Suliman.

Liberi di rimanere legati

Se il volo è comunemente associato all’idea di libertà, Il castello errante di Howl ribalta questa immagine. Quando vola, infatti, Howl è tutt’altro che libero; spesso egli è costretto a volare nel corso di bombardamenti, per servire la maga Suliman e combattere. Howl è schiavo degli ordini di Madame Suliman, alle quali può sottrarsi solo rinchiudendosi nel proprio castello. Trova il suo piccolo angolo di libertà tra le mura della propria abitazione, e quando evade dalla stessa si ritrova schiavo del potere. Howl afferma di usare tanti nomi quanti gliene occorrono per esser libero, ma quella libertà è un’illusione. Vediamo l’uomo riacquisire vitalità quando dice di aver trovato una persona che sente di dover proteggere, e quella persona è Sophie. Il legame con lei è l’unica forma di libertà di cui Howl riuscirà finalmente a godere.

Anche Calcifer, il demone di fuoco che tiene in vita Howl, insegue la libertà di restare agganciato al suo padrone. Finché è vincolato al patto, infatti, il demone si mostra scorbutico e desideroso di recidere il legame; ma quando Howl riacquisisce la sua anima, e Calcifer è libero di andare lontano, il bisogno di rimanere con chi ama è più forte. Howl, Sophie, Markl e gli altri sono ormai la sua famiglia, e Calcifer non ha più tanta voglia di allontanarsene. Ne Il castello errante di Howl, tutti i personaggi sono mossi da un senso di irrequietezza per le catene che li limitano (dai poteri magici ai patti inscindibili, dall’obbligo di combattere al conflitto col proprio aspetto). Ma tutti, nessuno escluso, durante il percorso che li conduce alla libertà inciampano nell’amore. E di conseguenza, tutti scelgono di irrobustire il filo che li tiene reciprocamente legati.

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