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Roman Polanski risponde alle nuove accuse di stupro: “Provano a fare di me un mostro”

Roman Polanski rompe il silenzio e risponde alle accuse di stupro

In un’intervista concessa al settimanale francese Paris Match, che vede sulla copertina della rivista un primo piano di Roman Polanski, viene riportata una dichiarazione dello stesso regista: “Provano a fare di me un mostro”. Parole dure che anticipano le dichiarazioni rilasciate dal regista polacco che rompe il silenzio e risponde a varie accuse legate alle sue vicissitudini personali. Polanski  spiega infatti come il produttore cinematografico Harvey Weinstein (presidente della Weinstein Company dal 2005 fino all’ottobre del 2017 quando, in seguito a numero accuse di molestie sessuali, è stato licenziato) abbia cercato di trasformarlo in un “violentatore di bambine” per sabotare le sue possibilità di vincere l’Oscar.

Oggi si rovinano reputazioni, carriere e vita con poche parole. Quanti innocenti ci sono nel mazzo? Ci sono senz’altro accuse giuste, ma non si cerca più di distinguere il vero dal falso. Weinstein in persona ha dissotterrato il mio passato in occasione della campagna Oscar 2003, quando aveva due film in lizza contro Il Pianista. Il suo ufficio stampa mi definiva ‘uno stupratore di bambini’.

Risponde poi alle accuse mosse nei suoi confronti da Valentina Monnier che rese pubbliche le sue testimonianze proprio durante l’uscita nei cinema francesi dell’ultimo film di Polanski, L’ufficiale e la spia. La fotografa e attrice francese ha raccontato di essere stata violentata dal regista nel 1975 (all’epoca aveva 18 anni) mentre si trovava ospite del suo Chalet in Svizzera.

Non ricordo niente di quello che racconta, perché è falso. Lo nego assolutamente. È facile accusare quando tutto è prescritto da decine di anni e si sa che non ci potrà essere una procedura giudiziaria a discolparmi. Mi accusa di averla picchiata, ma io non picchio le donne! Dice che le avrei chiesto: ‘Do You Want to Fuck?’, ma perché in inglese? Cita come testimoni due persone che oggi sono morte… comodo così! […] È una storia aberrante.

Roman Polanski torna poi a parlare anche dei fatti del 1977, quando venne accusato a Los Angeles di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di tredici anni, Samatha Geimer.

Mi dichiarai colpevole per un rapporto illecito con una minorenne. Quello che ho fatto è profondamente deplorevole. L’ho scritto anche a Samantha, con cui mi mantengo in contatto. Ogni volta che lanciano una nuova menzogna contro di me, tornano a lei […] Sono anni che chiede che vengano ritirate le accuse contro di me. Ha scritto più volte al procuratore che il trauma che le causa il circo mediatico è molto peggiore di quello che le feci subire io. Nel 1977 ho commesso un errore e la mia famiglia ne paga il prezzo dopo quasi mezzo secolo.

Infine, dice la sua sulla dinamica degli ultimi mesi, dove sono innumerevoli le accuse e poca la pazienza nell’attendere un responso della giustizia.

Se si può condannare qualcuno con un tweet, allora è peggio del maccartismo, quando almeno c’era una commissione d’inchiesta. Un caccia alle streghe? Ma almeno nel medioevo avevano diritto a un processo, pur sbrigativo. Oggi si rovinano reputazioni, carriere e vite con poche parole. Quanti innocenti ci sono nel mazzo? Ci sono senz’altro accuse giuste, ma non si cerca più di distinguere il vero dal falso […] Si licenzia il capo di McDonald’s perché ha avuto una relazione consensuale con un’impiegata o un ministro della difesa perché quindi anni prima ha messo la mano sul ginocchio di una giornalista. È assurdo! Si mette in discussione tutto: il fatto che la Terra sia rotonda, l’evoluzione, l’esistenza dei due sessi, i vaccini… siamo piombati in una sorta di neo-oscurantismo.

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