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22 luglio: recensione del film Netflix di Paul Greengrass

Ecco la recensione di 22 luglio, il film Netflix diretto da Paul Greengrass sugli attentati in Norvegia del 2011

Il recente avanzamento dell’estrema destra nella politica di diversi paesi europei sembra aver spinto diversi cineasti a un’analisi di questo cambiamento. Gli attentati del 22 luglio 2011 avvenuti a Oslo e nella piccola isola di Utøya fanno parte di questo quadro storico recente e due registi hanno deciso di analizzarlo quest’anno. Erik Poppe ha diretto Utøya 22. juli, presentato al Festival di Berlino e al Milano Film Festival, mentre il regista inglese Paul Greengrass ha realizzato 22 luglio (22 july in originale).

Greengrass non è nuovo nel campo della narrazione della storia recente. Precedentemente si è occupato dei manifestanti irlandesi colpiti dall’aviazione britannica nel 1972 in Bloody Sunday, mentre in United 93 si è concentrato su uno dei voli dirottati durante l’11 settembre 2001. Qual è stato il motivo della scelta di narrare il terribile attacco terroristico del 2011 in Norvegia? Il regista ha dichiarato che proprio la recente avanzata dell’estrema destra in Germania, Svezia, Ungheria, Polonia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti lo ha guidato in questa decisione. Il saper reagire agli attentati provenienti dalle frange estremiste di questa politica è però l’aspetto più interessante da analizzare. Qui di seguito trovate la nostra recensione completa di 22 luglio, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e uscito su Netflix il 10 ottobre scorso.

22 luglio: recensione

22 luglio si concentra in maniera impeccabile sulla difficile ripresa dei ragazzi colpiti dalla furia omicida del neonazista Anders Breivik. Greengrass ci presenta ogni fase del percorso che porta i sopravvissuti (in particolare uno) a dimostrare di essere più forti di prima e a smascherare le debolezze del carnefice.

22 luglio recensione

Il 22 luglio 2011 l’estremista di destra Anders Breivik porta a termine due terribili attentati nel cuore della Norvegia. Per prima cosa fa esplodere un’autobomba nel quartiere di Oslo dove si trovano gli uffici governativi. Qualche ora dopo si reca sull’isola di Utøya, dove si trova il campo di giovani organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori (la AUF), espressione giovanile del Partito Laburista norvegese. Qui, travestito da poliziotto, Breivik uccide più di 60 ragazzi per lui colpevoli di essere marxisti, liberali e membri dell’élite.

Sull’isola ci sono due fratelli, Viljar (Jonas Strand Gravli) e Torje (Isak Bakli Aglen), che saranno fortemente colpiti psicologicamente e fisicamente dalla orribile vicenda. Tramite il difficile e tormentato percorso di ripresa di Viljar, scopriremo in che modo la Norvegia ha affrontato il mostro che l’ha ferita ed è poi giunta a una “guarigione”.

22 luglio: i temi trattati

Il film di Greengrass, basato sul libro di Åsne Seierstad, ha ambizioni notevoli e spiega concetti importanti. In più sensibilizza sull’attuale tema dell’estremismo di destra. Mostrare al cinema gli orribili attentati di Oslo e Utøya ha infatti un’intento ben preciso. Non si vuole dimostrare solo le ferite brucianti della Norvegia e il successivo percorso di riabilitazione e guarigione. Si vuole far capire che l’azione di Breivik è stata il suono d’allarme del recente e pericoloso avanzamento dell’estremismo di destra. Una fazione politica che ha trovato i suoi colpevoli in chi ha permesso l’immigrazione e il multiculturalismo in Europa. La cosa che stupisce e traspare dal film è che la Norvegia, così concentrata a scovare possibili terroristi islamici, non si era accorta di un minaccioso nemico interno.

Attraverso piccoli flash ma anche lunghe digressioni, 22 luglio mostra allo spettatore in che modo gli estremisti e fanatici pensano, comunicano fra loro e pianificano. Breivik parla del suo “progetto” su forum di giochi di guerra (come Call of Duty); stila un manifesto per la salvezza dell’Europa, ispirato all’azione dei templari, che avevano cacciato i musulmani dal tempio. Infine attua il suo piano con spietata freddezza, sperando di aprire le danze a una futura guerra contro gli immigrati e le politiche che permettono il multiculturalismo.

22 luglio recensione

La ripresa dal trauma dell’attentato è invece il tema maggiormente trattato. Per capire come la Norvegia ha cicatrizzato le sue ferite e affrontato il “mostro”, la trama si concentra sul sopravvissuto Viljar. La maggior parte del film narra infatti tutte le tappe da lui affrontate, prima del confronto in aula di tribunale con Breivik. La paura della morte, il senso di colpa di essere sopravvissuto al posto dei suoi amici, il dolore fisico e lo stress post-traumatico sono tutti presentati e spiegati allo spettatore. Un percorso che colpisce e coinvolge emotivamente e psicologicamente.

22 luglio: la resa filmica di temi ed eventi

22 luglio si divide precisamente in due parti. Ognuna è caratterizzata da elementi ben precisi. La prima parte racconta la strage di Oslo e Utøya con uno stile tipico del regista (in The Bourne Ultimatum ad esempio). Ci sono ritmi serrati e frenetici, senza fiato, che inchiodano lo spettatore. La seconda parte invece, molto più lunga, si concentra sul post attentato, sulle fasi che conducono al processo di Breivik. Un contrasto interessante che rappresenta a pieno come la strage sia caratterizzata dalla rapidità, mentre la ripresa sia molto lenta e travagliata.

Un punto di forza del film si trova anche negli interpreti principali. Anders Danielsen Lie interpreta Breivik in modo perfetto: dal suo lavoro recitativo si percepisce la freddezza, la spietatezza e l’assenza di compassione dell’attentatore. Un’interpretazione veramente sorprendente. Molto bravo anche Jonas Strand Gravli che interpreta Viljar: il suo dolore e i suoi tormenti appaiono quasi veri. Da lodare la decisione di Greengrass di scegliere attori norvegesi per una maggiore adesione alla realtà dei fatti (anche se alla fine la recitazione è in inglese).

22 luglio recensione

Al di là degli aspetti positivi ci sono però alcuni difetti da tenere in considerazione. 22 luglio oscilla spesso fra raccontare il punto di vista di Breivik e quello di Viljar, cercando di restituire un quadro più completo. L’unico problema è che sembra non esserci un vero e proprio centro, anche se è chiaro che Greengrass protenda verso lo sguardo del sopravvissuto. Inoltre il film cerca di spiegare bene ogni tema, trattando il tutto forse troppo didascalicamente. Su questo però si può chiudere un occhio perché con chiarezza e ovvietà lampanti si ottiene maggiore sensibilizzazione sugli argomenti. Fortunatamente quindi non si compie un passo eccessivo verso la banalità.

Ultimo aspetto da considerare è la durata. I 143 minuti complessivi non si giustificano a pieno perché l’approdo finale è ben chiaro già a metà del film. La lentezza che conduce al verdetto finale per Breivik dunque risulta un po’ eccessiva ma, come detto in precedenza, è efficace per dimostrare la difficoltà di ripresa e guarigione dai traumi fisici e psicologici.

Conclusioni

22 luglio è un buon film che sensibilizza lo spettatore sui pericoli e le conseguenze di un fanatismo e populismo di estrema destra. Il ritratto che ci restituisce di Breivik è quello di un uomo privo di compassione e di morale, estremamente razzista e fortemente legato a ideologie militari che ci fanno accapponare la pelle. Un ritratto che si avvicina perfettamente all’uomo reale. 22 luglio rappresenta anche efficacemente quella che è stata chiamata la “banalità del male“: Breivik durante un interrogatorio racconta freddamente la sua strage mangiando e bevendo. In più si lamenta di essersi ferito con il cranio di un ragazzo da lui ucciso. Una scena che fa rabbrividire e scuote i nostri animi.

Una durata un po’ eccessiva, spiegazioni molto didascaliche e risultati finali ovvi influiscono purtroppo sul risultato finale. Tuttavia ciò che conta qui è sensibilizzare lo spettatore e in questo 22 luglio vi riesce perfettamente. Ci fa pensare a possibili futuri attacchi che potrebbero verificarsi per le stesse motivazioni. Ma ci dimostra anche come coloro che li compiono sono persone vuote, con manie di grandezza e terribili ambizioni che nessuno vuole seguire. Nemmeno chi fa parte della sua stessa fazione politica.

22 luglio

Voto - 7

7

Lati positivi

  • I temi trattati
  • Sensibilizzazione dello spettatore
  • Il cast

Lati negativi

  • Durata un po' eccessiva
  • Troppo didascalico

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