8 Rue de l’Humanité: recensione del film francese disponibile su Netflix

Un affresco dall'ironia scontata che cerca di sdrammatizzare sul periodo della pandemia, senza mancare di rispetto, ma non riuscendo ad andare oltre.

La visione di 8 Rue de l’Humanité, di cui vi proponiamo la recensione, ci riporta al periodo di piena pandemia nel marzo 2020. Il film mette in scena la vita di un condominio francese costretto al lockdown come tanti altri in Europa e nel mondo. L’obbiettivo della pellicola era quello di sdrammatizzare un periodo che è stato per tutti tremendamente complesso e di cui si stanno gestendo ancora oggi le conseguenze. L’idea di partenza era buona e ben strutturata. C’è un’accurata rappresentazione di quella che è stata la nostra quotidianità per quei mesi di quarantena, tanto che sembra strano rivederla su uno schermo. Lo è ora non perché sia tutto finito, ma perché stiamo lentamente familiarizzando con una nuova normalità con cui convivere. Il film quindi vorrebbe far ridere, sdrammatizzare ed esorcizzare la paura, ma purtroppo non riesce a farlo completamente, scadendo in numerosi cliché e risultando troppo frivolo. 

Il tutto nasce da un’idea dell’attore Dany Boon, già noto al pubblico francese, che ha co-scritto la sceneggiatura con Laurence Arné. I due recitano anche nel film interpretando una delle coppie che alloggiano nel condominio. A condividere la scena con i due ci sono François Damiens, nel ruolo di Tony, Yvan Attal che interpreta un medico alla ricerca di un vaccino, Alison Wheeler e Tom Leeb sono un’altra coppia del condominio mentre Liliane Rovère, Jorge Calvo e Nawell Madani, interpretano rispettivamente la proprietaria di un bar,  il marito della portinaia e un medico. Un cast molto ricco che con i suoi personaggi presenta i vari volti di chi ha reagito diversamente al lockdown. Un film che nonostante il potenziale scade nel frivolo eccedendo in momenti comici e senza una concreta trama che si trascina per le due 2 decisamente eccessive. Analizziamo meglio 8 Rue de l’Humanité nella nostra recensione. 

Indice: 

Trama – 8 Rue de l’Humanité, recensione

Parigi, marzo 2020. La Francia è in lockdown e il presidente Macron cerca di rassicurare gli animi dei francesi che nel pomeriggio si affacciano ai balconi celebrando gli infermieri o cantando in coro. Nel condominio 8 Rue de l’Humanité diverse famiglie vivono la situazione in modo diverso. Martin è un illustratore scientifico ed è ossessionato dalla pulizia e dai disinfettanti. Misura la febbre a tutti e indossa la mascherina in qualunque spazio esterno, esasperando la moglie Claire che cerca di affrontare il tutto più razionalmente possibile. Ai piani superiori Agathe e Sam hanno difficoltà a condividere il loro piccolo appartamento. Sam è impegnato a fare sessioni di allentamento a distanza, mentre Agathe si dedica alla sua passione per il canto. Basile vive con la sorella e il padre, un imprenditore negazionista e speculatore che cerca di gestire i figli in assenza della moglie che lo ha lasciato. 

Al piano terra invece ci sono Diego, il marito della portinaia che è risultata positiva al Covid ed è in ospedale; l’insolito medico Jean-Paul che vive nel laboratorio di analisi del cortile cercando di trovare un vaccino; e Louise la proprietaria di un vecchio bar che a causa della quarantena rischia di non riaprire. I giorni passano e queste insolite famiglie cominciano a conoscersi meglio. La trama non ha un vero e proprio sviluppo concreto con eventi particolari o evoluzioni dei personaggi, solo siparietti comici. C’è Martin con la sua fobia estremizzata al massimo; i tentativi più disparati del medico di trovare il vaccino e Louise che in un’inaspettata alleanza con Basile da il via ad un commercio di disinfettante-alcool al gusto di pera. Tra alti e bassi, momenti di crisi e altri toccanti, i condomini cercano di superare insieme il periodo difficile che stanno vivendo.

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Inver Tax Shelter, Netflix Studios

Una realtà troppo…reale

L’intento di 8 Rue de l’Humanité di cui state leggendo la recensione era chiaramente quello di sdrammatizzare e di farci ripensare ad uno dei periodi più difficili che abbiamo vissuto strappandoci un sorriso. Purtroppo però il film fallisce nel tentativo. Tutto ciò che mette in scena non è altro che uno specchio di quello che è successo a molte famiglie e persone che hanno vissuto il lockdown. La rappresentazione è estremamente realistica e c’è verità in questo, ma manca la vena comica o meglio c’è ma scade nei siparietti quasi demenziali. Il film racconta le vari difficoltà di quel periodo e di come fosse la vita nella maggior parte delle case. I tentativi, spesso falliti, di far coesistere lavoro da remoto con le lezioni da remoto; la realtà della spesa nei supermercati e delle scorte; far uscire il proprio cane solo per fare due passi. 

L’appuntamento pomeridiano fuori da balconi e terrazze per ringraziare infermieri e medici; ma anche le difficoltà di chi non aveva informazioni di parenti in ospedale e la preoccupazione per la loro salute. Tutto questo sappiamo che purtroppo è successo davvero, ma il film non riesce a darci di più. Vuole far ridere estremizzando i comportamenti di Martin che disinfetta ogni cosa, o che esce in strada con una maschera da sub, il tutto risulta però banale e non una comicità che manda un messaggio concreto. L’unico aspetto che è riuscito un po’ meglio (leggermente perché anche questo ha i suoi difetti) è il legame che si va a creare tra i coinquilini. Nonostante il divieto di assembramento, l’essere umano non è nato per vivere da solo, ha bisogno di interagire e tutti loro legano insieme in questo momento complicato imparando a conoscersi e rivalutare alcuni aspetti delle loro vite. 

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Inver Tax Shelter, Netflix Studios

Aspetti tecnici e Conclusioni – 8 Rue de l’Humanité, recensione

Complessivamente risulta chiaro quindi come 8 Rue de l’Humanité, di cui proseguiamo la nostra analisi in questa recensione, non sia un film validissimo. La sceneggiatura non è particolarmente originale e un personaggio subisce un’evoluzione troppo rapida. Tra i lati positivi, da un punto di vista tecnico c’è una buona fotografia con diverse panoramiche, sia in apertura che nel corso del film, sulla città di Parigi, vuota e silenziosa. Gli attori poi sembrano entrati nei ruoli, in primis Dany Boon e Yvan Attal che detengono i ruoli di mattatori; più convincente invece la performance di Laurence Arné e commoventi quelle di Jorge Calvo e Nawell Madani. I colori della pellicola sono prevalentemente colori accesi, che vanno dal bianco al celeste presenti nei vari spazi, principalmente chiusi. Un’altra nota positiva è il finale che per quanto triste, riesce comunque ad essere toccante.

Concludendo quindi la nostra recensione del film ammettiamo come questo non raggiunga la sufficienza. Nonostante l’idea di intrattenere e di far divertire ci sia, la maggior parte delle scene(salvo un numero davvero ristretto) scadono nella comicità frivola e priva di un obiettivo ben definito. Ci sono momenti in cui qualche linea di dialogo funziona un po’ meglio, ad esempio in relazione ai tempi della scienza e alla corsa al vaccino, ma nel complesso la maggior parte di queste è solo un susseguirsi di situazioni portate all’estremo del risibile. Il film è quindi, concretamente, uno specchio di quei mesi in lockdown, in questo come già detto c’è del vero e dell’accuratezza, ma per il resto si ferma qui e non riesce a fare il salto successivo. Un peccato perché poteva essere un’esperienza catartica come i film a volte riescono ad essere.

8 Rue de l'Humanité

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Buona fotografia
  • Alcune scene emozionanti e toccanti

Lati negativi

  • Un’ironia che scade nell’eccessivamente frivolo e che non riesce a sdrammatizzare come vorrebbe il film
  • La storia del film rappresenta la realtà della pandemia, ma complessivamente non riesce ad andare oltre a questo

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