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Un tirchio quasi perfetto: recensione del film con Dany Boon

Dany Boon interpreta una commedia “economica” che mette a nudo tutti i difetti di un avaro

Un tirchio quasi perfetto è una commedia francese diretta da Fred Cavayé che prende di mira tutte quelle persone dall’indole avara, coloro i quali cercano di spremere il prossimo fino al midollo, per accumulare avidamente alla Paperon de’ Paperoni il loro personalissimo tesoro.

Preferiscono una vita di stenti ad una vissuta tra gli agi che potrebbero tranquillamente permettersi, tutto questo per non gravare sul personalissimo quaderno dei conti, che dovrà risultare sempre zero alla voce “USCITE”.

Un tirchio quasi perfetto: la recensione

 

Una trama “avara” di originalità

François Gautier (Dany Boon) è un uomo profondamente e moralmente “tirchio”. Musicista di violino, suona in un’orchestra e vive, anzi, sopravvive avendo come unico scopo quello di risparmiare. La sua avarizia è tale da spingerlo a sfruttare la luce del lampione davanti casa per illuminarla, usa la pinza per estrarre l’ultimo granello di dentifricio, mangia roba scaduta e fa di tutto pur di sgattaiolare via per non dover pagare la sua quota per un regalo di pensionamento.

Un bel giorno accade che si innamora di Valérie (Laurence Arné), una new entry dell’orchestra in cui suona e accade in contemporanea che una ragazza di nome Laura (Noémie Schmidt), si presenti al suo cospetto rivelandogli di essere sua figlia e di dover vivere per un breve periodo con lui. I giorni seguenti saranno per François un vero e proprio incubo: cena fuori, acqua calda, luce accesa. In più, dovrà ostentare il suo continuo malessere per riuscire a conquistare la bella Valérie.

Riusciranno le due figure femminili a fare breccia nel cuore e soprattutto nel portafogli di François? A voi il finale…

Il cliché del tirchio senza scrupoli

Dany Boon, l’eclettico attore francese, ormai un veterano della commedia transalpina, autore e protagonista di “Giù al Nord(2008), dal quale fu tratto due anni più tardi il film di Luca Miniero con Claudio Bisio e Alessandro Siani, Benvenuti al Sud, veste i panni del terribile tirchio François, recitando in una commedia senza infamia e senza lode.

Sulla scia del cliché sul tirchio immorale e bramante di possedere fino all’ultimo centesimo, utilizzata spesse volte al cinema, il film del regista Fred Cavayé, segue quel filotto di commedie che tanta ispirazione avevano tratto anni addietro dalla grande opera del drammaturgo francese Molière, “L’avaro”, senza fornirle una nuova chiave di lettura ma solamente adattandola ai tempi moderni (il tubetto dentifricio strizzato con le pinze ne è un esempio).

Un figura nostrana da menzionare per il tema trattato è quella dell’Albertone nazionale (Alberto Sordi), il quale recitò ne “L’avaro” ed anche ne “Il malato immaginario”, entrambe commedie dirette da Tonino Cervi e tratte dalle opere di Molre.

Tiriamo le somme…

La commedia francese è tornata molto in voga da un po’ di anni, viene presa anche ad esempio da altri paesi europei che ne ricavano dalle sue storie remake rivisitati in chiave nazionale. Molto spesso, però, sfrutta cliché o temi di forte impatto mediatico per sviluppare le sue trame piuttosto “semplici”.

Il film in questione riesce a strappare una risata di tanto in tanto, sfruttando il tema abbastanza gettonato del “tirchio senza scrupoli” che evoca indubbiamente nello spettatore similitudini del protagonista con un amico o addirittura se stessi. Però i tempi non sono vivaci e nemmeno un granché esilaranti.

Forse lo scopo del regista era proprio questo: farci calare a pieno titolo nella vita disadorna del protagonista, limitando fino all’osso…perfino le risate.

Un tirchio quasi perfetto

Voto - 5.6

5.6

Lati positivi

  • commedia leggera per tutta la famiglia

Lati negativi

  • manca di originalità
  • troppi tempi morti

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