Ai confini del male: recensione del fim Sky con Edoardo Pesce e Massimo Popolizio

Dal 1° novembre su Sky il film thriller diretto da Vittorio Alfieri, ispirato al romanzo di Giorgio Glaviano con Edoardo Pesce e Massimo Popolizio

Edoardo Pesce e Massimo Popolizio sono, rispettivamente, un detective noto come cane pazzo e un integerrimo capitano di polizia in Ai confini del male, il film thriller di cui vi proponiamo la nostra recensione. Dietro la macchina da presa c’è Vittorio Alfieri, il regista del film di successo Gli uomini d’oro, del 2019, con Fabio De Luigi, Edoardo Leo, Giampaolo Morelli, Gianmarco Tognazzi, Matilde Gioli e Mariela Garriga. Ai confini del male è molto liberamente tratto dal romanzo Il confine scritto da Giorgio Glaviano, uscito nel 2019. Si tratta di un film Sky Original prodotto da Italian International Film, Gruppo Lucisano e Vision Distribution, disponibile su Sky da lunedì 1° novembre, in streaming su NOW e on demand. La visione è consigliabile a un pubblico di soli adulti.

Chi sono i due protagonisti? Meda è, in apparenza, instabile, incline alla collera, facile alla rissa e sentimentalmente frustrato; invece, il capitano Rio incute timore tanto si mostra duro e impietoso nel suo essere integerrimo. Quest’ultimo è, inoltre, perseguitato da un caso del passato nel quale non aveva incarcerato un malvivente. Quando il figlio Luca viene rapito, quel caso torna presente e i suoi familiari, come la sua coscienza, sembrano colpevolizzarlo per la scomparsa del ragazzo. Il “mostro” di allora, secondo alcuni indizi, sarebbe lo stesso che ora segrega Luca e la fidanzata, figlia di amici di Rio e della moglie. Fin dall’inizio, i sospetti, soprattutto del capitano di polizia, si concentrano su un ex-poliziotto ormai ridotto a una vita misera deteriorata dall’alcolismo. Il tempo corre, i ragazzi sono in pericolo e la paura di non vederli vivi cresce di minuto in minuto.

Indice

La psicologia dei personaggi – Ai confini del male, la recensione 

La stratificazione dei personaggi, particolarmente di quelli principali, è curata. Essa crea una suspense altrettanto forte quanto il mistero sui giovani trattenuti contro la loro volontà e, forse, torturati. Anche nella mente, non propriamente lucida, dell’ex poliziotto ritenuto il numero uno dei presunti colpevoli, si arrovellano immagini, ricordi e messaggi da decifrare. C’è una frase che accomuna quest’ultimo e Luca: “sono stanco di come vanno le cose rispetto a come dovrebbero andare”. Perché entrambi la citano in due momenti distinti estremamente drammatici per entrambi? Perché, come si noterà, la dicono di fronte alla stessa persona? C’è un nesso logico o si tratta di una coincidenza? Di certo, Ai confini del male indaga i rapporti familiari, scegliendo quelli poco felici, e la solitudine di chi ne è privo o ne è stato privato.

Un’altra affermazione ricorrente nel film è: la soluzione più semplice non è sempre la più giusta”. Non viene pronunciata dallo stesso personaggio, né rivolta al medesimo. I due detective se la giocano a vicenda e, alla fine, porterà uno dei due alla soluzione del giallo. Il film vuol mettere in luce e portare alle coscienze la lontananza fra le apparenze – socialmente accettabili, persino apprezzate – e la realtà sottostante, magari immorale. Siamo abituati a mostrare ciò che, grazie a certi criteri di comodo inventati dalla società, riteniamo ci tuteli nella nostra dignità esteriore. Ma dimentichiamo, talvolta, di dar valore alla nostra persona e alla sostanza delle azioni che compiamo; terrorizzati di restare isolati preferiamo, spesso, l’omologazione anche quando non la condividiamo. Ufficialmente conta come ti presenti e cosa dici, non chi sei veramente, in cosa credi e per cosa lotti. Così il male ha vita facile sul bene.

Analisi e recensione del film Ai confini del male 

Ai confini del male è diretto e interpretato secondo scelte artistiche precise: piaccia o no, riuscita o no la cercata ispirazione anglo-americana, esso è pensato per un mercato internazionale. Infatti, il film mette da parte aspetti sia di sceneggiatura che registici e attoriali troppo “locali”. L’obiettivo è un prodotto usufruibile nei contesti più disparati, tant’è che, guardandolo, non si ha necessariamente la sensazione di trovarsi in Italia. Certo, non c’è confronto fra dei classici come Seven con Pitt e Freeman o Just cause con Connery; nemmeno ve n’è con il più recente Quelli che mi vogliono morto con Angelina Jolie. Il motivo? La cura del dettaglio, la qualità tecnica e, senz’altro, la sceneggiatura, il plot, che in un film fanno la differenza.

Proseguiamo la nostra recensione di Ai confini del male con una considerazione sui protagonisti. Edoardo Pesce, romano classe 1979, ha vinto il David di Donatello per la sua interpretazione in Dogman come migliore attore non protagonista. Nel violentissimo film di Garrone l’attore veste con successo i panni di un carnefice che si trasforma in vittima. Passando a Massimo Popolizio, genovese del 1961, la sua capacità tecnica è superiore, anche per la maggiore esperienza. Del resto, è stato vincitore per cinque stagioni non consecutive, fra il 1994 e il 2019, dell’ambito premio UBU e nel 2015 del prestigioso premio Hystrio. L’attore ha portato a casa molti altri riconoscimenti. Infine, Chiara Bassermann: da curriculum lavora parecchio, ma, come sensazione, potrebbe raggiungere un livello assai migliore con un regista, forse, più dedicato.

Ai confini del male, recensione

Ai confine del male. Sky Group, Italian International Film

Conclusioni: vale la pena vederlo? – Ai confini del male, la recensione

Sì, perché il finale impreziosisce tutto il film: a differenza del solito, la conclusione è superiore alla storia e alla sua costruzione. Tuttavia, vi sono offerte migliori, specie pensando a prodotti stranieri sui generis di qualità ben superiore. Il tema familiare e quello della verità che si nasconde dietro a certi standard socio-economici, ma anche professionali, sono interessanti: a volte ci lasciamo convincere che conti solo o, soprattutto, una certa rispondenza con le categorie lavoro, soldi, stato civile, famiglia. In genere, quegli stessi criteri e inquadramenti sono, per la gran parte delle persone, frustranti, perché entrare a pieni voti in tutti è difficile. In particolare, rischiamo di offuscare la vista e frenare quel sesto senso che vede oltre. Quando uno dei due detective lo realizza, la verità gli arriva cristallina come l’acqua e, d’improvviso, i pezzi si organizzano nella sua mente, dando luogo al puzzle della soluzione.

Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di Ai confini del male, vi invitiamo a dare una possibilità a questo thriller italiano. Questo, nonostante la valutazione complessiva non sia totalmente positiva. Ai confini del male non è eccessivamente lungo né troppo eccessivo nei toni e ci fa sentire grati di non essere come alcuno dei personaggi. Non è solo il giallo sul rapitore dei due giovanissimi a catturare l’attenzione degli spettatori, né il lavoro della squadra di polizia incaricata o gli scontri fra i detective. A catturare l’attenzione ci sono anche l’intrecciarsi delle situazioni personali che vengono a galla e la condivisione delle debolezze fra forti.

Ai confini del male

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Il film è scorrevole ed ha una durata perfetta
  • Scenografia e ambientazioni sono curati e gli interpreti sono in armonia fra di loro

Lati negativi

  • La recitazione è un po' troppo "underacting"
  • Il film sembra porsi al livello dei prodotti di genere oltreoceano ma non li raggiunge né tecnicamente né artisticamente

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