Akuma-kun: la recensione dell’anime soprannaturale di Netflix

Tratta da un classico del manga, la nuova serie d'animazione originale Netflix racconta di uno strano detective dell'occulto con il giusto tono e uno stile affascinante

Per gli appassionati di anime e occulto dal 9 novembre è disponibile su Netflix la nuova serie d’animazione giapponese Akuma-kun. Un anime, tratto dall’omonimo manga dello storico autore Shigeru Mizuki, che racconta le gesta di un improbabile duo di detective del paranormale alle prese con un mondo fatto di demoni e spiriti vendicativi. Un mondo affascinante e originale che, attraverso 12 episodi, la serie esplora a modo suo, guardando tanto al passato quanto al presente del genere.

Prodotta dalla Toei Animation e diretta da Junichi Sato e Fumitoshi Oizaki, la serie restituisce così lo spirito “vintage” del manga originale pur senza disdegnare, nonostante il tono e i personaggi infantili, temi tutt’altro che scontati o poco impegnativi. Tra drama procedurale, fatto di casi da risolvere e misteri da scoprire, e una trama orizzontale che insegue le oscure origini del protagonista, va così in scena un Detective Conan in salsa soprannaturale che non mancherà di coinvolgere gli appassionati di questo tipo di storie.

Indice:

Trama – Akuma-kun recensione

I demoni esistono e sono ovunque. Parola di Akuma-kun, investigatore dell’occulto e titolare dell’Istituto di ricerca sul millenarismo. Proprio a loro il ragazzo dà la caccia, assistito dal suo giovane socio Mephisto III – mezzo diavolo con alle spalle una dinastia che arriva fino al celebre demone faustiano – aiutando i malcapitati che di volta in volta transitano dal suo ufficio. Un po’ detective un po’ esorcista, Ichiro Matsushita, questo il vero nome di Akuma-kun – una sorta di titolo che viene dato a un bambino prodigio nato una volta ogni diecimila anni – ha però un oscuro passato che nemmeno lui pare riuscire a ricordare.

Tra studentesse redivive, demoni in incognito, assassini diabolici e angeli caduti faremo così la conoscenza dello strano mondo che orbita attorno ad Akuma-kun, dalla piccola proprietaria di casa Mio alla succube Gremory, dai genitori amorevoli di Mephisto al padre adottivo dello stesso protagonista, Shingo Umoregi, l’Akuma-kun originale. Sarà proprio con la sua eredità che Ichiro dovrà fare i conti, affrontando finalmente il suo oscuro passato.

Akuma-kun recensione

Akuma-kun. Toei Animation

Incubi di ieri e di oggi

Investigatori dell’occulto, omicidi rituali, patti coi demoni, pentagrammi, evocazioni. Sembrerebbe quasi uscito fuori di peso dal nostro immaginario Akuma-kun. Dai nostri film, serie e fumetti (da Hellraiser a Dylan Dog, passando per i personaggi disegnati da Tim Burton) a tema soprannaturale. Non fosse che il nuovo anime targato Netflix è in realtà ispirato nientemeno che al manga del 1963 di Shigeru Mizuki, massima autorità nel campo del folclore giapponese e delle storie di yokai (creature soprannaturali della mitologia nipponica, a metà strada tra fantasmi e demoni).

Sebbene la materia sia indubbiamente contaminata dall’immaginario occidentale (i riferimenti al Faust, alla Bibbia, alla demonologia e all’occultismo si sprecano) è infatti nel manga (già trasposto in una versione animata nel 1989, di cui questa serie è una sorta di ideale sequel) e nel sentire del suo autore che affonda le radici. A partire dallo stile “vintage” e caricaturale ripreso dall’opera originale, Akuma-kun entra nel ventunesimo secolo senza perdere il suo fascino, ma aggiornandosi ai tempi.

Akuma-kun recensione

Akuma-kun. Toei Animation

Tra Detective Conan e Dylan Dog

Contaminando la materia d’origine con una narrazione decisamente più contemporanea Akuma-kun dà così vita a uno strano ibrido dove il manga incontra il thriller paranormale. Un’intuizione felice che funziona soprattutto nella sua componente procedurale, fatta di esorcismi e ironia, detection e magia nera. È soprattutto negli episodi più smaccatamente autoconclusivi che l’anime riesce infatti a restituire la sua specificità e i suoi maggiori punti di forza (le dinamiche da strana coppia, un protagonista bizzarro ma geniale, il mondo di demoni e vicini di casa che fa da contorno), raccontando casi mai banali e dai risvolti spesso imprevedibili.

Al contrario, la trama orizzontale, ovvero il mistero legato alle origini di Ichiro prima che diventasse il nuovo Akuma-kun, risulta invece più dispersiva e confusa. Volendo da una parte proseguire la vicenda del manga e dall’altra costruire una parabola più compiuta dei personaggi, gli ultimi episodi sembrano infatti diventare paradossalmente più tradizionali, in linea con tanti prodotti simili degli ultimi anni, tra scontri finali a colpi di magia e sacrifici melodrammatici in nome dell’amicizia. 

Akuma-kun recensione

Akuma-kun. Toei Animation

Questione di stile

Nonostante questa disomogeneità di fondo Akuma-kun resta però un anime interessante, soprattutto per gli appassionati del genere. Un’operazione che indovina il giusto tono svecchiando una trama per forza di cose derivativa e già vista. Sta proprio tutta nei toni, nelle atmosfere e in una resa estetica affascinante, del resto, la forza della serie. Una nuova declinazione degli anime a tema soprannaturale che non insegue le mode del momento (da Bleach a Jujutsu Kaisen, passando per Chainsaw Man) ma cerca una sua strada autonoma, spesso prendendo svolte inaspettate per una storia apparentemente infantile.

Omicidi efferati, amori tossici, violenze, abusi. Mischiando tradizione e modernità, occultismo e tematiche tutte contemporanee, la serie diventa così una buona alternativa ad altri prodotti dello stesso genere. Affascinante quanto basta anche per giustificare un epilogo più convenzionale del previsto che mette (forse) prematuramente la parola fine a una vicenda che sarebbe potuta essere un divertente procedurale in chiave fantasy/horror.

Akuma-kun

Voto - 7

7

Lati positivi

  • L'estetica, i toni e le atmosfere sono affascinanti e ben si sposano al tipo di racconto
  • L'aspetto procedurale è la vera forza di Akuma-kun, una sorta di Detective Conan in chiave occulta

Lati negativi

  • Il bisogno di collegarsi a tutti i costi al materiale originale, soffermandosi sul passato del protagonista e sulla sua eredità, minano la compattezza di una serie che avrebbe funzionato bene anche mantenendo la sua autonomia

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