American Horror Stories: recensione della terza stagione

Questa terza stagione di American Horror Stories riconferma l'andamento di questo spin off, una serie di sperimentazione che non convince.

Per trattare di horror non ci sono molte strade percorribili: o si cerca di puntare all’originalità – che sia nella trama, nella regia o nelle tematiche affrontate – oppure si sceglie di utilizzare stilemi classici, o più conosciuti, in maniera lineare grazie ad una sceneggiatura carica di tensione inserita nei punti giusti, un crescendo che ci ha già regalato degli ottimi titoli.

L’horror, per essere ben fatto, deve toccare delle corde particolari che molti altri generi non riescono a smuovere, ma questa terza stagione – disponibile su Disney Plus – di American Horror Stories ripropone plot fin troppo conosciuti ed accompagnati da una sceneggiatura piatta, una miscela di tematiche e personaggi già visti che si affidano a citazioni senza lasciare nulla di nuovo.

Indice

Un inizio frenato – American Horror Stories, la recensione

La stagione si apre con una puntata che coniuga la tematica del lutto e le caratteristiche del coming of age tra i più blasonati. Shelby si è appena trasferita con suo padre in una nuova città dopo la morte di sua madre per cercare di voltare pagina, un cambiamento che coincide inevitabilmente con una nuova routine, una nuova casa e una nuova scuola. Fin dal primo giorno, Shelby viene bullizzata per via del suo aspetto fisico e l’unica valvola di sfogo che le è rimasta sono le live di una drag queen Anna Rexhia che utilizza il trucco e dei look macabri ed eccentrici come via di fuga dalla realtà, un concetto che Shelby trova confortante.

American Horror Stories.

American Horror Stories. 20th Television, Ryan Murphy Productions.

Non ci mette molto quindi a fidarsi di una ragazza conosciuta in chat durante una live di Anna Rexhia, una ragazza con cui sembra condividere insicurezze e paure. Ma la fiducia e il legame d’amicizia che si è instaurato tra le due si tramuta in fretta in un rapporto tossico, in una dinamica di potere sbilanciata dove l’affetto viene sostituito dalla rabbia e dalla gelosia.

Uno specchio su Black MirrorAmerican Horror Stories, la recensione

Con un cambio di rotta radicale per quanto riguarda tematiche e approccio, il secondo episodio richiama alla mente le intenzioni che ci sono alla base di Black Mirror. Una seconda pandemia è alle porte per via di una malattia altamente contagiosa e letale il cui sintomo principale è la cecità. Questa malattia, al contrario da quello che fa pensare il plot, ha poco a che vedere con la trama della puntata ed è solamente una scusa per ricreare le dinamiche del lockdown.

Will è un venditore d’arte ed è disperato per la chiusura dell’imminente mostra in cui avrebbe dovuto vendere delle opere già acquistate. è ad un passo dalla banca rotta, la sua assistente non riesce ad aiutarlo e, come se non bastasse, la sua salute mentale è compromessa dalla possibilità di un nuovo lockdown, esperienza che lo ha reso paranoico, suscettibile e fragile. La sua vita è destinata a cambiare quando un suo collega gli regala un’assistente digitale avanzata di sua invenzione di nome Daphne. Daphne si rivela un’assistente modello, ma soprattutto risolve qualsiasi tipo di problema senza farsi molti scrupoli. Il suo unico compito, d’altronde, è il benessere di Will, una menzione che Daphne prende molto sul serio.

Inizi anni 2000 – American Horror Stories, la recensione

La terza puntata ha un retrogusto nostalgico, un episodio che se fosse uscito agli inizi degli anni 2000 sarebbe stata una vera chicca, ma che uscita ora, con molti anni di ritardo, perde ogni mordente. Vivian è un’aspirante modella e ha tutte le carte in tavola per diventarla, ma non viene assunta poiché non rientra nei canoni estetici rigidi dell’agenzia di moda dei suoi sogni.

American Horror Stories.

American Horror Stories. 20th Television, Ryan Murphy Productions.

Dopo essere stata scartata perché indossa una taglia 40 e non una 36, la sua amica Heather, anch’essa aspirante modella, che le consiglia di contattare il suo medico. Il dottore Thaddeus Lau lavora in un ufficio nascosto in una zona malfamata e si arricchisce vendendo un medicinale indicato per chi soffre di diabete. Una soluzione che per molte donne sembra un miracolo, ma Vivian ha un soffio al cuore e le viene sconsigliato l’utilizzo dal medesimo dottore che, tempestivamente, le suggerisce un altro metodo pericolo quanto bizzarro.

È il sessismo che ti frega – American Horror Stories, la recensione

L’ultima puntata è senza dubbio quella più interessante e che strizza l’occhio alle serie tv coreane contemporanee, ma che, come i precedenti episodi, si perde in fretta. Toby soffre di una forte dipendenza per il sesso e per le app d’incontro. Una dipendenza che si fa sta facendo sempre più aggressiva e che, miscelata alla sua misoginia, gli fa vedere le donne esclusivamente come degli oggetti da sfruttare per soddisfare i suoi appetiti sessuali.

Tutto cambia quando incontra Natessa, una ragazza che doveva essere solamente l’ennesima amante di una notte, ma che invece si rivela essere molto di più. Toby se ne accorge nel peggiore dei modi, quando si sveglia il mattino successivo dopo essere stato drogato e scopre che gli è stato asportato un rene e che, al suo posto, gli è stata impiantata una ghiandola sconosciuta.

In conclusione – American Horror Stories, la recensione

Il vero problema della stagione non sono tanto i plot già visti o il costante citazionismo, quanto il non riuscire a portare avanti le trame per via di una sceneggiatura priva di tensione e mordente. I personaggi sono appena tratteggiati da caratteristiche molto forti e che delineano in fretta, ma che, al tempo stesso, impediscono alla storia di evolvere davvero e di creare protagonisti sfaccettati.

American Horror Stories.

American Horror Stories. 20th Television, Ryan Murphy Productions.

Ogni puntata autoconclusiva cerca di mettere fin troppe cose in appena 45 minuti di visione che gli sceneggiatori non riescono a gestire. Il risultato è che la storia segue delle tappe ben prestabilite con dei tempi già conosciuti, e quel che lascia allo spettatore è la sensazione che non lo abbandona mai di vedere dei doppioni di altri titoli. American Horror Stories, continua con la scia delle precedenti due stagioni, ad essere il prodotto di Ryan Murphy più debole.

 

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American Horror Stories

Voto - 5

5

Lati positivi

  • La pluralità di plot e idee che formano questo spin off
  • Lati negativi

    • Il continuo citazionismo che non è accompagnato dall'originalità necessaria per creare delle puntate interessanti
    • Una sceneggiatura priva di mordente

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