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Angoscia – L’ansiogeno horror di Sonny Mallhi – la Recensione

Nelle sale arriva Angoscia, l’horror diretto da Sonny Mallhi che debutta alla regia. Un film tutto al femminile, che riscopre quel sapore horror che da tempo non vivevamo.

Ispirato ad aventi realmente accaduti, arriva nelle sale italiane, in un agosto caldissimo, Angoscia, horror scritto e diretto da Sonnhy Mallhi che compie il suo debutto alla regia. Distribuito dalla Twelve Entertainment, la pellicola racconta la vicenda di Lucy, una ragazza che dopo una discussione con la madre viene investita da un’auto in corsa. Diversi anni dopo, nella zona si trasferisce l’adolescente Tess, una ragazza con disturbi del comportamento, che forse soffre la mancanza di un padre con il quale può parlare solo via Skype e di una madre spesso fuori casa. Quello che Tess fa spesso è andare in giro, in solitudine, con lo skateboard. Durante una delle sue uscite si imbatte nel punto in cui Lucy è stata uccisa. Sorgerà così uno strano legame tra le due, che coinvolgerà più persone..

Sonny Mallhi ci trascina all’interno di un horror terribilmente ansiogeno, e lo fa con una regia molto attenta sia all’espressioni, con diversi primi piani stretti in particolar modo della protagonista Tess, interpretata molto bene da Ryan Simpkins, sia alle location di questo bel film, attraverso numerosi campi lunghi. Egli ci accompagna in questa città che sembra esser desolata. Una città nella quale probabilmente c’è spazio solo per i tormenti psichici di Tess. Ci sono delle scene, con l’accompagnamento della splendida colonna sonora composta da James Curd, che sembrano cullare lo spettatore nel primo atto. E Mallhi riduce all’osso i dialoghi, ma bensì ci presenta delle sequenze colme di silenzi. Dal primo “incontro” tra Tess e Lucy comprendiamo che tra le due ci sarà una connessione, che si stringe sempre più con piccoli elementi in comune. Come il fatto che Tess non vuole esser chiamata Theresa, ossia il suo vero nome, che quasi ricorda come Lucy invece volesse farsi chiamare con il suo nome di battesimo: Lucynda. Esattamente come quella frase che sarà così importante negli intrecci tra le protagoniste: “Se tua zia avesse i baffi sarebbe tuo zio”.

Quello che fa Sonny Mallhi è prendere un clichè dell’horror – inteso nella sua accezione positiva – ed analizzarlo da una prospettiva diversa rispetto a quello che ha abitualmente fatto questo cinema di genere. Quando il prete Padre Meyers si avvicina all’addolorata madre di Lucy, le chiede in che modo le può essere utile, e la donna risponde che in nessun modo la può aiutare. Di pari passo, in uno dei momenti cruciali dello sviluppo drammaturgico, la madre di Tess non risponderà alla chiamata di Meyers. Ecco che le due donne decidono di rifiutare l’aiuto della chiesa. Stavolta la chiesa non può aiutare, e probabilmente perché colpevole di ingiuria.

La bellezza di Angoscia è che dopo diverso tempo, riusciamo ad appassionarci ad una pellicola solo ed esclusivamente per la drammaticità della stessa. Angoscia è un film in cui c’è un numero relativamente basso di Jump Scare, e che neanche ne necessita. Il problema dell’alienazione giovanile, la perdita di una persona cara ed i disturbi del comportamento vengono vissuti dallo spettatore sulla propria pelle, in un’equilibrio perfetto tra dramma ed orrore. Sonny Mallhi confeziona uno degli horror più belli degli ultimi dieci anni. 

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