Recensioni

Barriere: recensione del film di Denzel Washington

L'adattamento cinematografico del dramma di August Wilson con Denzel Washington e Viola Davis

Denzel Washington, già regista di Antwone Fisher e di The Great Debaters – Il potere della parola, dirige Barriere tratto dall’omonima pièce teatrale del drammaturgo August Wilson. Questo adattamento cinematografico, uscito nel 2017 ed ambientato nell’America degli anni 50’, rievoca le disuguaglianze sociali tra bianchi e neri dal punto di vista di Troy Maxson, un netturbino di colore.

La tematica razziale è però marginale: il vero soggetto del dramma è infatti l’istituzione della famiglia, dei sacrifici che comporta e la difficoltà nel relazionarsi con le persone a cui teniamo di più.

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Di seguito vi proponiamo la nostra recensione di Barriere, l’occasione giusta per Denzel Washington di tornare dietro la cinepresa dopo i precedenti successi come regista, interpretando al contempo il protagonista principale. Nella pellicola viene affiancato da Stephen Henderson e Viola Davis, che proprio per questo ruolo vince l’Oscar come Miglior attrice non protagonista.

Barriere: la recensione

Pittsburgh, anni 50’. Troy Maxson, interpretato da un eccezionale Denzel Washington, fa il netturbino e come tutti i venerdì, ultimo giorno lavorativo della settimana nonché quello di paga, è di ritorno a casa. Il suo collega ed amico di vecchia data Jim Bono (Stephen Henderson) lo accompagna nel tragitto.

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Procedono con il loro chiacchiericcio allegro fino alla soglia di casa dei Maxson dove li accoglie la moglie di Troy, Rose (Viola Davis). La vita di tutti i giorni della donna consiste nell’andare in chiesa, occuparsi delle faccende domestiche e badare al figlio adolescente Cory. In seguito la pellicola si svolge come una vera e propria opera teatrale, con lunghi e curati dialoghi ambientati sempre all’interno di casa Maxson o nel loro giardino, rendendoci partecipi delle frequenti discussioni e del pessimo carattere di Troy.

Cory è un appassionato di football, al contrario del padre che da giovane era una promessa del baseball. Dato che i sogni di Troy sono stati infranti a causa della discriminazione razziale, questi impedisce al figlio di praticare il football sia a livello amatoriale che professionale. Ma le discrepanze continuano anche con Lyons, il figlio avuto dalla sua prima moglie, che invece suona il jazz, non ha una vera e propria occupazione e che saltuariamente gli chiede del denaro.

Eppure il vero e proprio scontro avverrà con la moglie Rose quando le confesserà di avere una relazione extra-coniugale con un’altra donna, danneggiando irrimediabilmente il già precario equilibrio familiare.

Barriere: il personaggio di Troy

A prima vista potremmo giudicare Troy Maxson come un pessimo marito e padre di famiglia, e per certi versi avremmo ragione. Ma si tratta di un personaggio troppo complesso per potere essere giudicato in maniera superficiale e merita di un ulteriore approfondimento.

Avendo dovuto lasciare il nido a soli 14 anni per fuggire da un padre violento e da un ambiente familiare malsano, Troy Maxson è diventato prematuramente uomo. Con gli anni ha sviluppato un lato burbero, a tratti impietoso, che gli ha consentito di sopravvivere e di mantenere economicamente la moglie ed i figli in una società che li disprezza. Ha dovuto rinunciare al sogno di diventare un campione del baseball perché ai suoi tempi solo i bianchi potevano giocare a livello professionale. Per evitare, quindi, che anche Cory ne rimanga deluso gli vieta di continuare a praticare il football e lo sprona a trovarsi un vero lavoro.

Barriere: l’importanza del lavoro

È bene capire che la vita di Troy non è stata incentrata sul seguire il suo cuore o le sue passioni ma sul lavorare duramente per avere una paga e una vita decenti. È infatti inconcepibile per lui che Lyons si faccia mantenere dalla fidanzata pur di non rinunciare al suo amore per il jazz, una passione che comunque non apporta alcuna entrata di tipo economico.

Cerca, erroneamente e in maniera tirannica, di imporre ai figli la propria visione del mondo dato che è l’unica che conosce e che ritiene sicura. Inoltre, a causa della mancanza di un amorevole figura paterna Troy ritiene che fare il padre consista solo nello sfamare i figli e provvedere alle loro necessità pratiche fino a quando non saranno grandi abbastanza per farlo da soli.

Tu vivi in casa mia, ti riempi la pancia con il mio cibo, metti il tuo fondo schiena sul mio letto perché sei mio figlio! È compito mio prendermi cura di te! Ho delle responsabilità verso di te! Non mi devi piacere!

-Troy Maxson

Allo stesso modo i doveri di marito si limitano al consegnare la paga a Rose e fare l’amore con lei. Troy non si chiede mai se lei sia felice, non prova dolore nel comunicarle di averla tradita con un’altra donna. Sembra non avere empatia per Rose e per sua la vita vissuta all’ombra di un marito, sacrificando i propri desideri ed ambizioni per adempiere ai suoi doveri di moglie e madre.

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Perché “Barriere”?

Il carattere drammatico del lungometraggio risiede nell’assistere al graduale smembramento della coppia Maxson. Troy innalza senza volerlo barriere non solo contro i figli, a cui non sa e non può insegnare l’amore, ma anche contro la moglie Rose, a cui spezza il cuore. Nonostante il dolore lei continua a sopportare il carattere tanto razionale da risultare quasi anaffettivo di Troy e le sue richieste spesso inappropriate per il bene della loro famiglia.

Altre volte, invece, Troy Maxson innalza barriere per difendersi da una società in cui né lui, né la sua famiglia sono ben accetti e per rimanere al sicuro nel piccolo mondo che conosce. Rose, al contrario, vuole solo proteggere le persone a cui vuole bene tenendole vicine, per questo forse desidera costruire un recinto tutto intorno alla casa.

C’è chi costruisce barriere per tenere lontano la gente, e chi per tenersele vicine.

-Jim Bono

L’interpretazione di Viola Davis è magistrale. Solamente il suo monologo, che consiste in una sfuriata-sfogo nei confronti del marito, vale la visione dell’intero film. Rose è un personaggio semplice senza tanti fronzoli ma è anche una donna dotata di un’incredibile umanità e comprensione.

In sintesi Barriere è l’ottimo risultato del perfetto adattamento cinematografico del dramma teatrale, di dialoghi curati e della giusta lunghezza, nonché delle impeccabili performance degli attori principali. Una pecca: il finale sbrigativo e approssimato che potrebbe lasciare lo spettatore confuso riguardo all’epilogo. Qui il trailer in italiano.

Barriere

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Fedele adattamento cinematografo
  • Performance attoriale

Lati negativi

  • Finale sbrigativo
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