Bingo Hell: recensione della horror comedy di Gigi Saul Guerrero – Welcome to the Blumhouse

Su Amazon Prime Video torna Welcome to the Blumhouse: si parte con Bingo Hell di Gigi Saul Guerrero

La spooky season è ormai alle porte e con Halloween che si avvicina, Amazon Prime Video rilascia i primi due film della seconda parte dell’antologia di Welcome to the Blumhouse. Il 1° ottobre è la volta di Black as Night e Bingo Hell, di cui vi proponiamo la nostra recensione; venerdì 8 toccherà a Madres e The Manor. Se il filo conduttore del primo quartetto di pellicole di Welcome to the Blumhouse era l’amore come forza di redenzione e corruzione insieme, quest’anno la tematica è altra. Black as Night, Bingo Hell, Madres e The Manor affronteranno “gli orrori istituzionali e le fobie personali”. Ancora una volta la serie antologica conferma la volontà di dare spazio e offrire una vetrina per registi emergenti e ancora poco conosciuti.

Dietro la macchina da presa, in Bingo Hell, c’è la regista messicana Gigi Saul Guerrero, nota in patria come La Muñeca del Terror: la bambola del terrore. Al centro delle vicende un gruppetto di anziani, singolare cuore pulsante della ben poco ridente cittadina di Oak Springs. Lupita e la sua amica Dolores hanno dedicato anima e corpo a fare di Oak Springs una comunità solidale. Centro di aggregazione e principale attrazione cittadina è la bingo hall ed è proprio qui che si scatena il caos. Attraverso questa horror comedy dal sapore gore, Guerrero imposta una riflessione sull’emarginazione; sui “dimenticati” della società che diventano facili prede di chi è disposto a far leva sul loro essere senza speranza. Nel cast Adriana Barraza, Richard Brake, L. Scott Caldwell, Bertila Damas, Joshua Caleb Johnson, Clayton Landey, Grover Coulson e Kelly Murtagh.

Indice:

La trama – Bingo Hell, la recensione

Iniziamo la nostra recensione di Bingo Hell soffermandoci sui dettagli di una trama piuttosto essenziale. Gigi Saul Guerrero firma lo script insieme con Shane McKenzie e Perry Blackshear. Al centro della storia c’è la comunità di Oak Springs, alle prese con una gentrificazione non proprio gradita ai cittadini senior. In particolare la messicana Lupita (Barraza) mal sopporta la fuga degli abitanti storici per lasciar spazio alla “calata barbarica” degli hipster. Lupita è il cuore della comunità, insieme con la sua amica Dolores (Caldwell), alle prese con una nuora spendacciona (Murtagh) e un nipote problematico (Johnson). Per fortuna, a movimentare le serate di paese, c’è il bingo, che le due donne gestiscono e animano. Fin quando qualcosa di strano non sconvolge gli equilibri.

Durante la notte il proprietario storico del bingo sparisce nel nulla e la sala viene rilevata dall’oscuro Mr. Big (Brake). Mr. Big promette guadagni facili e occasioni di riscatto ai suoi avventori e la sala si trasforma in poco tempo in una piccola succursale di Las Vegas. Lupita capisce subito che c’è qualcosa che non va nel viscido Mr. Big e fa di tutto per aprire gli occhi ai suoi amici. Peccato che gli anziani abitanti di Oak Springs, messi di fronte a una via di uscita dalla loro miseria, non vogliano sentire ragioni. Inizia così una lotta senza esclusione di colpi tra il pilastro della comunità e un cattivo dalle fattezze faustiane. Riuscirà Lupita a ristabilire l’ordine e riscattare le anime che i suoi concittadini sembrano aver venduto al Diavolo?

Giù le mani dal bingo

La bingo hall di Oak Springs (che diventa hell nel corso della storia) ha un valore simbolico nemmeno troppo velato. Quando la sala passa nelle mani di Mr. Big (Richard Brake, il Night King delle stagioni 4 e 5 di Game of Thrones), per Lupita è la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. La sala bingo del centro ricreativo della cittadina rappresenta per lei il simbolo dell’unione di una comunità in declino. Lupita e Dolores hanno fanno tanto per risollevare le sorti di Oak Springs, ma la ferita dell’emarginazione e della quasi totale assenza di prospettive è sanguinante. Ed è qui che il male simboleggiato da Mr. Big (il dio denaro che corrompe) trova terreno fertile per propagare la sua infezione.

Gigi Saul Guerrero mette in scena la parabola horror di una serie di “eroi” ai margini; una metafora interessante del pericolo che corre chi, abbandonato dalla società, cerca una via di fuga immediata dalle proprie difficoltà e frustrazioni. Su questa base la regista innesta anche una riflessione sulle “minoranze” etniche: nessuno dei protagonisti è bianco, fatta eccezione per il villain. La sala bingo diventa dunque una sorta di baluardo di resistenza di chi si trova a dover difendere con le unghie e con i denti la propria identità. Un luogo attraverso il quale muovere una critica a una società che sfrutta le debolezze di coloro che lascia indietro e, anzi, cerca di affossare ulteriormente.

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Bingo Hell. Amazon Studios

Cosa funziona e cosa convince meno – Bingo Hell, la recensione

Bingo Hell convince solo in parte. A fronte di personaggi che funzionano e risultano nel complesso ben tratteggiati, le prove sono tutte impostate sulle frequenze dell’esagerazione. Se da un lato è comprensibile – poiché è evidente una vena grottesca -, dall’altro ci si stanca in fretta di questa continua rincorsa all’eccesso. Altro problema è quello del montaggio non sempre fluido e del ritmo discontinuo; incalzante in alcuni passaggi, lento e zoppicante in altri. Difetti che nel complesso pregiudicano la riuscita effettiva del film.

La criticità maggiore risiede però nel fatto che Bingo Hell abbia ben poco dell’horror. In altre parole non ci si spaventa mai e alcune trovate risultano piuttosto cheap. Più e più volte la mente corre alla serie Piccoli Brividi; per alcune scelte narrative e per la gestione dell’elemento paura. Molto meglio la vena critica analizzata poco sopra e la componente comedy. Non tutti i dialoghi e le battute funzionano, ma il divertimento di certo non manca. Il villain affidato a Richard Blake poi, più che inquietante, nel corso della storia finisce con lo scadere nel macchiettistico. Un vero peccato, per un personaggio presentato con le giuste premesse e una buona dose di convincente malvagità.

Considerazioni conclusive

Come accennato all’inizio della nostra recensione, Bingo Hell prosegue il progetto Welcome to the Blumhouse come vetrina per registi da scoprire. Si percepisce come Gigi Saul Guerrero – già parte della scuderia Blumhouse – abbia qualcosa da dire e sappia come farlo. Alla fine del film resta la voglia e la curiosità di vederla cimentarsi in altri progetti, magari leggermente più ambiziosi.

Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di Bingo Hell, ci sentiamo di consigliare di dare una possibilità a questa comedy horror, pur imperfetta. Non siamo certo di fronte a un film indimenticabile, ma c’è abbastanza materiale per trascorrere un’ora e mezza tutto sommato godibile. Sconsigliato, invece, a chi vada in cerca di un horror vero e proprio. C’è una giusta dose di gore, ma le atmosfere sono piuttosto lontane da quelle veicolate coi canoni di un film dell’orrore. Bingo Hell è disponibile su Amazon Prime Video da venerdì 1 ottobre, insieme a Black as Night. Il prossimo appuntamento è fissato per l’8 ottobre con gli altri due titoli dell’antologia Welcome to the Blumhouse.

Bingo Hell

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Il sottotesto di critica, veicolato attraverso gli "eroi" del film è nel complesso interessante
  • Ce n'è abbastanza per passare un'ora e mezza godibile

Lati negativi

  • Pochi brividi, sconsigliato a chi cerchi un horror vero e proprio
  • Il ritmo è discontinuo e il montaggio non sempre fluido

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