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Bloodshot: recensione del film di Dave Wilson con Vin Diesel

Il cinecomic sulle origini di Bloodshot, personaggio dei fumetti Valiant

È disponibile dal 27 marzo scorso, in streaming e digital download, Bloodshot, il cinecomic con protagonista Vin Diesel di cui vi proponiamo la nostra recensione. L’uscita nelle sale cinematografiche italiane sarebbe stata prevista per il 26 marzo, ma a causa dell’attuale pandemia sappiamo tutti qual è stato il destino di molte pellicole. Negli Stati Uniti invece, il film ha avuto il suo breve debutto in sala il 13 dello scorso mese, per poi prendere inevitabilmente anche lì la strada del video on demand. Bloodshot segna l’esordio dietro la macchina da presa di Dave Wilson, filmaker noto per aver curato i trailer di alcuni dei videogiochi più celebri dell’ultimo decennio. Prima di approdare al lungometraggio, Wilson ha diretto il primo episodio della serie antologica Netflix Love, Death & Robots.

Adattamento delle origini di un personaggio dei fumetti della Valiant Comics, Bloodshot è un film con intenti ambiziosi che prova a far breccia in un pubblico di appassionati. Lo fa, in primo luogo, schierando Vin Diesel, figura in grado di esercitare un certo richiamo sul pubblico. E lo fa con l’ambizione di diventare un possibile franchise. L’epidemia da coronavirus certamente non ne ha facilitato il lancio; l’accoglienza tiepida di critica e pubblico, poi, fanno pensare che la creazione di un universo Valiant al cinema rimarrà un’illusione. Ma proseguiamo nella nostra recensione per andare a fondo di tutte le questioni.

Indice

La trama – Bloodshot, la recensione

Dopo una pericolosa missione a Mombasa, il Marine Ray Garrison (Vin Diesel) riesce a tornare a casa dalla moglie Gina (Talulah Riley). Garrison è un uomo risoluto, che non ha paura di disobbedire agli ordini quando lo ritiene necessario. Finalmente è in grado di godersi qualche meritato momento di riposo con la donna che ama, nella suggestiva Costiera Amalfitana. La quiete, però, dura pochissimo: la coppia è vittima di un attacco a sorpresa, un’imboscata di un criminale psicopatico di nome Martin Axe (Toby Kebbell).

Ray e Gina vengono uccisi (non preoccupatevi, non è uno spoiler) o almeno, così sembrerebbe… Il Marine si risveglia nel laboratorio del dottor Harting (Guy Pearce) della Rising Spirit Technology. Lo scienziato trasforma i militari gravemente feriti in servizio in soldati bionici potentissimi, avvalendosi della nanotecnologia. Ray è il suo ultimo esperimento. Harting ha trasformato Garrison in una macchina da guerra nel cui sangue scorrono delle particelle robotiche dette naniti; grazie a questi, i tessuti del militare si rigenerano anche dopo le ferite più gravi. Ben presto però, Ray scopre che Harting non conduce esperimenti solo sul suo corpo e che la verità è tanto misteriosa quanto inquietante.

La storia del supereroe e la genesi del progetto Bloodshot

Bloodshot è un personaggio dei fumetti della ex Valiant Comics (oggi Valiant Entertainment); popolarissimo per una nicchia di appassionati, è pressoché sconosciuto dal grande pubblico, sia americano che italiano. Creato nel 1992 da Kevin VanHook, Don Perlin e Bob Layton, diventa protagonista di una serie tutta sua a partire dal 1993. All’inizio, Bloodshot non è l’alter ego di un militare bensì di un killer mafioso italo – americano, Angelo Mortalli. I fumetti interamente dedicati a Bloodshot ebbero un discreto successo e garantirono al supereroe la sua fetta di pubblico fedele. È nel 1994 che vengono ripensate le origini e la storia del supereroe, col relativo cambio di identità e il passaggio definitivo al personaggio di Raymond Garrison.

Dopo il fallimento della Acclaim Entertainment, che aveva acquisito la Valiant Comics nel 1996, i diritti dei personaggi vengono acquisiti dalla Valiant Entertainment. Nel 2012 il rilancio del personaggio di Bloodshot avviene tramite il reboot della serie di fumetti originaria. È proprio da questo reboot che trae ispirazione il film oggetto della nostra recensione. Negli intenti l’idea di un adattamento per il cinema delle avventure di Bloodshot doveva essere un progetto ambizioso e duraturo. In quest’ottica, il film avrebbe dovuto essere il primo capitolo di un franchise, lanciato dalla figura e dal richiamo di Vin Diesel. Non si può mai sapere, ma allo stato attuale, le possibilità per lo sviluppo di una saga sembrano piuttosto scarse.bloodshot recensione

La sceneggiatura: dialoghi e personaggi – Bloodshot, la recensione

Procediamo nella nostra recensione soffermandoci su alcuni dettagli tecnici di Bloodshot, a cominciare dalla sceneggiatura. Lo script, firmato da Eric Heisserer (Arrival, Bird Box) e Jeff Wadlow (Kick – Ass 2, Obbligo o verità), è una delle note più dolenti dell’intero film. I dialoghi contengono un allarmante campionario di frasi scontate e battute talmente trite da far pensare ad elementi revival di trash anni 90. Purtroppo non è così; non c’è ironia, non c’è intento dissacratorio degli elementi cardine del genere. Nel corso del film si sente spesso Vin Diesel pronunciare frasi che suonano stantie tipo “io ti troverò e ti ucciderò“. In generale, la pretesa sarebbe quella di raccontare qualcosa di nuovo, ma il risultato è un concentrato di banalità derivative.

Bloodshot rientra in un filone narrativo molto praticato dove è davvero difficile far centro senza introdurre novità interessanti. A metà film fa la sua comparsa un personaggio che dovrebbe essere una spalla comica. Negli intenti dovrebbe essere un contrappunto ironico volto a scardinare gli stereotipi del tema della manipolazione della mente. L’effetto non è quello sperato, fra battute stanche e a tratti imbarazzanti. Se il personaggio di Ray ha ben poco spessore, altrettanto si può dire di quello di Dalton, il villain interpretato da Sam Heughan. Quella di Dalton è una figura monodimensionale, prevedibile, per niente affascinante. Nemmeno il personaggio di Harting (Guy Pearce) risulta incisivo ed è un peccato, perché alcuni tratti interessanti presenti all’inizio si perdono in un arco narrativo senza spessore.

Regia, montaggio ed effetti speciali

Esattamente come la sceneggiatura, anche la regia di Dave Wilson manca di una visione solida alla base della messa in scena e di originalità. Abbiamo detto all’inizio della nostra recensione come Bloodshot sia un cinecomic sulle origini di un eroe; una buona dose di action unita a momenti più distesi è (a grandi linee, semplificando) la base di questo genere di film. Troviamo questi elementi anche qui, ma il regista sembra non essere padrone della materia; le idee di messa in scena sono poche e – quando ci sono – non sono efficaci. Un esempio su tutti la sparatoria in una galleria di Budapest, bloccata da un camion rovesciato che trasporta farina. L’idea potrebbe essere valida, ma Wilson non riesce ad orchestrare una scena che potrebbe essere suggestiva e che alla fine risulta solo caotica.

L’abuso del rallenty, poi, a lungo andare risulta irritante e finisce col togliere alle scene d’azione il pathos che – almeno negli intenti – dovrebbe aggiungere. Dave Wilson è uno che sa il fatto suo in materia di effetti speciali, essendosi fatto le ossa in quel campo. Questo traspare in particolare nella maxisequenza finale della lotta tra Ray e Dalton, ambientata nella tromba trasparente dell’ascensore di un grattacielo. Alcune soluzioni sono oggettivamente pregevoli e spiccano in una coreografia ben orchestrata. Tuttavia c’è un elemento che rema contro (e non solo qui): il montaggio. Troppo frenetico e disordinato, è un autentico bastone tra le ruote nelle sequenze action, che lo spettatore finisce per non godersi fino in fondo.bloodshot recensione

Considerazioni finali

Arrivati al momento di tirare le somme della nostra recensione, possiamo tranquillamente affermare che Bloodshot ha il sapore di un’occasione sprecata. L’idea di buttarsi in un filone prolifico e di successo e l’ambizione alla base di questo progetto non bastano. Il soggetto di partenza – pur poco conosciuto – è di per sé abbastanza interessante; un supereroe dei fumetti che ha dei tratti in comune con Wolverine e Deadpool (il fattore della rigenerazione) e con alcuni lati oscuri piuttosto affascinanti. Peccato che queste caratteristiche profonde non vengano esplorate (complice probabilmente anche un discorso di rating); i traumi del reduce di guerra, la dimensione dell’orrore psicologico prima ancora che fisico.

Ci ritroviamo invece di fronte all’ennesima declinazione di Vin Diesel che affronta i suoi nemici, abbattendoli uno dopo l’altro, e poco più. Nemmeno gli attori sembrano credere fino in fondo nel progetto e – di conseguenza – non infondono la giusta carica e linfa vitale ai loro personaggi. Non basta la presenza scenica, non basta qualche efficace soluzione visiva qua e là quando mancano mordente e contenuto. Per lasciare il segno in un panorama dove i contendenti rispondono al nome di Marvel e DC, sarebbe servito ben altro; si è scelto invece di puntare tutto sulla voce profonda e i muscoli di Vin Diesel. Per entrare nella partita degli origin movies e dei cinecomic (e segnare un punto) oggi serve avere qualcosa di davvero sensazionale da dire; altrimenti conviene non provarci affatto.

Bloodshot

Voto - 4

4

Lati positivi

  • La maxisequenza finale

Lati negativi

  • Sceneggiatura e regia
  • Montaggio troppo frenetico

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