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Bird Box: recensione del film Netflix con Sandra Bullock

Susanne Bier dirige il thriller/horror in cui l'apocalisse è negli occhi di chi guarda: ecco la recensione di Bird Box

Non vedo, non sento, non parlo. Bird Box, film Netflix diretto dalla danese Susanne Bier, sembra chiudere questo trittico del genere thriller/horror. Gli altri capitoli sarebbero idealmente Hush – Il terrore del silenzio di Mike Flanagan (uscito anch’esso su Netflix nel 2016) e A Quiet Place – Un posto tranquillo di John Krasinski. Nel primo una donna sordomuta tenta di scampare alla crudele tortura psicologica di un killer, che ha circondato la sua casa nel bosco. Nel secondo una famiglia cerca di sopravvivere a mostri dall’udito ultrasviluppato, privandosi della parola e agendo senza fare il minimo rumore.

In Bird Box, tratto dall’omonimo romanzo di Josh Malerman, il nostro pianeta è invaso da creature che inducono al suicidio, mostrandosi ai nostri occhi come ciò che ci spaventa di più. Il film si concentra in particolare su Malorie, interpretata da Sandra Bullock, che insieme a un gruppo di superstiti tenta di continuare a vivere. Privandosi spesso di uno dei nostri sensi più importanti, la vista. Dopo l’udito e la parola, nel film della Bier dunque l’uomo è costretto alla sopravvivenza con una privazione ancor più difficile. Cerchiamo di analizzare in questa recensione gli aspetti positivi e negativi di Bird Box, uscito su Netflix lo scorso 21 dicembre.

Bird Box: recensione del film Originale Netflix

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La vita di Malorie (Sandra Bullock), pittrice e incinta, viene sconvolta quando una misteriosa ‘epidemia’ comincia a colpire la sua città, portando diverse persone al suicidio. Questi eventi cominciano a verificarsi in tutto il pianeta. Malorie, insieme ad altri superstiti che l’hanno aiutata, capisce che la gente impazzisce e si suicida quando entra in contatto con strane creature, che si rivelano in forme che conducono alla follia. Sopravvivere non sarà semplice: il contatto con il mondo esterno non può avvenire con la vista e quello con le altre persone diventa sempre più complesso. Un luogo di protezione tuttavia sembra esistere, ma raggiungerlo sarà per Malorie una delle sfide più difficili da affrontare.

Bird Box: Susanne Bier e il cinema di genere

La trama di Bird Box non sembra materiale adatto alla regista Susanne Bier. La danese infatti si è occupata in passato di diversi drammi, soprattutto di stampo familiare: nella sua filmografia troviamo In un mondo migliore (Oscar al Miglior Film Straniero), Noi due sconosciuti con Halle Berry e Benicio Del Toro e Una folle passione con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence. Cimentarsi con il cinema di genere rappresentava dunque una sfida, che si può considerare solo in parte superata.

I momenti di tensione e di terrore sono trattati dalla regista senza virtuosismi registici o metodi particolari. Il materiale orrorifico non è gestito dunque nel migliore dei modi. Più attenzione è dedicata, sia in termini di sceneggiatura che di regia, al dramma umano e alla condizione di Malorie. Piuttosto cinica e introversa, la donna cerca di imparare ad amare, essendo in attesa di un figlio. Una missione certamente complessa da realizzare in un mondo diventato ormai ostile. Un mondo di orrore davanti al quale bisogna chiudere gli occhi ma anche continuare a lottare: un’intelligente metafora del mondo odierno.

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Ottima infine l’idea di non mostrare mai in scena le creature che inducono al suicidio. In questo modo la tensione è sempre garantita, grazie anche a un buon lavoro sul sonoro che accompagna l’arrivo dei mostri. La Bier riesce così a maneggiare bene un materiale su cui probabilmente sarebbe potuta scivolare. Non è un caso infatti che la scena in cui le creature venivano mostrate sia stata prontamente eliminata dal montaggio finale.

Bird Box: fra tensione e tempi dilatati

Bird Box tutto sommato è un buon prodotto, con un ottimo materiale di partenza e degli efficaci momenti di tensione che vi terranno incollati al divano. Tuttavia nel corso della durata (più di due ore), il film si dilata eccessivamente quando si concentra sui legami umani, complice anche la sceneggiatura di Eric Heisserer, che in alcune fasi non funziona a dovere. Non mancano poi tappe richieste dal genere cinematografico. Il lavoro sulla struttura narrativa è invece ben gestito: i continui salti avanti e indietro nel tempo non disturbano e sono ben calibrati.

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Da apprezzare l’ottima interpretazione di Sandra Bullock, a suo agio nel ruolo di survival woman e di madre dalla dura corazza ma dal cuore tenero. Buone anche le prove attoriali degli interpreti di contorno, in cui troviamo John Malkovich, Sarah Paulson, Jacki Weaver e Trevante Rhodes. Peccato solo che i loro personaggi non siano così approfonditi.

Bird Box

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Trama interessante grazie all'ottimo materiale di partenza
  • Efficaci momenti di tensione
  • L'interpretazione di Sandra Bullock

Lati negativi

  • Regia poca coraggiosa e sceneggiatura traballante
  • Tempi troppo dilatati in alcune fasi

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