Bodies: recensione della serie thriller sci-fi di Netflix

La serie tratta dalla graphic novel di Si Spencer è un crime drama poco originale che non spicca particolarmente in nessuna sua caratteristica

Netflix e le serie crime sono un sodalizio oramai collaudato anche se non sempre sono un matrimonio d’amore e sempre più spesso sono serie d’intrattenimento poco curate e fatte con lo stampino. Bodies, nel bene e nel male, si posiziona nel mezzo. 

Tratta dall’omonima graphic novel di Si Spencer, targata DC/Vertigo, Bodies miscela il mystery con un classico incipit thriller basato su una storia fantascientifica. Questa miscela di generi segue le vicende di quattro detective che vivono in quattro epoche differenti e si imbattono nel medesimo cadavere, con un’unica eccezione per la detective del 2053.

Indice

Trama – Bodies, la recensione

Un cadavere, quattro detective e quattro diverse epoche, è questo l’incipit di Bodies. La storia, in ordine cronologico, ha inizio nel 1890 quando il detective Hillinghead (Kyle Soller) viene convocato in un vicolo di Longharvest Lane per analizzare un corpo appena rinvenuto. Stessa cosa accade 51 anni dopo, quando il detective Whiteman (Jacob Fortune-Lloyd) viene chiamato – in una Londra devastata dalla Seconda guerra mondiale – per informarlo del ritrovamento di un cadavere sempre nel vicolo di Longharvest Lane.

Bodies.

Bodies. Moonage Pictures.

Siamo nel presente, nel 2023, quando la detective Shahara Hasan (Amaka Okafor) è impegnata nell’inseguimento di un uomo nel bel mezzo di una manifestazione di estrema destra, quando viene condotta nel medesimo vicolo e si imbatte nello stesso cadavere. Per ogni epoca non solamente il ritrovamento dell’uomo – lo stesso vicolo, l’uomo è riversato nudo sul cemento – segue le medesime modalità, ma anche il defunto è lo stesso e presenta una ferita da colpo di fuoco all’occhio e lo stesso tatuaggio sul polso.
Ad essere diversi sono gli eventi che accadono nella Londra del 2053 controllata da un regime autocratico imposto da Mannix, interpretato da Stephen Graham. In questa distopica società, la detective Maplewood (Shira Haas) incontra a Longharvest Lane quella che nelle altre epoche è la vittima, in vita questa volta.

Fotografia e regia – Bodies, la recensione

Esteticamente, Bodies si approccia alla storia che vuole raccontare nel modo più pratico e lineare possibile. La fotografia, curata e allettante, assume sfumature differenti per ogni epoca, per far capire immediatamente allo spettatore in che anni siamo ancor prima che il personaggio caratterizzante compaia. Anche la regia è il più pulita possibile, senza particolari guizzi creativi, ma è esclusivamente votata alla narrazione. Così come lo è la storia stessa.
Lineare e pulita, Bodies vuole puntare non tanto sul lato thriller né sulla risoluzione del crimine quanto più sul worldbuilding e sull’intreccio e sulle dinamiche che si creano in questi otto episodi, ma quel che spicca in mezzo al resto sono i personaggi e le loro caratteristiche.

Bodies.

Bodies. Moonage Pictures.

Dopotutto Bodies si basa su un incipit che per quanto possa sembrare inusuale, non è in realtà così originale. Non sono poche le serie che uniscono il thriller con la fantascienza, anzi sembra che negli ultimi anni in molte serie tv di vario genere l’ideale sia inserire un omicidio la cui indagine dà il ritmo anche a tutto il resto. Quel che bisognava fare per dare un pizzico di novità era, quindi, puntare ad altro. E Bodies ha scelto di cercare di creare personaggi particolari, sfaccettati, umani quanto strambi a cui è facile affezionarsi. Non riuscendoci, però, molto bene.

Una scrittura poco creativa – Bodies, la recensione

Sebbene la recitazione sia nella norma, la scrittura non si lascia mai veramente andare. Il mondo cinematografico è pieno di personaggi particolari che hanno trovato il favore del pubblico. Tra villain e dal cuore d’oro, da character con la moralità ambigua a personaggi secondari che hanno conquistato il cuore di molti tutti hanno una cosa in comune alle spalle: una scrittura audace che misceli l’umanità con caratteristiche che non si trovano nella vita di tutti i giorni.

Bodies.

Bodies. Moonage Pictures.

Bodies non è abbastanza audace da fare il passo decisivo e dare a tutti e quattro i detective delle peculiarità memorabili. Sono in particolare i personaggi femminili ad essere le più dimenticabili, incastrate nel ruolo stereotipato della donna forte e imperturbabile. A Whiteman e a Hillinghead sono riservati momenti più intriganti, caratteristiche più originali complice il fatto che entrambi vivono in epoche passate con cui la regia si può prendere più libertà artistica. Dall’epoca vittoriana si passa a un futuro distopico e pessimistico che uccide sul nascere tutte le possibilità di creare una detective più particolare.

Conclusione – Bodies, la recensione

Senza protagonisti indimenticabili, quindi, Bodies rimane una serie intrigante e d’intrattenimento, ma che non colpisce nel segno come avrebbe potuto. Partendo già da una base poco originale, l’unica cosa che si sarebbe potuta fare è creare una struttura accattivante basata su una scrittura nettamente più creativa. Gli sceneggiatori di Bodies hanno, al contrario, messo il freno a mano e complice anche l’uscita in blocco di tutti gli episodi, è difficile affezionarsi al mondo creato e men che meno ai detective e alle loro vite, ai loro intrecci e al modo in cui sono connessi grazie alla morte di un perfetto sconosciuto.

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Bodies

Voto - 7

7

Lati positivi

  • L'incipit non è dei più originali, ma è comunque intrigante
  • L'estetica che caratterizza le diverse epoche

Lati negativi

  • La scrittura non spicca di creatività

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