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BoJack Horseman 6: la recensione della seconda parte dell’ultima stagione

Ecco la recensione dell'imperdibile ultima parte della sesta stagione della serie Netflix

Nella prima parte della stagione le caratteristiche della serie Netflix sono state rispettate in pieno. Lo sguardo cinico sul mondo; la trattazione di temi importanti come la depressione, l’alcolismo, l’abuso di droghe, la disperazione; l’ironia che si trasforma in sarcasmo tagliente contro un mondo, quello di Hollywoo(B), che oltre la patina d’oro dei gala e delle premiazioni si rivela marcio e corrotto. In questo articolo la nostra recensione di BoJack Horseman 6, parte seconda.

BoJack Horseman, nel corso degli anni, ha saputo raccontare tutto questo e molto altro. I suoi personaggi, ordinari ma mai banali, hanno saputo descrivere le forze e le debolezze di tutti noi, facendoci immergere in una storia che è immediatamente diventata la nostra. E questa seconda parte della sesta stagione non delude le aspettative, ma anzi le alimenta e rende loro giustizia, con otto episodi capaci ancora di regalarci emozioni indescrivibili. Seppure con qualche vacillamento, fisiologico per una serie che ha sorpreso sempre di più di stagione in stagione, BoJack Horseman si conclude lasciando un sapore dolceamaro nei fini palati dei suoi spettatori.

Indice:

BoJack Horseman 6, la recensione della seconda parte

 

bojack horseman recensione stagione sei parte due

… dove eravamo rimasti?

Abbiamo lasciato, alla fine dell’ottavo episodio, i personaggi della serie in uno stato di crisi. BoJack, dopo una difficile riabilitazione impostagli da Diane, cerca di riprendere in mano la sua vita da sobrio, non senza importanti ostacoli davanti a sé. Princess Carolyn, dopo l’ennesimo avanzamento di carriera, non riesce a trovare il tempo da dedicare a Ruthie, la sua tanto agognata figlia adottiva. Mr. Peanutbutter si trova invece in una situazione sentimentale molto complicata con la sua nuova fidanzata Pickels, dopo averla tradita con Diane. Todd, dopo aver chiuso l’attività con il suo socio Mr. Peanutbutter, deve capire una volta per tutte in che direzione muoversi, nella speranza di far sentire sua madre orgogliosa di lui. Diane, infine, nonostante il grande sostegno di Guy, il suo nuovo ragazzo, non riesce a scrivere la sua autobiografia, per colpa della depressione.

In questa ultima parte di stagione alcune di queste linee narrative vengono sviluppate con un esito conclusivo, mentre altre, per mancanza di spazio o di idee, sono lasciate un po’ a se stesse. Tutti gli episodi, però, sono caratterizzati da un tono cupo, quasi noir. Ciò che costruisce la trama di questa stagione (ma in realtà dell’intera serie) sono gli eventi e le situazioni che colpiscono i personaggi, trascinati avanti e indietro dal gioco della vita. Molti di loro trovano quella che potrebbe essere definita serenità, sempre minata dai casi della vita ma per altri il libro rimane aperto, in attesa di un finale che viene lasciato alla nostra immaginazione. Un finale socchiuso, più che aperto, che però non tradisce le aspettative di una serie monumentale.

I personaggi

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Questa ultima parte tiene fede al carattere corale della serie. BoJack, anche se effettivamente più protagonista, non oscura la forte personalità degli altri personaggi, che emerge in una serie di sviluppi inaspettati. La depressione di Diane la rende ancora più vulnerabile e manda in frantumi la determinazione che l’ha sempre contraddistinta. Le difficoltà nello scrivere la sua autobiografia aumentano, e la sua disperazione è resa perfettamente da tecniche grafiche che servono a raccontare il suo passato e i progressi del libro. Sono presenti, in questi intermezzi, anche frasi come “questo lo sistemo dopo”, per renderci partecipi non solo della sua vita ma anche di alcuni trucchi del mestiere.

Ciò che noi vediamo è un viaggio dentro la sua testa, raccontato in modo eccellente sia dal punto di vista grafico che narrativo. Attraverso Diane sono esplicitati inoltre i meccanismi dello showbusiness e viene posto l’accento su un tema molto attuale, come quello del futuro dell’ambiente. Se per la ragazza viene dedicato moltissimo tempo, per gli altri la situazione cambia. Le vicende di Princess Carolyne e di Todd, per esempio, nonostante un chiaro sviluppo, sono sempre funzionali ad altri eventi o ad altri personaggi, in un meccanismo narrativo che prevede continui intramezzi tra le storie dei protagonisti.

Stesso discorso per Mr. Peanutbutter, il quale continua a stare stretto all’interno della sua relazione, che è diventata a tutti gli effetti un triangolo amoroso. BoJack cerca sempre di migliorarsi, ma ciò implica un confronto con se stesso che non sempre si conclude positivamente. Hollyhock, per esempio, continua a evitarlo, non negandogli però una seconda possibilità. Deve inoltre finalmente uscire allo scoperto e confessare al mondo i suoi lati peggiori, pressato da due reporter che non gli lasciano scampo, con delle conseguenze personali e professionali non indifferenti.

La struttura narrativa – BoJack Horseman 6, la recensione della seconda parte

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Quest’ultima stagione, per quanto sicuramente più cupa e riflessiva rispetto alle altre, non si priva di una preziosissima ironia caustica, che colpisce singoli o collettività. Non passano sicuramente in secondo piano, infatti, le geniali battute su celebrità ma anche sul mondo universitario, sulla scienza, sulla società moralista e sulle grandi falle della giustizia americana. Il sarcasmo è la causa primaria di un successo meritato, una chiave di lettura indispensabile per questa serie superba. Non mancano inoltre i soliti giochi di parole, brillantemente tradotti in italiano ma imprescindibili in lingua originale, che regalano alla narrazione un carattere colto e letterario. Sono presenti inoltre dei meccanismi narrativi splendidi, come quello classico della porta aperta, metafora di una scelta importante o dell’appartenenza a due mondi. È molto usato, per esempio, nel penultimo episodio, dal titolo “Il panorama a metà strada”, forse il migliore dell’intera serie.

Un altro meccanismo molto funzionale è quello delle interviste: BoJack viene chiamato a difendersi dalle accuse mediatiche rivolte contro di lui attraverso un’intervista risolutoria, che può però rivelarsi in un’arma a doppio taglio. L’intervista, perfettamente coerente con la trama, parla in realtà di noi e della nostra società. Sono infatti chiare le accuse rivolte a BoJack: maschilismo, misoginia, abuso di potere. Accuse che sono comuni oggi, come testimoniano i numerosi movimenti femministi (il #metoo in prima fila) in rivolta contro una società, a loro dire, patriarcale e che odia le donne. Il ritmo, inoltre, oltre che dalle già menzionate porte aperte e chiuse, viene dato anche dal continuo squillare dei telefoni, presagio di un plot point o di un nuovo evento in arrivo. Meccanismo narrativo che abbiamo già incontrato nelle stagioni precedenti, esplicitato soprattutto da BoJack e Princess Carolyn.

Bojack Horseman 6, la recensione della seconda parte – Tecnica e conclusioni

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La vita di BoJack è una continua altalena. Per quanto si sforzi di migliorare, le situazioni della vita lo fanno precipitare sempre più. Quest’atmosfera di confusione e disperazione è resa benissimo non soltanto dalla sopracitata tecnica grafica minimale, utilizzata per tradurre su schermo la depressione di Diane, ma anche da un utilizzo perfetto della colonna sonora, fortemente connotativa. Le varie sonorità ci prendono per mano e ci accompagnano nel viaggio di BoJack e dei suoi amici e colleghi, ormai giunto al termine. Lo sguardo al passato, ai propri errori ai rimpianti è inevitabile e l’effetto è devastante. Guardare indietro fa male, anzi malissimo, ma a volte arriva il momento in cui farlo diventa davvero necessario, quasi una questione di vita o di morte. Ma BoJack Horseman, nonostante l’atmosfera nostalgica e i temi spinosi trattati, ha una linea chiara e inequivocabile: la contrarietà al suicidio.

L’invito a vivere è forte, pressante, continuo. La morale è chiara: per quanto la vita possa essere difficile, varrà sempre la pena viverla. Sempre e comunque. Il concetto è espresso benissimo da alcune frasi, soprattutto dell’episodio conclusivo della serie. Battute come “Quello che deve accadere accade prima o poi”; “Andrà come deve andare”; “Quel che è fatto è fatto” e “È stato bello finché è durato” raccontano perfettamente il carattere precario della vita, ma anche l’invito ad affidarsi ad essa, perché è e deve essere la nostra più cara amica. Ma lo scambio di battute tra BoJack e Diane, verso la fine della stagione, è l’emblema dell’intera serie, della morale ultima che gli sceneggiatori hanno voluto regalarci.

La vita fa schifo e poi si muore…” “Qualche volta… Qualche volta la vita fa schifo, ma continui a vivere.”

Bojack Horseman - Stagione 6 parte 2

Voto - 9

9

Lati positivi

  • Coerente con il resto della serie
  • Ironia e meccanismi narrativi eccellenti

Lati negativi

  • Alcune sottotrame lasciate a se stesse
  • Finale un po' sbrigativo

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