Bruised – Lottare per vivere: recensione del film Netflix di e con Halle Berry

Halle Berry esordisce alla regia con una storia di sport e rinascita

Sempre più attrici e attori negli ultimi anni stanno scegliendo di compiere il grande passo: spostarsi dietro la macchina da presa. Il desiderio di diventare regista ha contagiato moltissimi interpreti, che sono stati in grado di realizzare anche opere non convenzionali oppure narrativamente o visivamente intriganti. Un recente esordio registico interessante è ad esempio Due donne – Passing di Rebecca Hall, distribuito su Netflix. Sempre sulla piattaforma streaming è da poco uscito anche un altro esordio alla regia di un’attrice. Stiamo parlando di Halle Berry e il suo Bruised – Lottare per vivere, di cui vi presentiamo la recensione. A differenza di altri suoi “colleghi”, la Berry passa dietro la macchina da presa scegliendo la via più facile; porta sullo schermo una storia convenzionale (forse anche troppo), ma che non manca di coinvolgere emotivamente.

L’attrice si cala nei panni di una lottatrice di MMA, passata dal successo alla miseria, e narra una storia di caduta e rinascita personale e professionale. Uno schema narrativo decisamente classico in cui la Berry mette tutta se stessa: registicamente, recitativamente ma soprattutto fisicamente. Tra dramma familiare e film sportivo, Bruised è una pellicola cucita addosso ad Halle Berry, che costantemente vuole mettere in luce il talento dell’attrice. Sarà riuscita nell’impresa? La risposta è in parte; la pellicola infatti oscilla costantemente tra la mediocrità e la sufficienza, mancando di originalità ma brillando nel comparto recitativo. Approfondiamo però tutti gli aspetti dell’esordio registico di Halle Berry nella nostra recensione di Bruised, su Netflix dal 24 novembre.

Indice

Storia di una lottatrice di MMA – Bruised, la recensione

Jackie Justice (Halle Berry) era una lottatrice di MMA all’apice del successo. Dopo un record di vittorie, durante un incontro, un attacco di panico la fa fuggire dal ring. Questa umiliante sconfitta professionale e personale la fa cadere in declino nello sport ma anche nella vita. Anni dopo Jackie è ormai lontana dal ring e vive una vita povera segnata dall’abuso di alcol. Inoltre si ritrova intrappolata in una relazione tossica con il suo ex manager Desi (Adan Canto), un uomo violento. Un giorno tuttavia Jackie riesce a catturare l’attenzione di un altro manager, desideroso di riportarla al successo facendola partecipare a un importante incontro. Tornare in forma non sarà facile, ma Jackie trova l’aiuto dell’allenatrice Buddhakan (Sheila Atim); questa è dura e inflessibile, ma comprende a pieno i tormenti della protagonista.

Un altro evento inoltre irrompe nella vita di Jackie. All’improvviso infatti dovrà occuparsi di suo figlio Manny (Danny Boyd Jr.). Il bambino era stato lasciato da lei a suo padre, ma ora che quest’ultimo è morto sarà lei a doversene occupare. Manny però non parla ed è ancora segnato da un tragico evento. La sua improvvisa comparsa dona però a Jackie una nuova energia; la donna infatti inizia a mettere tutta se stessa in un percorso di riabilitazione fisico e anche sentimentale. Jackie cercherà anche di occuparsi del travagliato rapporto con sua madre (Adriane Lenox), anche lei figura segnata da pessime scelte di vita. Nella preparazione al grande incontro che dovrebbe riportarla in auge, Jackie così cercherà contemporaneamente di rimettere in sesto la sua vita non solo per sé ma anche per il piccolo Manny.

bruised recensione

Bruised. Entertainment 360, Thunder Road Pictures, Romulus Entertainment

Un film costruito ad personam – Bruised, la recensione

È innegabile che la forza di Bruised risieda nei visibili sforzi di Halle Berry di mostrarsi al meglio delle sue capacità. L’attrice, muovendosi anche in cabina di regia, prende una classicissima storia di sport e se la cuce addosso, costruendo una potente e convincente performance recitativa e anche fisica. La Berry dunque sorvola sulla scarsa originalità della storia; al tempo stesso dona anima e corpo nel dimostrare di essere ancora in grado di mettersi in gioco e di rialzarsi dopo diversi flop (uno su tutti Catwoman). Il pericolo di una recitazione sopra le righe in una storia come questa era possibile; l’attrice invece riesce a evitarlo dando una riuscita dimostrazione di talento. Con grande impegno comunica allo spettatore tutta la tragicità, l’energia e la forza del suo personaggio; un lavoro in cui si mette alla prova anche fisicamente con grandissimi sforzi.

Nel costruire Bruised su se stessa, Halle Berry adotta inoltre uno stile registico concentrato quasi unicamente sul personaggio di Jackie. Si insiste molto sul mostrare la sofferenza fisica ed emotiva della protagonista con numerosi primi e primissimi piani del suo volto provato e ferito. Questa tecnica finisce per essere un po’ troppo ridondante durante l’abbondante minutaggio del film (più di due ore); inoltre non aggiunge granché a una regia molto convenzionale. Non bastano nemmeno alcuni guizzi come le soggettive sfocate iniziali a rendere il lavoro registico qualcosa di buono o discreto. Pertanto l’impegno che Halle Berry mette nella performance recitativa non si ritrova dietro la macchina da presa. Nel realizzare Bruised come un film ad personam, la Berry dunque compie diversi passi falsi, accompagnata inoltre da una sceneggiatura deludente.

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Bruised. Entertainment 360, Thunder Road Pictures, Romulus Entertainment

I difetti – Bruised, la recensione

La sceneggiatura firmata da Michelle Rosenfarb è proprio il punto debole di Bruised. Lo script riprende lo schema canonico di tanti film sportivi in cui rientrano grandi classici come Rocky. Come al solito, la lotta (in questo caso la MMA e non il pugilato) è rappresentata come metafora dei tentativi della protagonista di rialzarsi dopo tante sconfitte avute nella vita. Nel riproporre questo genere di narrazione, si aggiorna semplicemente il tipo di sport in ballo; le arti marziali miste diventano veicolo utile per sottolineare quanto sia dolorosa e piena di ferite la caduta e la rinascita di Jackie Justice. Quindi a mancare fortemente in un film di questo tipo è l’originalità e pertanto tutto diventa estremamente prevedibile. Ogni step della narrazione è facilmente intuibile prima che accada, dal racconto dell’infanzia traumatica di Jackie alla nascita di una love story propedeutica a una completa rinascita.

Anche la durata del film rappresenta un punto debole di Bruisedi 130 minuti circa di durata sono fin troppi per una storia così prevedibile. Fortunatamente risultano sopportabili, dato che il film riesce a tenere viva il giusto l’attenzione dello spettatore, grazie a una corposa componente emotiva. Questa è fortemente presente nell’indagine dei legami di Jackie Justice con gli altri personaggi. Peccato però che questi ultimi appaiano spesso un po’ troppo stereotipati e poco approfonditi rispetto alla protagonista. Ciò deriva senz’altro da un focus eccessivamente concentrato sul personaggio principale e dalla metodologia utilizzata da Halle Berry. Poco convincente anche l’inserimento nella trama di sviluppi e tematiche fortemente attuali. Nuovamente ci si ritrova davanti a un politically correct, che a tavolino modifica la storia per renderla appetibile a un pubblico più vasto possibile. Un’operazione forzata e assolutamente non spontanea.

Un esordio non eccezionale

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Bruised. Entertainment 360, Thunder Road Pictures, Romulus Entertainment

Nonostante un certo talento recitativo, non tutti gli attori passati in cabina di regia hanno esordito con un lungometraggio convincente. In conclusione di questa recensione di Bruised, è proprio questo che si osserva anche per l’esordio alla regia di Halle Berry. Il film purtroppo non aggiunge alcuna innovazione a un tipo di storia cinematografica vista e rivista; si impegna perlopiù a riproporre tutti i momenti canonici di un canovaccio abusatissimo. Piccole novità derivano dalla MMA, che sottolinea il dolore della protagonista nel suo percorso di caduta e rinascita, e da elementi forzati dal politically correct. Bruised prosegue sulla sua strada linearmente, senza sorprese; fortunatamente non dimentica di coinvolgere lo spettatore con un lato drammatico tutto sommato potente. In questo sono fondamentali le interpretazioni del cast, a partire da Halle Berry. Bravissimi però anche Sheila Atim, Adriane Lenox e il piccolo Danny Boyd Jr.

Bruised funziona senz’altro come opera di propaganda del talento di Halle Berry; questa offre infatti un’ottima performance a tutto tondo, mettendo anima e corpo nel personaggio di Jackie Justice. Non basta questo però a salvare del tutto il film; mantenendo costantemente puntata l’attenzione sulla protagonista, tutto ciò che la circonda finisce per essere trattato superficialmente. E anche la regia della Berry sottolinea questo errore, soffermandosi fin troppo sulle ferite e il dolore visibile di Jackie. Bruised sarebbe potuto essere veramente un buon esordio registico della Berry, visto il grande impegno recitativo dell’attrice; sarebbe bastata solo qualche innovazione in più a livello narrativo e una maggiore cura nel comparto tecnico. Anche il lato sportivo della vicenda sarebbe potuto essere più incisivo. I momenti più coinvolgenti e caratteristici sono infatti relegati perlopiù al lungo ed emozionante combattimento finale.

Bruised - Lottare per vivere

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • L'interpretazione di Halle Berry, che dà piena dimostrazione del suo talento
  • Il film coinvolge nella sua componente drammatica

Lati negativi

  • Sceneggiatura deludente e scarsa originalità
  • La regia di Halle Berry è appena sufficiente
  • Una durata eccessiva per una storia prevedibile

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