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City of God – La città di Dio (Recensione)



City of God è un film brasiliano diretto da Fernando Meirelles e Katia Lund, uscito nel 2002. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, questo semi – documentario descrive la difficile situazione delle favelas brasiliane, mettendone in mostra il crimine straripante e alla portata di tutti, soprattutto dei bambini.

Ecco a voi la recensione di City of God – La città di Dio

Violência

city of god - recensione

La storia ruota tutta su un perno solido e inamovibile: la violenza. City of God è un film che traumatizza lo stomaco, non tanto per le scene macabre o altamente impressionanti  presenti in altri film, ma per la crudezza del concetto stesso di violenza che nella Città di Dio non si fa scrupoli a mostrarsi in tutto il suo squallore. Ciò che rende la storia straziante ed incredibile è la presenza di sentimenti violenti tra i bambini che vedono nella criminalità l’unica “professione” auspicabile per il loro futuro.

Il film, infatti, si apre negli anni 60 e presenta sin da subito i ragazzini, abitanti della Cidade de Deus (favela di Rio de Janeiro), di cui si parlerà lungo tutta la pellicola. Buscapé, che è il narratore in prima persona della storia, è l’unico bambino cui la criminalità non interessa: da grande vorrebbe fare il fotografo. Dadinho, poi diventato Ze Pequeno, aspira invece a diventare il boss della favela. La storia va avanti fino alla fine degli anni 70, quando i bambini sono diventati maggiorenni, introducendo a mano a mano molti personaggi, tutti coinvolti in qualche tipo di crimine: dal narcotraffico agli omicidi domestici.

Destino

city of god - recensione

Le vicende coinvolgono emotivamente lo spettatore, che non può fare a meno di rimanere scosso dalla facilità con cui viene tolta la vita a dei ragazzini. Sebbene la storia sia tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore brasiliano Paulo Lins, a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti, è bene ricordare che la “Città di Dio” è un’opera filosofica di sant’ Agostino.

In questo scritto Agostino oppone alla “città terrena” la “città di Dio”.  La prima indica l’insieme degli uomini che hanno deciso di vivere nella sete di potere disprezzando Dio, la seconda l’insieme degli uomini che vivono secondo le leggi di Dio spingendosi fino al disprezzo di sé stessi. La favela interseca i due mondi, unendo la sete di potere al disprezzo della vita umana.

Una realtà che appare molto distante da noi. Solo Buscapé sembra capace di avvicinarci, con la sua più stretta somiglianza allo spettatore e ai suoi ideali, a questo mondo e a renderci più empatici, aumentando il coinvolgimento emotivo. Buscapé è quindi l’unico aspirante ad una vita diversa, che va contro ad ogni logica della favela in cui si è predestinati ad essere immischiati nel mondo criminale. Un “miracolo“, dunque. Ma nella città di Dio, i miracoli sono ammessi.

Conclusões

city of god - recensione

City of God è un capolavoro, un film assolutamente da recuperare non solo per la storia ma per l’eccellente lavoro tecnico che sta dietro di essa. La sceneggiatura, divisa in capitoli, presenta escamotage veramente ingegnosi.

Quando, seguendo la storia di uno dei personaggi, ci si imbatte in una scena topica, ecco che si ritorna indietro per raccontare la storia di un altro personaggio fino ad arrivare nuovamente alla stessa scena di prima ma girata secondo il punto di vista del nuovo personaggio. Flashback, colpi di scena mozzafiato, bivi e ritmo elevato sono altri elementi che concorrono per tenere alta la tensione. Inoltre la sceneggiatura si mostra molto coraggiosa, plasmando i bambini in efferati assassini.

Il montaggio è anch’esso incalzante. Il montaggio iniziale è da manuale del cinema: un insieme di suoni e immagini che messi insieme formano una composizione dal ritmo latino che infonde nello spettatore il caldo folklore brasiliano. La regia, a volte frastornante, usa tecniche tipiche del documentario, come l’utilizzo della telecamera in spalla. La fotografia riprende i colori polverosi delle favelas, cambiando filtri in base alle situazioni.

city of god - recensione

Gli attori non sono professionisti, ma la cosa non si nota assolutamente. Interpretazioni magistrali per quasi tutti i protagonisti, soprattutto nelle scene più drammatiche. In conclusione, City of God è un film che lascia il segno, mostrando una realtà abbandonata a sé stessa ma che lascia spazio a qualche “miracolo”.

 

 

 

 

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