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The Shape Of Water – Recensione del film di Guillermo Del Toro

Vincitore e nominato ai Golden Globes, The Shape Of Water,  è uno dei film più attesi del 2018. The Shape Of Water è stato il film più chiacchierato del 74a Festa Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il leone d’oro alla miglior regia.
Guillermo del Toro si è portato a casa altri molti premi come Golden Globes per miglior regia, miglior attrice (Sally Hawkins)  e potrebbe essere uno dei film nominati anche agli Oscar.

The Shape of Water, la  recensione del film di Guillermo Del Toro

shape of water

Con The Shape Of Water, Guillermo Del Toro è tornado a creare una fiaba macabra e grottesca costruita sul concetto del diverso e del “freak”.

Elisa è una donna muta che abita con il suo amico Giles (Richard Jenkins), omosessuale, e lavora come donna delle pulizie in un laboratorio governativo con una donna nera, Zelda (Octavia Spencer).
Le colleghe scopriranno che all’interno del laboratorio viene tenuto nascosto un anfibio umanoide, in cui Elisa troverà degli occhi in grado di vederla veramente come è. Il governo americano vuole sfruttare questa creatura a scopi militari, la studiano e  la torturano. Infine la protagonista con l’aiuto dei suoi amici cercheranno di salvarlo.

Riferimenti

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Del Toro con questa pellicola strizza l’occhio a diversi film che sono entrati a far parte della cultura pop, e alla cultura pop stessa. Come Il mostro della laguna nera, film di Jack Arnold del 1954. Il regista dimostra forte innamoramento verso il mostro che sembra essere stato pescato dal fiume dell’Amazzonia, nel film di Arnold, e rinchiuso nel  laboratorio di Baltimora di Del Toro.
In generale prende ispirazione da una serie di film B-Movies anni 50-60 abitati da mostri.
Nella protagonista Elisa (Sally Hawkins), inoltre, si ritrova facilmente il personaggio di Amelie di “Il Favoloso mondo di Amelie”. Nei  “diversi” e innocenti che si riuniranno per salvare il mostro risiede poi l’eredità cinematografica lasciata da Spielberg con E.T

Anni ’60 e pop culture

Il film è ambientato nel 1962. Gli anni anni 60 sono gli anni della pop art, della fotografia e della pubblicità. Elementi quindi appartenenti all’immaginario di questi anni che riempie gli spazi della città con insegne, manifesti e disegni che tappezzano lo studio di Giles, amico di Elisa, ormai considerati obsoleti e non accattivanti dalla sua compagnia pubblicitaria.
Abbiamo poi un altro simbolo dell’America di questi anni: la Cadillac. Automobile simbolo elitario del bianco di potere, guidata dal colonnello Strickland (Michael Shannon) e capofamiglia.

Fotografia & Colori

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Gli spazi, soprattutto interni, sono pochi e si possono distinguere tra quelli del laboratorio con quelli delle dimore dei protagonisti, soprattutto dal colore.
Viene fotografata, per esempio, dall’interno della loro casa, una famiglia elitaria bianca con colori patinati che ricordano campagne pubblicitarie dei cereali.
Nella casa di Elisa invece sono preponderanti  colori caldi,  un arredamento disordinato, luce e ombre che ricordano ancora una volta la fiabesca atmosfera di Amelie. Ciò che non manca mai, è il verde.

Soprattutto nel Laboratorio c’è questo colore che richiama l’acqua salmastra in cui la creatura è immersa. Pian piano la verdastra acqua strariperà al di fuori del laboratorio per raggiungere la città con i suo cartelloni pubblicitari, case e le automobili.  Quando il mostro verrà liberato dalle sue catene, come King Kong,  l’acqua inonderà la città e ogni fotogramma del film sarà intriso di essa.

Natura selvaggia

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Come in King Kong di C. Cooper, The Shape of Water è  una pellicola in cui la natura selvaggia, inclusi gli istinti umani non hanno controllo. Come la sessualità  che non è un taboo, persino una creatura non umana, una sorda e un omosessuale hanno istinti sessuali. Il convenzionalmente non naturale si afferma come forza che travolge e spazza via ciò che naturale non è: la repressione. Represso infatti sembra essere il Comandante del laboratorio che studia come aumentare la propria stima, segno probabilmente di inadeguatezza. Egli opprime la selvaggia natura della creatura e ripugna Zelda e Elisa. Il suo corpo sembra rigettare tutto ciò che è incontaminato o non puro, perfino le sue dita strappategli via dalla creatura vengono rigettate dal suo stesso organismo.

 Conclusioni

In generale The Shape Of Water è il film che ritorna a fare i conti con una serie di opere di Del toro che raccontano attraverso un punto di vista apparentemente disilluso e semplicistico la realtà. Come il Labirinto del Fauno che racchiude in sé il dramma dell’innocente e della rivincita dell’outcast.
Del Toro anche con il suo ultimo lavoro dimostra una sofisticata scelta nella scenografia e nella fotografia che viene esplorata attraverso una regia inevitabilmente fluida e armoniosa per un film come questo, in qui l’acqua è l’elemento fondamentale. Acqua che diventa collegamento tra sequenze, grazie ad un montaggio intelligente e ironico, e tra diverse dimensioni come il sogno, l’immaginazione e il reale.

The Shape Of Water sarà nelle sale il 15 febbraio. Da non perdere!

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Rating - 8

8

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